Teatro, in Campania numerosi spettacoli da non perdere.

Teatro Barone di Melito di Napoli

Info 0817113455

Lunedì 30 gennaio, ore 20.45

 

Cose Production

presenta

 

Sal Da Vinci

in

 

Italiano di Napoli

scritto da Alessandro Siani e Sal Da Vinci
con
Lorena Cacciatore, Lello Radice, Davide Marotta
corpo di ballo composto da 8 ballerini
band composta da 6 musicisti in scena

 

coreografie Marcello e Momo Sacchetta
disegno luci Francesco Adinolfi, scene Roberto Crea
scenotecnica Fratelli Giustiniani, ideazione costumi Claudia Tortora
progettazione costumi Daniela Antoci
sartoria Romeo Gigli Plus, make-up Kriss Barone
regia Alessandro Siani

 

Italiano di Napoli è il nome di questa nuova commedia musicale di Sal Da Vinci:
una riflessione sulla nostra identità di napoletani, di italiani, di cittadini della Repubblica dei Sentimenti. Che poi in fondo, nei sentimenti la sua canzone ha sempre abitato, proprio lì, tra passione e sentimento.

Affiancato da una variegata compagnia fatta di attori, fantasisti, acrobati, un trascinante corpo di ballo e un’orchestra dal vivo composta da 6 elementi, Sal racconta la sua versione dei fatti.

In programma brani dal suo ultimo album, “Non si fanno prigionieri”, che esplora i temi a lui più cari da un punto di vista nuovo, frutto anche della partecipazione e collaborazione con i più grandi autori della canzone italiana, tra i quali spicca il grande Renato Zero, con cui Sal ha condiviso molti brani dell’album ed un emozionante duetto. L’artista racconta il suo punto di vista sul sentimento attraverso i grandi pezzi della sua produzione musicale, senza tralasciare sorprendenti incursioni nel repertorio della musica italiana e della canzone napoletana.

Ogni passaggio è lo spunto per una riflessione, un aneddoto, uno sketch. Ogni canzone è la tessera di un affascinante puzzle che diventa l’essenza della nostra anima, dei nostri pensieri, delle nostre emozioni.

Uno spettacolo che diverte grazie ai guizzi comici di Davide Marotta e Lello Radice, affascina con la talentuosa Lorena Cacciatore, commuove e fa riflettere. Un viaggio suggestivo e incantato che, grazie alla prodigiosa voce di Sal Da Vinci, fa vibrare, ancora una volta, le corde del cuore.

C’è un mondo dove la poesia e la musica si incontrano: il teatro! Un luogo vibrante e coinvolgente, le sue strade sono vissute da abitanti magici e surreali… le piazze ricche di saltimbanchi acrobati e voci della luna…e poi i vicoli stretti con muri antichi che si aprono verso il mare ossia verso I infinito. In questo infinito si alterneranno le note, le canzoni e i racconti del protagonista ed ideatore Sai Da Vinci.

Un italiano di Napoli che attraverso la sua musica ci trascinerà verso un mondo più vero, senza pregiudizi nè differenze, perchè in fondo sono le differenze a renderci speciali. L’Italia non é uno stivale, ma un essere umano.Je città sono gli organi vitali. Milano potrebbe essere il cervello…Roma l’anima e Napoli il cuore, ma tutto è nelle mani del pubblico. Si nelle mani, perché saranno i vostri applausi, i vostri silenzi e le vostre risate a decretare se per due ore avete vissuto una favola o per una volta e dico una volta, la realtà di questo pazzo paese può essere meravigliosa ad occhi aperti! Alessandro Siani.

 

 

Teatro Roma di Portici

info 081472662

Mercoledì 1 febbraio, ore 20.45

 

Made in Eventi

presenta

 

Salvatore Gisonna

in

 

Tutto in uno show? Ci puo’ stare!

