TEATRO DIANA

Al teatro Diana da giovedi’ 3 novembre a domenica 6 novembre per soli 4 giorni fuori abbonamento (in abbonamento quadrifoglio) debutta al teatro diana il comico Angelo Pintus e il suo nuovissimo spettacolo “ormai sono una milf”.

“come cambia la vita a 40anni? cambia che non puoi piu’ mangiare quello che mangiavi prima…cambia che sei ancora troppo giovane per fare alcune cose, ma sei gia’ troppo vecchio per farne altre. la vita a 40anni raccontata e vista con gli occhi di chi si sente sempre quel bambino che quando vedeva gli amici quarantenni dei propri genitori … diceva. “ mamma mia che vecchi! pazzesco quanto possano vivere i grandi “ e che ora guardandosi allo specchio pensa… “ mamma mia sono sempre piu’ in forma… diciamolo… anche se ormai sono un’uomo, un’uomo? una signora! anzi… ormai sono una milf !”

 

 

Calendario spettacoli

Giovedì 3 novembre ore 21.00

Venerdì 4 novembre ore 21.00

Sabato 5 novembre ore 21.00

Domenica 6 novembre ore 18.00

 

 

TEATRO AUGUSTEO

Da venerdì 4 a domenica 13 novembre al Teatro Augusteo di Napoli (P.tta Duca d’Aosta 263) andrà in scena il debutto nazionale di “Gran Café Chantant”, vaudeville indue atti di Tato Russo da Eduardo Scarpetta, con lo stesso Tato Russo e Clelia Rondinella, Katia Terlizzi, Renato De Rienzo, Mario Brancaccio, Salvatore Esposito, Dodo Gagliarde, Letizia Netti, Carmen Pommella, Antonio Romano, Francesco Ruotolo,Caterina Scalaprice, Massimo Sorrentino e con l’Orchestra Gran Cafè Chantant.

Il tutto è incorniciato dalle scene di Peppe Zabo, impreziosito dai costumi di Giusi Giustino e valorizzato dalle musiche di Zeno Craig e le luci di Roger La Fontaine.

LA STORIA. Siamo ai primi del 900, nel cuore della belle epoque. Molti teatri di prosa chiudono perché la moda dell’epoca li rende ormai deserti. Qualcuno per seguirla viene
trasformato in ritrovo di numeri ben più allegrotti. Due coppie di artisti ormai alla fame sono costretti, loro detentori dell’antica arte della tragedia, a riciclarsi come vedette di
café chantant. Una serie infinita di traversie e di avventure tutte da ridere li accompagna in quello che vuole soprattutto essere l’affresco d’un epoca edonistica e
culturalmente in grande decadenza. Tato Russo riscrive e trasforma la commedia di Scarpetta in un vaudeville, che è un tourbillon di trovate e di caratteri, e intorno al
classico divertentissimo intreccio scarpettiano ci propone l’analisi critica di un periodo storico che, pur durando lo spazio di una meteora, fu denso di significati culturali e
civili, che chiudeva un secolo, l’Ottocento, e ne proponeva un altro: quello dell’opera moderna. Un mitico quindicennio che, pur proponendosi come un’epoca di splendori,
portava in se un periodo di miseria e decadenza. Nel 1900 i teatri di prosa chiudevano per lasciare spazio al Café Chantant. Questa nuova forma di spettacolo metteva in crisi
quello tradizionale come accadrà qualche decennio più tardi con l’avvento del cinema e oggi con l’avvento dei one man show da cabaret. I luoghi teatrali si trasformavano. Chiudevano molti “teatri storici”, altri per sopravvivere erano costretti a modificare il repertorio. La vicenda dura un giorno, ma Tato Russo dilata lo spazio temporale di questa giornata, riferendola all’intero periodo di quel quindicennio, dalla nascita, allo splendore, alla miseria del café chantant: un lungo giorno in cui cambia la moda, il gusto, la maniera di pensare della gente. E se l’azione parte dalla crisi del teatro di prosa determinata dall’aggressione del café chantant, termina nella fine quest’ultimo a sua volta stroncato dall’avvento del cinema. Intorno ai quattro protagonisti della storia
si muove una miriade di personaggi, che vagano tra tipi macchiette. Tato Russo ha impostato la commedia su questa folleggiante contrapposizione di stili recitativi e di
drammaturgia. Da una parte il linguaggio di commedia che sarà di Eduardo, dall’altra quello da farsa che è tipico di Scarpetta. Da una parte un Felice, personaggio nel vero
senso della parola; dall’altra il mondo delle caricature, dei trucchi, delle esagerazioni. Tato Russo ripropone cosi uno Scarpetta diverso, più vicino ai classici nelle linee di una direzione personale di fare teatro, laddove ogni intuizione critica non si propone mai come fine a se stessa ma sottostà invece ad un piano organico di messa in scena, in cui ogni elemento concorre in giusta proporzione con tutti gli altri. Uno spettacolo ricco di trovate, di colori, di contenuti. Un vero fuoco di fila affidato alla grande bravura di tutti gli interpreti con alla testa Tato Russo.

