La verità sul vaccino anti-papillomavirus

Dal mese di febbraio 2017 è disponibile anche in Italia un nuovo vaccino anti-papilloma virus umano (HPV) che protegge contro 9 ceppi del virus, il Gardasil 9. L’infezione da HPV è la più frequente di quelle sessualmente trasmesse, e l’assenza di sintomi ne favorisce subdolamente la diffusione. Il virus peraltro si trasmette anche per contatti non sessuali, esempio saliva, quindi il preservativo non basta a proteggersene. Il virus HPV è responsabile di diverse patologie:

– tumore della cervice uterina (carcinoma cervicale o cervicocarcinoma): il vaccino anti-HPV rappresenta un’arma di prevenzione primaria del carcinoma del collo dell’utero, che è il secondo tumore maligno della donna dopo quello del seno, con circa 3500 nuovi casi e oltre 1500 morti ogni anno solo in Italia, e 34.700 casi ogni anno in Europa, dove si stima ogni giorno uccida 35 donne;

– tumore della vulva e della vagina: in Europa ogni anno, l’HPV è responsabile di, 1800 casi di cancro della vulva e di 1500 di cancro vaginale;

– tumore dell’ano: HPV causa quasi tutti i cancri dell’ano (6400 casi all’anno in Europa);

– tumore del pene: l’HPV causa circa la metà delle neoplasie intraepiteliali del pene, tumori che riguardano soprattutto i maschi tra i 50 e i 70 anni e sono associati ad un alto tasso di mortalità;

– alcuni tumori di testa e collo (oro- faringe);

– lesioni condilomatose floride anogenitali: lo sviluppo del condiloma è risultato frequentemente associato ad HPV di tipo 6 e 11 (circa il 96-100% dei casi) e l’incidenza è legata alla precoce età di inizio dell’attività sessuale, e al numero di partner sessuali. In Italia ogni anno ci sono circa 80.000 casi di condilomi genitali e in Europa 760mila;

– Lesioni precancerose: in Italia circa 12.000 lesioni anogenitali di alto grado e 342mila in Europa sono attribuite ad HPV.

Globalmente, solo in Italia, si stima che ogni anno HPV sia responsabile di circa 6.500 nuovi casi di tumori in entrambi i sessi.

HPV è un virus molto diffuso e quasi tutte le persone sessualmente attive lo contraggono: il 60-90% delle infezioni si risolve tuttavia entro 1-2 anni dal contagio. Normalmente, infatti, le difese immunitarie locali dell’ospite sono capaci di circoscrivere l’infezione e indurre mediamente in 8-14 mesi l’eliminazione spontanea del virus. In alcuni casi, tuttavia, l’organismo non riesce ad eliminare il virus, specie i sottotipi ad alto rischio e a potenziale oncogeno, che riescono a persistere nelle cellule squamose e ad integrarsi nel genoma, innescando il meccanismo della trasformazione tumorale. Nell’arco di circa 5 anni dall’infezione in questi casi possono svilupparsi lesioni precancerose che possono progredire in tumori anche a distanza di 20-40 anni.

I vaccini anti HPV sono sicuri ed efficaci. La loro sicurezza è stata di recente oggetto di accese polemiche in Italia a seguito alla messa in onda della trasmissione ‘Report’ di Rai3, in cui si è sostenuto impropriamente che gli effetti collaterali, attribuibili all’adiuvante chimico e ad altri potenziali contaminanti metallici, superano gli effetti benefici. Questa ipotesi è stata immediatamente smentita da vari enti e associazioni medico-scientifiche, tra cui la Società Italiana di Virologia, il cui presidente Giorgio Palù ha tuonato: “grave atto di disinformazione, gli effetti collaterali sono esclusi da ricerche approfondite e da studi effettuati su centinaia di migliaia di pazienti”, mentre il virologo Roberto Burioni sulla sua pagina Facebook ha aggiunto: “diffondere la paura raccontando bugie tramite tv è un atto grave e intollerabile. È abusare in maniera perversa della libertà di opinione. È come gridare ‘c’è una bomba’ in uno stadio affollato per vedere la gente che fuggendo calpesta i bambini”. Sul tema è intervenuto anche il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: “il vaccino contro il Papilloma virus è il primo vaccino contro il cancro che l’uomo è riuscito a produrre. Un vaccino sicuro e di grande efficacia, a differenza di quanto è stato fatto affermare sulla tv pubblica, senza alcun contraddittorio. Report ha dato spazio a teorie prive di base scientifica, instillando timore nei confronti di una pratica sicura, efficace e in grado di salvare migliaia di donne da un cancro aggressivo e spesso mortale”. La recente pubblicazione, da parte dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), del rapporto sulle presunte reazioni avverse dopo le vaccinazioni, conferma che, per quanto concerne i vaccini anti HPV, nella quasi totalità dei casi sono stati riscontrati effetti collaterali solo passeggeri e di lieve e modesta entità. Ad oggi, il vaccino è utilizzato in 132 paesi ed oltre 208 milioni di dosi sono state distribuite in tutto il mondo per oltre 65 programmi di immunizzazione. Anche sul versante dell’efficacia i vaccini anti HPV hanno dimostrato un valido profilo: efficacia clinica di quasi il 100% nel ridurre le lesioni pre- cancerose del collo dell’utero (CIN3) causate da HPV 16 e 18, responsabili di circa il 70% dei casi di cervicocarcinoma invasivo. È stata altresì dimostrata l’efficacia dei vaccini nel ridurre l’incidenza di lesioni precancerose a carico di altri organi, quali vulva, ano e vagina. Con il nuovo vaccino 9-valente si arriverà a un’efficacia superiore al 90% nei confronti dei tumori del collo dell’utero e altri tipi di cancri HPV correlati, come quelli anale, della vulva e della vagina.

