Totò amava mangiare, amava la buona tavola. I suo film sono ricchi di battute legate al cibo. La figlia Liliana de Curtis lo ha raccontato nel libro ‘Fegato qua, fegato là, fegato fritto e baccalà’ . A cinquant’anni dalla morte, 15 aprile 1967, ed in prossimità della Pasqua, che quest’anno ricade a ridosso dei cinquant’anni dalla morte di Totò riproponiamo dal libro della figlia, Liliana de Curtis, la ricetta della pastiera che Totò amava mangiare.

‘Le ricette di Totò ovvero quisquilie a pranzo e pinzellacchere a cena ‘Fegato qua, fegato là, fegato fritto e baccalà’  A cura di Liliana de Curtis e Matilde Amorosi.

Pastiera p.147

Una confenzione di pasta frolla, un chilo di ricotta, una scatola di grano cotto per la pastiera, dieci uova, otto cucchiai di zucchero, una tazzina di acqua di fiori di arancio, mezzo bicchiere di latte, una tazzina di zucchero a velo, sale.

Preparazione In un tegame unite il contenuto del barattolo di grano cotto e il latte e fate cuocere per una ventina di minuti mescolando bene. Togliete dal fuoco e lasciate raffreddare. Quindi aggiungete la ricotta, lo zucchero, l’acqua dei fiori di arancio, cinque uova intere e cinque tuorli, avendo cura di conservare gli albumi. Unite un pizzico di sale e mescolate in modo che gli elementi si amalgamino tra loro. Montate a neve tre dei cinnque albumi e uniteli delicatamente al composto. Imburrate adesso una teglia da forno a cermiera foderandola con la pasta frolla, lasciandone un terzo da parte per la decorazione, e riempitela con l’impasto. Livellate e infine, con quel che resta della pasta frolla, formate delle striscioline che disporrete sul dolce a forma di grata.

Infornate a 200 gradi e fate cuocere per quaranta minuti. Lasciate intiepidite la pastiera e spolverizzatela con lo zucchero a velo.

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