 

Mai nome fu più appropriato per il nuovo show che Salvatore Gisonna porterà in giro quest’anno, dove il cabaret si fonde con la musica, il ballo, la sit-com e i personaggi che lo hanno reso celebre sul piccolo schermo nella fortunata trasmissione Made in Sud.

Come sempre Salvatore Gisonna, monologhista di razza, trae spunto dal quotidiano analizzandone le manie, gli isterismi, e tutti gli aspetti frenetici, portandoli all’estremo e spesso facendo riflettere su come comportamenti giudicati normali, a volte possono essere buffi e perché no paradossali.

Si spazia dalla crisi economica, l’euro, la lira, la continua rincorsa alle mode del momento, alla vita da bancario, vissuta in prima persona, una sorta di Dr Jekyll e Mr. Hyde, bancario di giorno e cabarettista di notte, tant’è vero che più volte è stata fatta a Gisonna la domanda: “Ma si sente più un cabarettista prestato alla banca, o un bancario prestato al cabaret?” La sua risposta? “Ci può stare!”

Non scampano alla irriverente satira di Gisonna, la musica, le mode televisive dei programmi trash, di una televisione sempre più incentrata sulle tragedie e sui reality, nonché una situazione italiana completamente allo sbando, fino ad una riflessione sul classico si stava meglio quando si stava peggio, facendo un piccolo volo pindarico negli anni ’80.

Non mancheranno chiaramente i personaggi di Made in Sud, Tonino, lo scatenato concorrente del quiz, che pensa di risolvere i suoi problemi economici vincendo ad un quiz televisivo, il Postino di C’è Posta per te, che nella parodia di Gisonna, non porta mai buone

notizie, Sasino, il calciatore che con il suo tormentone “Nun t’applicà stai sciolto” vive con leggerezza tutto quel che lo circonda incentrandosi su un mondo del calcio fatto di stereotipi, assolutamente da non seguire, fino ad arrivare all’ultimo nato Cupido, o meglio il Cupido dei Vip, il cui tormentone, “Ci Può Stare”, è anche citato nel titolo dello spettacolo e dà il nome al tour teatrale dell’artista.

Al fianco di Gisonna ci sarà la sua spalla che però in questo caso vestirà i panni di attore, farà da cantastorie e da anima narrante dello spettacolo, con la sua leggerezza e la sua prorompente dialettica, e sarà anche protagonista di una piccola sit-com vestendo i panni di Italo, un fantomatico venditore che va in visibilio quando riconosce in Gisonna uno dei protagonisti di Made in Sud.

Le performance musicali saranno affidate ad una splendida voce, già apprezzata in vari musical, il tutto impreziosito dalle coreografie di Raffaella Mussomeli e Maddalena Raia che coordinano il corpo di ballo.

A far da scenografia allo show una serie di immagini che fanno ripercorrere man mano i temi trattati di volta in volta nello spettacolo che si chiude con un omaggio al senso di appartenenza alla propria terra, che nel caso di Gisonna è Napoli, un senso di appartenenza troppe volte minato da stupide ideologie, e che a volte forse dovremmo rivendicare un po’ di più.

Insomma davvero ce ne è per tutti i gusti, il resto poi lo si scoprirà solo venendo a teatro.

 

 

 

 

 

 

 

 

Teatro Verdi di Salerno

info 089662141

Da giovedì 2 a domenica 5 febbraio

(feriali ore 21,00 – festivi ore 18,30)

 

MyBest

presenta

 

Alessandro Siani e Christian De Sica

in

 

Il principe abusivo a teatro

 

con

Elena Cucci, Stefania De Francesco, Deborah Esposito, Antonio

Fiorillo, Marta Giuliano, Claudia Miele, Luis Molteni, Lello Musella,

Gianni Parisi, Giovanni Quaranta, Ciro Salatino, Alessio Schiavo, Mario Uzzi

 

musiche inedite e testi originali Umberto Scipione

scenografo Roberto Crea, coreografo Marcello Sacchetta

effetti speciali Clonwerk srl, disegno Luci Gigi Ascione

costumi Eleonora Rella, impianti audio e luci Lombardi srl

realizzazione scena Fratelli Giustiniani srl, trucco e parrucco Ciro Florio

foto Francesca Martino/Photomovie

 