 

PERSONAGGI E INTERPRETI

Felice Sciosciammocca TATO RUSSO
Peppino Diodati MARIO BRANCACCIO
Carmela CLELIA RONDINELLA
Yvette CATERINA SCALAPRICE
Ciccillo, il maestro FRANCESCO RUOTOLO
Luisella DILETTA BONÈ
Aspreno DODO GAGLIARDE
Giacomino ANTONIO BOTTA
Don Vincenzo SALVATORE ESPOSITO
Antonio RENATO DE RIENZO
Don Carlo MASSIMO SORRENTINO
Donna Gigia CARMEN MONNELLA
Bettina LETIZIA NETTI
con L’ORCHESTRA GRAN CAFÉ CHANTANT
GABRIELLA DE CARLO
LUIGI FISCALE
FRANCESCO MANCO
MAURO SERAPONTE
CAST TECNICO
Collaboratore alla Regia LIVIO GALASSI
Scene PEPPE ZARBO
Costumi GIUSI GIUSTINO
Musiche ZENO CRAIG
Disegno luci ROGER LA FONTAINE
Produzione T.T.R.

ORARI SPETTACOLO
Ven ore 21:00
Sab ore 21:00
Dom ore 18:00
Mar ore 21:00
Mer ore 18:00
Gio ore 21:00
Ven ore 21:00
Sab ore 21:00
Dom ore 18:00
PREZZI
Platea: € 35
Galleria: € 25

BOTTEGHINO
Aperto dal lunedì al sabato 10:30-19:30. La domenica 10:30-19:30
Il centralino risponde negli stessi orari ai numeri 081 41 42 43 – 081 40 56 60.

 

TEATRO BELLINI, PICCOLO BELLINI

LE COSE SONO CAMBIATE Scritto e diretto da Cetty Sommella con Biagio Musella, Marco Montecatino produzione Associazione Culturale Teatrale I Dieci Mondi, allestimento scenico Nando Paone e Cetty Sommella.

Francesco è un ragazzo mite e sensibile che soffre per amore. Fiorella, la sua fidanzata, l’ha improvvisamente lasciato con un laconico bigliettino che recitava «Le cose sono cambiate. Ti darò un spiegazione. Aspettami.» Disperato, si consola con la sua passione per la floricoltura, che coltiva con tale dedizione da essere riuscito a creare nuove forme di fiori. Fabio è il suo migliore amico, solare, scanzonato e indomito donnaiolo: ha una concezione della vita e dei rapporti sentimentali in totale antitesi con quella di Francesco, e le prova tutte per convincere l’amico a essere più leggero e superficiale con le donne. Le loro diversissime visioni sono oggetto di gustosi battibecchi, animati dalle teorie dell’invadente portiera Annunziata, lesbica e dominatrice, che non si esime dall’esprimere la sua opinione sull’argomento. A movimentare la situazione, l’avvento di due prostitute invitate da Fabio per distrarre l’amico –  che, però, è talmente ingenuo che neanche capisce la professione delle signore – e l’arrivo di Fiorella che irrompe a casa sua per dargli la promessa (e incredibile) spiegazione… Una commedia acuta e mai volgare che, esplorando l’annoso tema “sesso VS amore” con intelligenza e umorismo, ci fa riflettere su quanto oggi il sesso condizioni la vita di tutti noi.

Info:
Piccolo Bellini
Le cose sono cambiate
Dal 28/10/2016 al 06/11/2016Prezzi:
Intero 15 € – RIDOTTO (under 29, over 65, titolari di abbonamento del Teatro Bellini, cral, convenzioni) 10 €

Orari:
MARTEDÌ, MERCOLEDÌ, GIOVEDÌ, VENERDÌ, SABATO  ORE 21.15 – DOMENICA ORE 18.30

Francesco è un giovane e mite uomo, biologo botanico, con una passione per la floricoltura talmente spiccata da essere riuscito a creare nuove forme di fiori. E proprio questa sua particolarità riconduce, prima a livello subliminale, poi pian piano sempre più chiaramente, al tema portante e trascinante della commedia, che in definitiva racconta di un curioso, quanto surreale innesto umano.

