La Via Crucis del Via Crucis Diocesana di Napoli, presieduta dal Cardinale Crescenzio Sepe, quest’anno fa tappa nel Centro storico di Napoli con partenza dal Sagrato del Duomo attraversa via Duomo, via Settembrini, via San Giovanni a Carbonara per concludersi nella Parrocchia di Santa Caterina a Formiello a Porta Capuana. L’appuntamento è per venerdì santo alle ore 20 con partenza dal Duomo di Napoli.

Sono molto significativi i luoghi religiosi che raggiunge: la trecentesca San Giovanni a Carbonara e la cinquecentesca Santa Caterina a Formiello. Due chiese simbolo di Napoli sia per la loro storia religiosa che artistica. Sono, infatti, simbolo di due epoche importantissime per Napoli .

San Giovanni Carbonara – La monumentale scalinata di Ferdinando San felice, a pianta ellittica che risale al 1707, è una meraviglia che varrebbe da sola la visita, nella chiesa dedicata al Battista, San Giovanni a Carbonara. A seguire, l’interno del monumento religioso è un susseguirsi di ricchezze artistiche ed architettoniche che ci riportano indietro nei secoli in un periodo storico molto complesso ed affascinante. Nel 1339, il nobile napoletano, Gualtiero Galeota, donò all’abate di un piccolo convento degli agostiniani, fra’ Dionigi del Borgo, in una zona situata all’epoca fuori le mura della città e chiamata Carboneto, alcune case, un orto e successivamente due giardini per far edificare un convento ed una chiesa dedicata a San Giovanni Battista. Nel libro, La storia di Napoli dalle origini ai nostri giorni, Vittorio Gleijeses scrive che il Battista era il patrono della nobile famiglia e che il 22 dicembre 1342 fu posta la prima pietra. Successivamente, il re Ladislao Durazzo, figlio di Carlo III e di Margherita Durazzo, fece ricostruire ed ampliare la chiesa secondo il gusto dell’epoca, definito proto-quattrocentesco. Il re Ladislao volle fortemente gli interventi di ampliamento della chiesa. La lontananza da Napoli, a causa di diatribe politiche con l’antagonista, Luigi II d’Angiò, non gli impedì di far realizzare il progetto, dove nel 1428 la sorella, la regina Giovanna II, fece realizzare il grandioso monumento sepolcrale dedicato al fratello e che ancora oggi si ammira.. La struttura a croce latina ed a unica navata è composta di diverse e monumentali cappelle realizzate in epoche diverse. Così la cappella di Santa Monica, la Cappella Caracciolo del Sole e la Cappella Caracciolo di Vico.

Santa Caterina a Formiello – Fu voluta dalla nobile famiglia dei Piscicelli del Sedile Formello, e fu fatta costruire nel prima parte del ‘500, in segno di devozione per S. Caterina di Alessandria o della Ruota, nome quest’ultimo attribuitole per il martirio che le fu imposto da Massenzio, il 25 novembre dell’anno 305 ad Alessandria d’Egitto. Si narra che, il supplizio impostole per giustiziarla, mediante due ruote unghiate, non andasse a buon fine perché esse si spezzarono colpendo gli esecutori dell’ordine di uccisione e così Caterina fu prodigiosamente liberata e successivamente ammazzata in modo diverso. A Napoli, il culto per la vergine martire, che è la patrona dei filosofi, dei teologi e degli universitari, si diffuse sin da subito. Una testimonianza considerevole e tra le più antiche esistenti in Italia è il suo ritratto che si ritrova nelle Catacombe di S. Gennaro a Napoli e risalente all’ottavo secolo. La chiesa fu realizzata su disegno dell’architetto Romolo Balsimelli, discepolo del Brunelleschi ed ha ricevuto l’appellativo di Formello o Formiello, perché fu edificata nei pressi di un canale d’acqua il Formale che riforniva i molini privati della zona e la fontana del Formello, fatta costruire dalla regina Giovanna I, che nei secoli subì una serie di trasformazioni ed oggi è esposta addossata ad un lato delle mura di Castel Capuano. La struttura, a croce latina ed a navata unica dove si aprono molteplici cappelle, ha subito cambiamenti nel XVII. Molto bello l’affresco della volta di Luigi Garzi e da ammirare anche il pulpito ed il pavimento di Francesco Antonio Landolfi che utilizzò varie lastre sepolcrali cinquecentesche. Nel complesso vi era una importante biblioteca, i cui libri furono trafugati in Francia dal generale Championnet nel 1799.

La chiesa e’ parte di un complesso che nel tempo ha avuto diverse destinazioni. Due ‘cupole’ una del cinquecento, simbolo della chiesa di Santa Caterina a Formiello, l’altra ottocentesca, simbolo della fabbrica borbonica, un Lanificio, poi saponificio, garage, falegnameria, all’interno del chiostro del complesso. Due luoghi un tempo unici, a cui la storia degli uomini ha attribuito destinazioni diverse. Mentre la chiesa continua ad essere luogo di culto,  nel chiostro ed in alcuni locali annessi, proprietà di privati, si sta realizzando un progetto di riqualificazione urbanistica, edilizia ed artistica che punta a farne diventare un centro di arte declinato nella direzione degli artigiani. Da queste premesse nasce il progetto Made in Cloister promosso da Davide de Blasio, Antonio G. Martiniello e Rosa Alba Impronta. Il progetto è partito dal recupero del Chiostro con l’obbiettivo di valorizzare un pezzo del patrimonio culturale della città, ponendolo al centro di un progetto di rinascita delle attività artigianali.

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