Le canzoni “Make Someone Happy” e “Salt and Pepper”

sono tradotte da Vincenzo Incenzo

 

regia Alessandro Siani

 

Il Principe Abusivo è stato il mio film d’esordio accolto con grande affetto dal pubblico … un affetto nei confronti di questa pellicola che mi ha trascinato a progettarne una versione teatrale.

Un adattamento con grandi sorprese nel cast, con tante novità musicali, ma con una sicurezza: Christian De Sica.

Una favola moderna che parla di ricchezza e povertà… si dice: il ricco trova parenti tra gli sconosciuti, il povero trova sconosciuti tra i parenti.

 

 

 

Teatro Gloria di Pomigliano D’Arco

Info 0818843409

Giovedì 2 febbraio, ore 20.45

 

Teatro Delle Rose, Piano Di Sorrento

info 0818786165

Venerdì 3 febbraio, ore 21.00

 

Teatro Cilea Napoli Srl

in collaborazione con Pragma Srl

presentano

 

Biagio Izzo

in

 

Bello di papà

di Vincenzo Salemme

 

con

Mario Porfito, Domenico Aria, Adele Pandolfi, Yuliya Mayarchuck,

Rosa Miranda, Arduino Speranza, Luana Pantaleo

 

scene Alessandro Chiti, costumi Francesca Romana Scudiero

disegno luci Gigi Ascione, musiche Antonio Boccia

aiuto Regia Antonio Guerriero

 

regia Vincenzo Salemme

 

Supervisione Artistica Teatro Cilea Napoli Srl

 

Bello di papà è una commedia del 2006. Credo che l’idea mi sia venuta quando in tutto il mondo occidentale arrivavano i primi segnali della crisi economica, che ancora oggi fatichiamo a superare.

Dico forse perché, col senno di poi, mi sembra che Antonio Mecca, il dentista protagonista della commedia, possa rappresentare, ovviamente in versione decisamente comica, il travaglio sociale, economico e psicologico di una gran parte della cosidetta generazione dei cinquantenni, che dall’inizio di questo millennio viene messa in discussione ogni volta che la politica si deve occupare delle programmazioni finanziarie.

Antonio Mecca è il classico uomo che ha raggiunto una posizione sociale, ma che allo stesso tempo la sente, questa posizione, vacillare sotto i colpi del cosidetto “Nuovo che avanza”.

E il “nuovo che avanza” per quella generazione cui facevo riferimento poco più sopra, sono appunto i giovani che vogliono prendere i posti di comando.

Antonio ha paura di ogni novità, è un vero conservatore, conservatore di danaro, ma soprattutto conservatore di affetti. Profondamente sarebbe un buono, ma costantemente ha paura di essere fregato, è forse per questo che non si è mai sposato.

E’ forse per questo che adesso sta con una bellissima ragazza ucraina, che gli piace da morire, ma, allo stesso tempo, teme come un ingombrante invasore.

Invasore della casa e soprattutto del conto corrente perché Marina, l’ucraina, vorrebbe costruire una famiglia con Antonio, e vorrebbe, soprattutto, (questa la cosa più terrificante e spaventevole per il nostro dentista) dei figli.

Antonio teme i figli più di ogni altra cosa, perché i bambini sono di un egoismo assoluto e lui, egoista per paura, questo proprio non può accettarlo.

E’ così che nasce l’idea di questa commedia, da questo paradosso: un uomo che non vuole avere figli, costretto a ricevere in casa un suo coetaneo che ha bisogno di ritornare ad essere un figlio.