L’uomo è stato recentemente abbandonato dalla sua compagna in un modo apparentemente inspiegabile: prima di sparire gli ha lasciato un laconico biglietto con la frase “Le cose sono cambiate. Ti darò un spiegazione. Aspettami”, e lui, caduto in uno stato di profonda depressione, trova l’unica consolazione nella cura delle sue piante, con le quali parla e dalle quali viene ascoltato e risposto.

Fulvio, suo amico fraterno, nonché, in netta antitesi morale, (solare, sempre allegro e soprattutto gran donnaiolo) gli fa visita quotidianamente, e, con la scusa di portargli cibo e compagnia, approfitta dell’appartamento dell’amico per i suoi incontri extraconiugali con svariate prostitute.

La cosa disturba non poco Francesco, non solo perché amico della moglie di Fulvio, ma soprattutto per la sua integrità morale contraria ad ogni tradimento, e poi, in definitiva perché ha da sempre dato scarsa importanza al sesso fine a se stesso, sostenendo che l’amore sia cosa ben più importante. Durante l’incontro tra i due amici, a cui assistiamo, gustosi scontri verbali definiscono le due mentalità diametralmente opposte, e quando Francesco ricorda di come è stato lasciato da una precedente compagna che preferì a lui un africano Masai, dei quali sono ben note le prestanti qualità amatorie, Fulvio lo rimprovera  di essere sempre stato, con le donne,  troppo accondiscendente e poco “maschile”, sostenendo la sua convinzione maschilista.

I due vengono “disturbati” dalle visite improvvise della invadente portiera Annunziata, lesbica, e convinta assertrice della necessità di usare le maniere forti, tecnica che  lei stessa usa con la sua compagna, impersonando il tipico marito/padrone.

A condire la serata sarà la visita di due prostitute invitate da Fulvio che vuole fornire all’amico quel diversivo che crede essere l’unico antidoto alla depressione. In qualche modo una delle due riesce ad avere la meglio sul riluttante Francesco, che ignora la professione delle donne, a dimostrazione che non è un uomo disturbato sessualmente, ma solo un individuo puro che crede fermamente nella purezza dell’amore.

A movimentare ulteriormente la vicenda sarà, il mattino dopo, l’arrivo di Fiorella, la donna che ha abbandonato Francesco senza nessun segnale di preavviso, lasciandolo nello sconforto più totale. La donna, mentre racconterà finalmente i motivi che l’hanno spinta a questa decisione, ha degli strani comportamenti (curiose crisi respiratorie e svenimenti improvvisi dai quali si riprende in maniera altrettanto improvvisa), sino ad arrivare a dichiarare di essere stata rapita da fantomatici alieni dai quali ha subito una totale trasformazione, che porterà gradatamente a riguardare l’umanità intera, in misura di una totale e irrevocabile parità tra i sessi, con un fenomeno che costituirà il finale a sorpresa.

I due amici, si comportano con lei credendola uscita di senno, e cercano di assecondarne le stravaganze, ma pian piano Fiorella scoprirà le carte…

A dimostrazione di quanto il sesso abbia, oggi più che mai, invaso le nostre coscienze, la commedia porta lo spettatore ad una riflessione sull’annoso tema “sessualità e amore”, con modernità e senza mai tralasciare la leggerezza e il divertimento.

 

Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere

Inaugurazione stagione teatrale 2016/2017 Venerdì 4 novembre 2016, ore 21.00 Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro presenta Isa Danieli in Serata d’amore omaggio ad Annibale Ruccello di Manlio Santanelli e Isa Danieli su testi di Annibale Ruccello costumi di Annalisa Giacci musiche Carlo De Nonno regia Manlio Santanelli.

 

Serata d’amore è l’omaggio devoto e accorato ad Annibale Ruccello da parte di Isa Danieli e Manlio Santanelli. Un percorso alla rovescia: dall’ultima sua commedia alla prima, come a risalire un fiume. Un fiume che porta al centro di un continente o di un pianeta. Un viaggio fno al nocciolo duro fino al cuore. Un cuore di tenebra, se non lo rischiarassero i lampi di un’ironia così mediterranea”.

 

L’opera di un commediografo di qualità mal si presta ad essere ricondotta, anche soltanto in sede di interpretazione, ad un unico concetto generale che possa valere per ogni testo di cui quell’opera si compone. Ricondurre, in tal caso, equivarrebbe a ridurre.