La vaccinazione è raccomandata a tutti gli adolescenti prima dell’esposizione sessuale. In Italia, finora è stata offerta attivamente e gratuitamente a tutte le dodicenni (11 anni compiuti) dal 2007-2008. Il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-19 ha inserito invece la vaccinazione anti HPV nel calendario vaccinale per tutti gli adolescenti di sesso femminile e maschile, da effettuarsi nel corso del 12° anno di età. L’indicazione di vaccinare entrambi i sessi, oltre a proteggere direttamente anche i maschi dalle gravi patologie da HPV, garantisce la possibilità di interrompere la trasmissione del virus nella popolazione grazie all’effetto-gregge, che protegge anche chi non è vaccinato, stroncando la circolazione del virus tra i soggetti suscettibili.

La massima efficacia si ottiene se si fa il vaccino prima di essere infettati dai tipi di HPV che contiene, cosa che avviene precocemente dopo l’inizio dell’attività sessuale, per questo è meglio farlo prima di iniziarla. Infatti il vaccino previene l’infezione, ma non la cura se già c’è.

Effettuare il vaccino non esime dallo screening citologico di massa del cancro della cervice col pap-test (dopo i 24 anni nelle donne sessualmente attive). Purtroppo per gli altri tumori causati da HPV non si dispone di un test per la diagnosi precoce.

Il raggiungimento e il mantenimento nel tempo di un’adeguata copertura vaccinale sono fondamentali per l’efficacia di un programma di vaccinazione attivo. La percentuale di copertura auspicata dal Ministero nel 2007 (95% delle coorti attivamente chiamate) è ben lungi dall’essere stata raggiunta. Il tasso di copertura nazionale delle dodicenni, assestatosi negli ultimi anni intorno al 70%, è recentemente calato a meno del 60%. I dati delle coperture vaccinali al 31 dicembre 2015 diffusi dal Ministero Salute mostrano inoltre ampia diversità regionale. La Campania è tra le ultime regioni in Italia nella prevenzione contro HPV, in parte per un’offerta ancora troppo scarsa sul territorio, ma in parte anche per una chiusura culturale che vede il tema come un tabù.

Urge un impegno collettivo di classe politica, sanitari, mass-media per dissipare le incertezze dell’opinione pubblica e sfruttare al meglio la grossa opportunità di prevenzione offerta da questo vaccino. Secondo la recente ricerca Censis “Chi ha paura del Papillomavirus”, il vaccino è stato sconsigliato, anche dai sanitari, al 34,4% dei gentitori. Sempre in questo rapporto emerge un livello di conoscenza dei genitori italiani su HPV e sulla vaccinazione non ancora adeguato. L’85,1% dei genitori afferma di sapere cosa sia il Papillomavirus, ma tra i papà la quota si abbassa al 75,9%. L’87,4% dei genitori (il 91,6% delle donne) sa che alcuni ceppi di HPV sono responsabili del tumore al collo dell’utero, ma solo il 47,2% sa che possono causare diversi altri tumori anche nell’uomo. E solo il 34,4% delle mamme è consapevole che HPV può causare i condilomi genitali. Tra gli aspetti che hanno suscitato resistenza alla vaccinazione, la motivazione più citata (21%) è il fatto che la vaccinazione non elimina la necessità di ricorrere al Pap test. Il 19,7% pensa che non sia il caso di vaccinare un dodicenne per una malattia sessualmente trasmissibile perché ancora troppo giovani. Il 17,8% non si fida del vaccino perché ha sentito che può provocare effetti collaterali. Per il 16,2% costituisce elemento di disinteresse il fatto che la vaccinazione non sia obbligatoria e gratuita per i ragazzi di tutte le età. Il 14% non ha fiducia nelle vaccinazioni come strategia di prevenzione.

A proposito del recente decreto sull’obbligo vaccinale per dodici vaccini, tra cui non è compreso quello per HPV, il cui Presidente della SIMA, Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza, dottoressa Gabriella Pozzobon, ha dichiarato: “La nostra Società auspica che in un breve futuro si possa raggiungere una massima diffusione anche per la vaccinazione contro il Papillomavirus Umano, consentendo, con la vaccinazione anche nei soggetti di sesso maschile, una più ampia protezione dalle lesioni (maligne e non) che tale infezione a trasmissione sessuale è capace di produrre”.

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