Vaccini, tutto quello che c’è da sapere sul decreto dell’obbligo.

Con la firma del Capo dello Stato Sergio Mattarella, e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 7 giugno, è definitivamente in vigore il decreto sull’obbligo dei vaccini da 0 a 16 anni, voluto dal Premier Paolo Gentiloni e dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, ed approvato dal Consiglio dei Ministri il 19 maggio scorso. Dodici i vaccini obbligatori, che saranno un requisito indispensabile per l’ammissione ai servizi educativi e alle scuole dell’infanzia, incluse quelle private (dunque per i bambini da 0 a 6 anni). Previste pesanti sanzioni per chi non vaccina i figli, fino alla segnalazione al Tribunale per i minori col rischio di perdere la patria potestà. I 12 vaccini, che saranno offerti gratuitamente, sono quelli contro polio, difterite, tetano, epatite B, che erano già obbligatori, più pertosse ed haemophilus influenzae tipo b (che di fatto già venivano praticati a tutti, essendo compresi nell’esavalente), meningococco B, meningococco C, morbillo, rosolia, parotite, varicella (le penultime tre, già venivano consigliate finora a tutti i bambini, nella trivalente MRP, cui ora si aggiungerà la varicella con vaccinazione quadrivalente). L’obbligo per le 12 vaccinazioni scatta per i nati dal 2017. Agli altri bambini invece devono essere somministrate le vaccinazioni contenute nel Calendario Vaccinale Nazionale relativo a ciascun anno di nascita. In pratica, per i nati dal 2001 al 2011 non rientrano nell’obbligatorietà meningite B, C e varicella, per i nati dal 2012 al 2016 è obbligatoria anche la meningite C, e solo per i nati dal 2017 anche meningite B e varicella, previsti nel nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019. Sono esonerati dall’obbligo i soggetti immunizzati per avere già contratto la malattia (comprovata dalla notifica effettuata dal medico) e i soggetti per i quali è accertato un rischio per la salute, attraverso certificato del medico (in questo caso i minori saranno inseriti a cura del Dirigente scolastico in classi nelle quali sono presenti solo minori vaccinati o immunizzati). I soggetti possono ritardare di sottoporsi a vaccinazione in caso si trovino in specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta, ad esempio, una malattia acuta. Il certificato vaccinale, o la documentazione per l’esonero o il differimento della vaccinazione, rilasciati dal medico di famiglia o dal pediatra di libera scelta, dovranno essere presentati all’atto di iscrizione a scuola. Per quest’anno il termine è fissato al 10 settembre 2017. Il genitore può anche autocertificare l’avvenuta vaccinazione, ma dovrà presentare il certificato o copia del libretto vaccinale entro il 10 luglio di ogni anno (10 marzo 2018 per l’anno accademico 2017/2018). La semplice presentazione alla Asl della richiesta di vaccinazione consente l’iscrizione a scuola, in attesa che l’ufficio sanitario provveda ad eseguire la vaccinazione (o ad iniziarne il ciclo, nel caso questo preveda più dosi) entro la fine dell’anno scolastico. Se il genitore non presenta la documentazione a scuola, ai bambini da 0 a 6 anni non sarà permesso frequentare gli asili nido e le scuole dell’infanzia, mentre nella fascia di età dai 6 ai 16 anni si potrà comunque accedere a scuola. In caso di violazione dell’obbligo vaccinale da parte dei genitori, sia nel caso di figli nella fascia di età 0-6 anni che 6-16 anni, il dirigente scolastico o il responsabile dei servizi educativi è tenuto a segnalare il caso alla Asl. La Asl contatterà allora i genitori/tutori per un appuntamento e un eventuale colloquio informativo, indicando le modalità e i tempi nei quali effettuare le vaccinazioni prescritte. Se i genitori/tutori non si presentano all’appuntamento, oppure, a seguito del colloquio informativo, non provvedano a far somministrare il vaccino al bambino, l’Asl contesta formalmente l’inadempimento dell’obbligo. Ai genitori e tutori segnalati dalla Asl per la mancata vaccinazione per i propri figli sarà applicata una sanzione amministrativa pecuniaria da 500 euro a 7.500 euro, proporzionata alla gravità dell’inadempimento (ad esempio, al numero di vaccinazioni omesse). Le sanzioni saranno comminate per ogni anno di mancata vaccinazione. Non incorrono in sanzione se provvedono a far somministrare al minore il vaccino o la prima dose del ciclo vaccinale nel termine indicato dalla Asl nell’atto di contestazione, a condizione che completino il ciclo vaccinale nel rispetto delle tempistiche stabilite dalla Asl. La Asl sarà chiamata anche a segnalare alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni l’inadempimento dell’obbligo vaccinale da parte dei genitori. A seguito della segnalazione, sarà il magistrato a valutare se sussistono i presupposti per l’eventuale apertura di un procedimento. A decorrere dall’1 giugno 2017, il Ministero della Salute avvia anche una campagna straordinaria di sensibilizzazione per la popolazione sull’importanza delle vaccinazioni per la tutela della salute, nell’ambito della quale, in concerto col Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca saranno promosse, dall’anno scolastico 2017/2018, iniziative di formazione del personale docente e di educazione degli studenti sui temi della prevenzione sanitaria e in particolare delle vaccinazioni, anche con il coinvolgimento dei genitori. Per chiarire tutti i dubbi, il Ministero della Salute ha attivato un numero verde, 1500, con in linea medici ed esperti del Ministero e dell’Istituto Superiore di Sanità, dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 16.