Nel paradosso di questo scontro generazionale tra due uomini della stessa età, forse, si nasconde quello che io credo sia un finto problema. Penso che l’età ci distingua gli uni dagli altri, ma altrettanto fermamente credo che dal punto di vista sociale l’età sia soltanto una convenzione.

Credo che dividere i cittadini tra giovani ed anziani sia un vecchio modo di intendere la politica. Penso che esistano, piuttosto, le persone e che ogni persona abbia il diritto e il dovere di salvaguardare il proprio benessere sociale e spirituale.

 

Vincenzo Salemme

 

 

 

Cinema Teatro Modernissimo di Telese

Info 0824976106

Giovedì 2 febbraio, ore 20.30

 

Enzo Sanny

presenta

 

Il più brutto weekend della nostra vita

di Norm Foster, traduzione Danilo Rana

 

con

Maurizio Micheli, Benedicta Boccoli, Nini Salerno e Antonella Elia

 

scene Lorena Curti, costumi Martina Piezzo

 

adattamento e regia Maurizio Micheli

 

Dopo il grande successo del film campione d’incassi “Quo vado”, dove ha interpretato il ruolo del padre di Checco Zalone, e dopo due anni di tutto esaurito con la commedia “Signori…le paté de la maison”, al fianco di Sabrina Ferilli nella doppia veste di attore protagonista e regista, Maurizio Micheli presenta un nuovo lavoro del pluripremiato scrittore canadese Norm Foster. “Il più brutto weekend della nostra vita”: la verità e le bugie di un’amicizia raccontate dal genio di Foster, con la sua capacità di risucchiarci in un umorismo che ci accompagna durante tutto lo spettacolo fino al calare del sipario.

 

Note di regia

 

Si usa dire che l’amore è alla base di tutto, è il sentimento che muove le cose del mondo e la vita degli esseri umani, ma, ahimè, accanto all’amore si collocano in ottima posizione altri sentimenti parecchio diffusi e molto popolari: l’antipatia, la mancanza di stima, l’indifferenza e il disprezzo verso il prossimo fino ad arrivare all’odio più totale e feroce. I quattro protagonisti di “Il più brutto week-end della nostra vita” non si vogliono bene, non si stimano anzi si detestano e nutrono ognuno nei confronti degli altri una forma di intolleranza e di insofferenza a stento trattenute. Credono di innamorarsi ma non si innamorano, credono di divertirsi ma si annoiano, provano a cambiar vita ma non ci riescono. In realtà nessuno ama chi crede di amare e senza rendersene conto vivono una vita dominata da un’unica irrefrenabile passione: quella per sé stessi. Malgrado e forse grazie a tutto questo “Il più brutto week-end della nostra vita” è una commedia comicissima perché, non dimentichiamolo, l’amore può far sognare con i suoi chiari di luna, le stelle d’argento, le passeggiate mano nella mano etc…, l’odio invece quando non provoca tragedie irreparabili può fare anche molto ridere.

 

Maurizio Micheli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Teatro Comunale Costantino Parravano di Caserta

info 0823444051

Da venerdì 3 a domenica 5 gennaio

(feriali ore 20.45, domenica ore 18.00)

 

Fondazione Teatro di Napoli

presenta

 

Qualcuno volò sul nido del cuculo
di Dale Wasserman, dall’omonimo romanzo di Ken Kesey

traduzione Giovanni Lombardo Radice, adattamento Maurizio de Giovanni

 

con Daniele Russo, Elisabetta Valgoi

 

e con
Mauro Marino, Marco Cavicchioli, Giacomo Rosselli
Alfredo Angelici, Giulio Federico Janni, Daniele Marino

Antimo Casertano, Gilberto Gliozzi, Gabriele Granito, Giulia Merelli

 

uno spettacolo di Alessandro Gassmann

 

Qualcuno volò sul nido del cuculo è il romanzo che Ken Kesey pubblicò nel 1962 dopo aver lavorato come volontario in un ospedale psichiatrico californiano; racconta, attraverso gli occhi di Randle McMurphy – uno sfacciato delinquente che si finge matto per sfuggire alla galera – la vita dei pazienti di manicomio statunitense e il trattamento coercitivo che viene loro riservato.

