Celebrazioni in tutta Italia e in particolar modo nella nostra regione, a Tiggiano, in provincia di Salerno, per la ricorrenza della a prima memoria liturgica di San Giovanni Paolo II, fissata da Papa Francesco il 22 ottobre di ogni anno, giorno in cui nel 1978 Karol Wojtyla celebrò la messa di inizio pontificato e pronunciò la storica frase, divenuto motto dei suoi 27 anni di papato (1978-2005): “Non abbiate paura! Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo”.

Cuore delle celebrazioni sarà la messa presieduta il 22 ottobre alle 19.00 nella  parrocchia di San Marco a Teggiano, dal cardinale Salvatore De Giorgi, arcivescovo emerito di Palermo, uno dei tre porporati scelti da Papa Benedetto XVI per redigere il dossier ‘Vatileaks’. Con il cardinale e con monsignor De Luca, concelebreranno  i vescovi Luigi Moretti, a guida della arcidiocesi di Salerno, e Gennaro Acampa, neo ausiliare di Napoli. L’evento sarà celebrato anche con uno speciale annullo filatelico emesso per l’occasione da Poste Italiane. Sino al 23 ottobre nella  parrocchia di San Marco a Teggiano, guidata da don Cono Di Gruccio, sarà esposto alla venerazione dei fedeli   il sangue del pontefice polacco, custodito in una reliquia  a forma di libro, ideato e realizzato dal M° Carlo Balljana.

“È come se accogliessimo San Giovanni Paolo II a Teggiano”, ha dichiarato monsignor Antonio De Luca, vescovo di Policastro.

“L’arrivo della Reliquia a Teggiano – dice una nota delle ACLI – sarà un’importante momento per rivivere la presenza di un infaticabile Pastore che ha fatto dei giovani un punto cardine del suo ministero. San Giovanni Paolo II sarà in mezzo a noi con quel sangue che continua a gridare: “Nolite timere!”. Non abbiate paura! Il sangue continua a testimoniare la forza della parola con la quale Karol Wojtyła ha risposto a Cristo con il suo “eccomi”.

L’ultimo giorno della vita terrena di Giovanni Paolo II, fu prelevato del sangue in vista di eventuali altre cure con le quali si sperava potergli recare qualche giovamento. Diversamente accadde, e Giovanni Paolo II il giorno dopo raggiunse la Casa del Padre.  Così quel sangue prelevato si è trasformato  quasi come il segno visibile del suo amore per Cristo e per la Sua Chiesa, ed è venerato in mezzo a noi, diventando simbolo di speranza e amore. Il giorno della Beatificazione fu portato processionalmente per la venerazione del popolo di Dio e quasi all’indomani di quell’evento, è stato racchiuso in un reliquario,

Lo scultore trevigiano Carlo Balljana, chiamato scultore del vento, poiché tutte le sue opere sono piene di movimento e di espressività perché fermano in un momento come per incanto il soffio del vento, ha realizzato il reliquiario dopo aver partecipato ai funerali del Santo Padre.

Il reliquiario riprende la scena dei funerali dove sulla sua bara era stato deposto il Vangelo aperto, quando  un forte vento faceva svolazzare le casule rosse dei cardinali concelebranti: sembrava che anche il Cielo partecipasse a quella toccante celebrazione. E l’Evangeliario, collocato aperto sulla bara del Papa, appariva come sfogliato da una mano invisibile per ricordare a tutti che la vita di Giovanni Paolo II era stata un lungo, faticoso e meraviglioso viaggio dentro il Vangelo. Improvvisamente una forte folata di vento chiuse quel libro. Il significato era chiaro: “Ora sta a voi! Riaprite il Vangelo e cominciate a viverlo come ha fatto lui!”. Mentre il cammino della Chiesa prosegue fra le tempeste del mondo, in Cielo c’è un nuovo intercessore, c’è un uomo che prega e invoca per noi il dono della fede eroica, coraggiosa, coerente, di cui oggi c’è tanto bisogno. Improvvisamente un forte vento sul sagrato di san Pietro prima cominciò a sfogliare poi a chiudere il Libro come se chiudesse una tappa della evangelizzazione del grande Pontefice. Quel Vangelo ora è riaperto per dire che la testimonianza del Vangelo, che Giovanni Paolo II ha incarnato, continua a parlare al cuore degli uomini.

La santità è alzare gli occhi verso i monti, è intimità con il Padre che è nei cieli. Di questa intimità vive l’uomo consapevole della sua vita che ha i suoi limiti e le sue difficoltà.  Santità è la coscienza di essere custoditi da Dio. Il santo conosce la sua fragilità,  la precarietà della sua esistenza, delle sue capacità,  ma non si spaventa, si sente ugualmente sicuro. I santi nonostante avvertono tanta tenebra in se stessi, sentono di essere fatti per la verità” (San Giovanni Paolo II).

 

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