La scelta del decreto sull’obbligo vaccinale è sorto in esito al preoccupante e progressivo calo delle coperture vaccinali in Italia, indicativo di una minore adesione ai programmi in atto e una minore fiducia della popolazione nei confronti di questa arma di prevenzione. I dati appena resi noti dal Ministero della Salute circa le coperture vaccinali 2016, relativamente ai bambini di 24 mesi, 36 mesi, 5-6 anni e per la prima volta anche adolescenti di 16 e di 18 anni, confermano il trend a scendere sotto la soglia del 95%, considerata il minimo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per limitare la circolazione degli agenti combattuti dalle vaccinazioni nella collettività, ed ottenere la cosiddetta immunità di gregge (o di popolazione o heard immunity), che protegge indirettamente anche coloro che, per motivi di salute, non sono vaccinati. Per la poliomielite, difterite e tetano è immunizzato solo il 93% dei bambini, per morbillo, rosolia e parotite, meno dell’85%. Questo nonostante i molteplici sforzi per rendere la vaccinazione più accessibile e per riconquistare la fiducia della popolazione, anche attraverso interventi comunicativi con campagne locali e nazionali. La valutazione di questi dati ha spinto il Governo alla decisione di modificare completamente l’approccio alle strategie di offerta vaccinale, e a considerare il calo delle coperture una vera e propria emergenza da fronteggiare. L’epidemia di morbillo partita nei primi mesi del 2017, che ha causato più di 2700 casi con circa 1100 ricoveri, ha dato un segnale molto forte sull’impatto negativo delle basse coperture vaccinali. L’Oms ha confermato lo stato endemico per il morbillo in Italia, con un record di contagi tra gli operatori sanitari, e i bimbi al di sotto di un anno, troppo piccoli per essere vaccinati.  Inevitabilmente, la riduzione delle coperture vaccinali, se non arrestata, comporta un accumulo di soggetti suscettibili, elemento favorente il verificarsi di epidemie, anche di malattie non presenti in Italia, ma che potenzialmente potrebbero tornare, come la polio e la difterite.

Alcune importanti Società medico-scientifiche italiane (Siti-Società italiana di igiene, Sip-Società italiana di pediatria, Fimp-Federazione italiana medici pediatri, Fimmg-Federazione italiana medici di medicina generale , Simit-Società italiana di malattie infettive e tropicali , Simlii-Società italiana di medicina del lavoro e igiene industriale, Fism-Federazione delle Società medico-scientifiche italiane) hanno diramato un comunicato congiunto di plauso e sostegno all’’iniziativa del Ministro della Salute relativa all’obbligatorietà delle principali vaccinazioni pediatriche per l’iscrizione scolastica, chiedendo che lo stesso obbligo sia esteso a tutto il personale che lavora nelle scuole: “alla luce delle consolidate evidenze scientifiche che confermano come i vaccini vadano considerati fondamentali strumenti di prevenzione primaria nella lotta a numerose infezioni e malattie infettive di grande impatto sanitario, sociale ed economico per l’intera collettività, la strategia dell’obbligo vaccinale deve essere sostenuta nell’interesse non solo delle popolazioni destinatarie dell’intervento vaccinale ma dell’intera comunità, contribuendo così a ridurre il rischio di trasmissione di pericolosi agenti infettivi nel nostro Paese: il loro razionale utilizzo è mirato al fine di conseguire importanti risultati di sanità pubblica, quali il controllo e l’eliminazione e delle malattie per le quali sono stati disegnati”. Sulla stessa lunghezza d’onda la Sima, Società italiana di medicina dell’adolescenza, il cui Presidente, dottoressa Gabriella Pozzobon, aggiunge: “L’augurio è che la gratuità di tutte le dodici vaccinazioni, uguale per tutto l’ambito Nazionale, possa avere una ricaduta positiva per tutelare, non solo la salute dei nostri piccoli bambini, ma anche per i nostri adolescenti e gli adulti, grazie all’effetto dell’herd immunity. La nostra Società auspica, inoltre, che in un breve futuro si possa raggiungere una massima diffusione anche per la vaccinazione contro il Papillomavirus Umano (HPV), consentendo, con la vaccinazione anche nei soggetti di sesso maschile, una più ampia protezione dalle lesioni (maligne e non) che tale infezione a trasmissione sessuale è capace di produrre”.

Commenti

commenti