Nel 1971 Dale Wasserman ne realizzò, per Broadway, un adattamento scenico, che costituì la base della sceneggiatura dell’omonimo film di Miloš Forman, interpretato da Jack Nicholson e entrato di diritto nella storia del cinema. Oggi, la drammaturgia di Wasserman torna in scena, rielaborata dallo scrittore Maurizio de Giovanni, che, senza tradirne la forza e la sostanza visionaria, l’ha avvicinata a noi, cronologicamente e geograficamente.

Randle McMurphy diventa Dario Danise e la sua storia e quella dei suoi compagni si trasferiscono nel 1982, nell’Ospedale psichiatrico di Aversa.

Alessandro Gassmann ha ideato un allestimento personalissimo, elegante e contemporaneo, e diretto un cast eccezionale. Il risultato è uno spettacolo appassionato, commovente e divertente, imperdibile, per la sua estetica dirompente e per la sua forte carica emotiva e sociale.

La malattia, la diversità, la coercizione, la privazione della libertà sono temi che da sempre mi coinvolgono e che amo portare in scena con i miei spettacoli. Temi tutti straordinariamente presenti nello spettacolo che mi accingo a mettere in scena, “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Dale Wasserman, tratto dall’omonimo romanzo di Ken Kesey, la cui versione cinematografica diretta da Miloš Forman è entrata di diritto nella storia del cinema.

Con Maurizio de Giovanni, che ha curato l’adattamento del testo, abbiamo deciso di ambientare la vicenda in una clinica psichiatrica italiana nel 1982. Tutto ha inizio con l’arrivo di un nuovo paziente che deve essere “studiato” per determinare se la sua malattia mentale sia reale o simulata.

La sua spavalderia, la sua irriverenza e il suo spirito di ribellione verso le regole che disciplinano rigidamente la vita dei degenti, porterà scompiglio e disordine ma allo stesso tempo la sua travolgente carica di umanità contagerà gli altri pazienti e cercherà di risvegliare in loro il diritto di esprimere liberamente le loro emozioni e i loro desideri.

Dario (il mio McMurphy) è un ribelle anticonformista che comprende subito la condizione alla quale sono sottoposti i suoi compagni di ospedale, creature vulnerabili, passive e inerti.

Da quel momento si renderà paladino di una battaglia nei confronti di un sistema repressivo, ingiusto, dannoso e crudele, affrontando così anche un suo percorso interiore che si concluderà tragicamente ma riscatterà una vita fino ad allora sregolata e inconcludente.

E, attraverso di lui, i pazienti riusciranno ad individuare qualcosa che continua ad esser loro negato: la speranza di essere compresi, di poter assumere il controllo della propria vita, la speranza di essere liberi.

Un testo che è una lezione d’impegno civile, uno spietato atto di accusa contro i metodi di costrizione e imposizione adottati all’interno dei manicomi ma anche, e soprattutto, una straordinaria metafora sul rapporto tra individuo e Potere costituito, sui meccanismi repressivi della società, sul condizionamento dell’uomo da parte di altri uomini. Un grido di denuncia che scuote le coscienze e che fa riflettere.

Come sempre lavorerò sui complessi rapporti psicologici tra i vari personaggi, immergendoli in uno spazio scenico realistico e asettico.

In questo caso, le videografie, che spesso utilizzo nei miei spettacoli, mi permetteranno di tradurre in immagini i sogni e le allucinazioni dei cosiddetti “diversi”. L’obiettivo che mi pongo è, come sempre, quello di riuscire a far emozionare un pubblico di ogni età, soprattutto i più giovani che forse non conoscono quest’opera che è un vero e proprio inno alla libertà.

