Trenta anni fa la donazione di 3280 monete di inestimabile valore numismatico dalla vedova di Giovanni Bovi al Museo “Gaetano Filangieri” di Napoli. La storia di Napoli dai Bizantini alla Zecca (chiusa nel 1866) con pezzi unici e rarissimi. In pratica il DNA economico artistico di una delle più grandi città del Mediterraneo. Alla fine degli anni ’80 l’esposizione di queste preziose monete in una delle sale annesse alla chiesa di San Severo al Pendino, adiacente al Museo “Gaeatano Filangieri”. Una sinergia tra museo e chiesa comunale che portò ad un finanziamento pubblico pari a circa 100 milioni di vecchie lire per l’acquisto di 36 bacheche blindate realizzate dalla ditta Stanzieri. Vetrine particolari che consentivano l’esposizione per interno delle monete fronte retro. Una chicca numismatica che ha attirato tantissimi visitatori.  Poi per vicissitudine successive la collezione non è stata più esposta nelle bacheche ‘Stanzieri’ e di fatto è venuto meno questo straordinario percorso del Museo civico partenopeo.-San Severo al Pendino. Ed ora secondo quanto denuncia Gaetano Bonelli, storico, appassionato e cultore di Storia napoletana: “le vetrine sarebbero state ‘distrutte’ nel tempo perché rotte o arrugginite ed ora a quanto mi risulta alienate. Come è possibile una cosa del genere? La vedova Bovi, che donò al Museo Filangieri la preziosa collezione, fu precisa nel lascito testamentario. Le monete dovevano essere esposte. Dovevano essere rese fruibili al pubblico. Invece questo non avviene più da tempo. Al contrario, si viene meno ad una precisa disposizione testamentaria e si smantella il sistema di vetrine che furono realizzate con fondi pubblici. Perché tutto ciò? Come è possibile che le vetrine molto particolari ed uniche nel loro genere, realizzate da una delle ditte storiche più importanti di Napoli, siano ora inservibili e soprattutto perché e chi ha consentito tutto ciò? La collezione Bovi è molto importante e straordinaria la sua esposizione sarebbe sicuramente motivo di attrazione per appassionati del settore. Quest’ultimi sono viaggiatori instancabili sempre disponibile a visitare luoghi e musei”.

Il Museo “Gaetano Filangieri” ha riaperto nel 2012 dopo 13 anni di chiusura. Il museo “Gaetano Filangieri” ha sede nel rinascimentale palazzo Como, costruito tra il 1464 ed il 1490 dal mercante Angelo Como su disegno, forse, di Giuliano da Maiano. Il palazzo tra i 1881 e 1882 fu abbattuto e ricostruito addietro per dare spazio al realizzando asse viario di via Duomo. Il museo è stato chiuso perché vi sono stati eseguiti restauri architettonici ed è un luogo simbolo perché negli anni ottanta del ‘800, Gaetano Filangieri (1824-92), principe di Satriano, vi raccolse tutte le sue varie e pregevoli collezioni d’arte, numismatiche, la biblioteca e l’archivio Filangieri. Non tutto è conservato perché molti documenti furono distrutti nell’incendio appiccato dalle truppe tedesche nel deposito di San Paolo di Belsito nel settembre 1943, dove erano stati conservati moti tesori dell’arte partenopea. Il museo ha anche una sezione distaccata nella Villa Livia al parco Grifeo 13, donata da Domenico de Luca Montalto, con collezioni di quadri, porcellane, e mobili e dove ha sede il Centro Internazionale di Studi Numismatici.

Commenti

commenti