di Vincenzo Mollica

Totò genio

Totò fu un genio: inaccessibile per i tromboni e le trombette sbandieratori solenni di una cultura polverosa, accessibile ai cuori semplici che hanno amato con poesia la sua allegria e la sua malinconia. Totò non fu mai una maschera, ma fu ognuno di noi. Non fu mai una canzone,

fu una sinfonia. Non fu mai una poesia, fu un poema. Non fu mai un film, fu un’epopea. Non fu mai una commedia, fu il teatro. Non fu mai il particolare, fu sempre l’universale. Per questo ancora ci parla e noi lo ascoltiamo.

Il segreto del suo genio sta tutto in un suo breve detto: Io il pubblico so come farlo patire di piacere. Totò non aveva bisogno di un palcoscenico, perché lo aveva dentro di sé, incorporato.

Quando compariva era sempre teatro che si mescolava con la vita. Quando parlava la sua lingua totoista sapeva come farsi capire e intendere. Con la sua gestualità miracolosa poteva dare corpo a qualsiasi immaginazione ballasse nella sua testa. Il paradosso era la sua grammatica, la comicità la sua analisi logica.

Nella sua faccia accogliente, mutevole, vitale e insieme misterios a c’era l’essenza della sua  amata Napoli, così festosa e dolorosa da far perdere il fiato. Così maestosa da portare allegria e malinconia in ogni capillare dell’emozione. Totò incarnava in ogni istante e in ogni espressione la bellezza di una vita che vale la pena di essere vissuta: amata e tradita, desiderata e smarrita, ritrovata e infinita.

Federico Fellini una volta mi disse che un grande comico come Totò bisognava considerarlo un vero benefattore dell’umanità. Questa definizione è perfetta perché contiene anche il debito di gratitudine che noi abbiamo nei confronti di questo straordinario artista.

La filosofia di Totò nasceva dalla fame, la poesia dall’ inesauribile energia con cui sapeva reinventarsi nella vita. Miseria e nobiltà, vita e morte vivevano in lui come vasi comunicanti. Nei suoi versi cantati o recitati cercava pace, ma erano anche segni geroglifici di un mondo tutto da

decifrare. Questa mostra è un invito appassionato per abitare in quello che Totò è stato. Un viaggio di felicità in cui ci si può perdere e incontrare il dolore. Totò è stato omerico e stratosferico e la sua immortalità sta nel fatto che ha saputo vivere come se l’ultima faccia dell’uomo sulla terra fosse la sua. Senza la generosità e la passione di Alessandro Nicosia questa mostra non sarebbe mai nata. Senza la sapienza e le riflessioni preziose di Goffredo Fofi, che considero un Maestro, non sarei mai riuscito a guardare in faccia il vero Totò e ad applaudirlo fino all’ultimo respiro.

  • dal catalogo della mostra ‘Totò Genio’ a cura di Vincenzo Mollica, Alessandro Nicosia, prefazione Goffredo Fofi – Skirà

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