Alessandro Gassmann

 

 

 

 

 

 

 

 

Teatro Auditorium Tommasiello di Teano

info 0823885096 – 3333782429

Venerdì 3 febbraio, ore 20.45

 

Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere

Info 0823799612

Sabato 4 febbraio, ore 21.00

 

Immaginando e Teatro Cilea

presentano

 

Sono apparso a San Gennaro

di Federico Salvatore e Mario Brancaccio

brani musicali di Federico Salvatore

 

Con Lello Giulivo, Mario Brancaccio, Patrizia Spinosi, Oscarino Di Maio

 

E con Gennaro Monti, Francesco Viglietti, Simona Esposito, Nicola D’Ortona, Luisanna Taranto, Antonio De Francesco e Tonia Carbone

 

costumi Maria Grazia Nicotra

scene Bruno Garofalo

coreografie Enzo Castaldo

orchestrazioni e arrangiamenti M° Ciro Barbato

 

regia Bruno Garofalo

 

Si tratta di un’opera corale ambientata nella città di Napoli che nasce dall’estro musicale e creativo di Federico Salvatore. Il panorama che offre della società napoletana, e non solo, dei tipi, dei caratteri, degli usi e dei costumi, è vario, colorito, sferzante, dissacratorio. Ci sono numeri, scenette, una recitazione sciolta e brillante ricca di quel colore che solo il palcoscenico può dare.

Recupero di un mondo popolare e reale, quindi ai limiti del pittoresco e comunque lontano dal teatro di convenzione borghese.

La scena rappresenta una piazza nella zona del porto di Napoli dove il dialetto si fa strumento di espressività teatrale con evidenti richiami alla commedia dell’arte. A popolare la piazza sono figure (attori, attrici e ballerini-mimo) tratte dai vari strati sociali in cui gli aspetti della vita diventano loro stessi commedia.

Sopra di loro si muove il matto del quartiere, il barbone, il diverso, interpretato dallo stesso autore, che, libero da ogni convenzione, fotografa lucidamente il mondo intorno a lui. Il cantattore Federico Salvatore riveste di teatro i suoi successi televisivi.

Ripercorre la sua storia musicale, sceneggiando alcune canzoni (Ninna nanna, Incidente al Vomero, Babbo è avvilito, Donna Amalia, Tarantella all’acqua pazza, l’inedita Sono apparso a San Gennaro etc…) che, già di per sé, possono considerarsi delle micro-sceneggiate, o vere e proprie rappresentazioni di un genere popolare.

 

 

Teatro Massimo di Benevento

info 082442711

Sabato 4 febbraio, ore 20.45

 

Albertina Production

presenta

 

Gino Rivieccio

in

 

Io e Napoli

recital scritto da Gino Rivieccio

 

con la partecipazione

della cantante Fiorenza Calogero e il maestro Antonello Cascone

 

regia Giancarlo Drillo

 

Gino Rivieccio ripercorre, in questo personalissimo recital, la sua storia umana e artistica, attraverso quel  legame viscerale e particolare, che ha sempre contraddistinto il suo rapporto con la città di Napoli.

E’ considerato fra i personaggi storici della comicità partenopea degli ultimi decenni, che ha saputo caratterizzare il suo percorso artistico sia in teatro sia in televisione. Capace di creare una comicità elegante e mai volgare, è definito come un vero e proprio gentleman della risata.

Io e Napoli rappresenta un grande abbraccio, che dalla città arriva alle isole e alle solfatare del sorriso, rendendo unica e preziosa la celebrazione, ma, spesso, anche la denuncia. L’ironia e la riflessione si fondono in un percorso originale, lasciando spazio, talvolta, alla poesia, in un succedersi dialettico e incalzante, con quel tono caldo e sferzante tipici del comico partenopeo.