Ciò vale ancora di più se riferito all’intera produzione di Annibale Ruccello che, per l’indubbia capacità che egli possiede di raccogliere dalle silenziose esplosioni del quotidiano la più piccola scheggia, il minimo frammento che ne rievochi con struggente amarezza la perduta integrità, si sottrae ostinatamente all’uso di singole chiavi di lettura.

E tuttavia, leggendo e rileggendo le commedie di Ruccello in vista della messa in scena di questa “Serata d’amore”, ci siamo imbattuti di continuo in un tema che, seppure in forma sempre diversa, ricorre con ossessiva puntualità: la solitudine.

Ma la solitudine che aleggia nelle atmosfere teatrali di Ruccello, e le inchioda ad un panorama di spietata attualità anche quando, come in “Ferdinando”, l’azione è suggestivamente posta lontano nel tempo, è di una qualità del tutto speciale;

o, meglio, speciale è la circostanza in cui i suoi per personaggi contraggono un simile malessere. Perché, a ben riflettere, quella solitudine è sempre vincolata all’amore attraverso un preciso nesso di causalità. È, in breve, il prezzo che deve pagare chi ama o anche chi soltanto dispone ad amare.

E non potrebbe essere diversamente. La civiltà in cui viviamo, e che il teatro di Ruccello ci restituisce in tutte le sue contraddizioni, sembra favorire l’amore (si pensi al caso limite della pubblicità, che spudoratamente lo reclamizza come uno dei rami più proficui della produzione e del consumo); ma in realtà è ferocemente erotofobica, penalizza amore e amanti a tutti i livelli: nega nei fatti quello che pure non perde occasione di esaltare a parole.

Resta la solitudine, ultima “spes” o meglio ultima disperazione. E così una “Serata d’amore” automaticamente diviene una “serata di solitudine”.

A questo punto, però, dobbiamo registrare il verificarsi di un piccolo ma significativo miracolo: l’impiego della Danieli come attrice solista si rivela non soltanto una scelta produttiva, ma anche un’inquietante soluzione stilistica.

Il suo folle monologare, il suo ansimante dialogare con interlocutori invisibili, normale conseguenza del suo stare in scena da sola alla fine sembra insinuare che tutto il teatro di Ruccello possa essere letto come una ricca galleria di personaggi che parlano ai fantasmi, che si muovono in mezzo ai fantasmi.

L’opera di un commediografo di qualità, abbiamo detto, mal si presta ad essere ricondotta a singoli concetti generali. Ma peggio ancora si presta ad essere esplorata, ad essere penetrata nel suo mistero di fondo. Se con questo spettacolo ci siamo appena accostati a quel mistero, se soltanto lo abbiamo sforato, possiamo dire con soddisfazione che ne è valsa la pena.

 

Isa Danieli, Manlio Santanelli

 

Teatro Gloria di Pomigliano D’Arco

 

Inaugurazione stagione teatrale 2016/2017 Sabato 5 novembre 2016, ore 20.45 Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro presenta Lina Sastri in Mi chiamo Lina Sastri …appunti di viaggio
Biografia in musica idea scenica e disegno luci Alessandro Kokocinski, direzione musicale Adriano Pennino ottimizzazione grafica Stefano Labellarte drammaturgia e regia Lina Sastri

Il titolo trae spunto dalla risposta che l’amata artista partenopea è costretta a dare a chi, ancora oggi, le chiede come si chiama, ricordando di lei la voce e il volto ma non il nome.

Dopo un’intensa stagione dedicata alla prosa, Lina Sastri torna felicemente alla musica. Con lei 5 musicisti che da sempre la accompagnano nel suo viaggio musicale. La musica è quella della sua terra, Napoli vecchia e nuova, cantata alla sua maniera, a volte con un solo strumento, a volte con una festa di suoni seguendo l’essenza interpretativa che il testo e le note – insieme allo spazio del tempo e del luogo in cui le esegue –  le suggeriscono.  Parole di brani, o stralci di testi teatrali rappresentati, racconti di vita e di incontri ordinari e straordinari della sua vita artistica. Le poesie che tanto ama e citazioni da poeti che le sono cari o dalla sua stessa scrittura. Il tutto si intreccia alla musica in un abbraccio d’amore sincero. Un racconto musicale sul filo delle emozioni, della bellezza e dell’arte che, in Napoli, trova ispirazione e complemento.

 

 Teatro Nuovo di Salerno

Sabato 5, ore 21.00, e domenica 6 ottobre 2016, ore 18.30 Enzo Varone e Gennaro Morrone in Menecmi commedia comico-musicale da Plauto adattamento in chiave moderna di Fabio Pisano

 

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