In questo spettacolo Rivieccio racconta Napoli, a suo modo, con i suoi pregi e i suoi difetti, ma con gli occhi un innamorato, per cui sono, quasi sempre, i pregi a prevalere.  In primo piano ci sono le attese dei napoletani, abituati ad aspettare qualcuno o qualcosa, mostrando una pazienza enorme. La pazienza, grande pregio, può diventare, alla lunga, un difetto. Per questa ragione lo spettacolo esorta i partenopei a reagire, a ribellarsi alle ingiustizie, ai soprusi, alle discriminazioni di cui spesso sono vittime.

“La novità di questo spettacolo – spiega Gino Rivieccio – è rappresentata dalla presenza in scena di Antonello Cascone, al piano, e Fiorenza Calogero, una delle voci più interessanti del panorama musicale. Con Fiorenza mi alternerò in alcuni momenti canori, in particolare con un brano scritto per me da Bruno Lanza e Leonardo Barbareschi, Questa Napoli. Riproporrò, fra l’altro, una poesia di Dino Verde, e dedicherò un omaggio a Luisa Conte, che trentasei anni fa mi apri le porte del teatro Sannazaro. Senza questo teatro, forse, la mia strada sarebbe stata diversa”.

Io e Napoli vuole essere un piacevole viaggio tra monologhi, personaggi, tradizioni, aneddoti e canzoni, per decantare la grande pazienza dei napoletani, destinati sempre ad aspettare qualcosa o qualcuno, per migliorare la propria condizione. Alla fine il messaggio apparirà molto chiaro: provare a cambiare una realtà che offusca lo splendore di una delle città e delle regioni più belle del mondo.

 

 

Teatro delle Arti di Salerno

info 089221807

Sabato 4, ore 21.00, e domenica 5 febbraio, ore 18.30

 

Bananas

presenta

 

Giuseppe Zeno ne

 

Il Sorpasso

Per la prima volta a teatro la trasposizione di uno dei capolavori

della commedia italiana, il celebre film di Dino Risi

 

con

Luca Di Giovanni

e la partecipazione di Margareth Madè

 

regia Guglielmo Ferro

 

Il Sorpasso di Dino Risi è uno dei grandi capolavori della commedia italiana.

A più di cinquant’anni dall’uscita del film, per la prima volta la celebre sceneggiatura  scritta dallo stesso Risi insieme con Ettore Scola e Ruggero Maccari –, approda a teatro con la regia di Guglielmo Ferro e l’adattamento di Micaela Miano.

Nei panni di Bruno (magistralmente interpretato sul grande schermo da Vittorio Gassman) l’attore Giuseppe Zeno, mentre a vestire i panni del suo contraltare, Roberto, la giovane promessa Luca Di Giovanni.

La pièce vede anche la partecipazione di Margareth Madè al suo debutto teatrale, nel doppio ruolo della moglie di Bruno e della zia di Roberto.

Manifesto dell’Italia del ‘boom’ economico, Il Sorpasso è, al tempo stesso, un grande road movie psicologico, il che lo rende un testo senza tempo. Spogliato della connotazione storico-sociale, il film è costruito su una drammaturgia destrutturata, scatola aperta ideale per una riscrittura teatrale focalizzata sui personaggi.

In questa dinamica la trasposizione teatrale mette al centro della vicenda i due protagonisti, e il loro incontro/scontro come puro conflitto caratteriale e psicologico.

Tra Bruno e Roberto si stabilisce sin dalle prime scene un giocoforza di prevaricazione, rivendicazione, ambizioni, fughe, rinascite, silenzi e violenza.

Il loro sarà un viaggio jarmuschano all’interno delle bolle conflittuali che ognuno ha provato a cancellare a nascondere, allontanandosene fisicamente il più possibile e che solo in compagnia dell’altro, estraneo e non giudicante, pensa di poter affrontare e risolvere.

Le musiche originali sono di Massimiliano Pace.

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