Una stagione teatrale che si annuncia interessante e che pone Napoli sempre più al centro della scena culturale italiana con la messa in scena di opere classica e di lavori contemporanei in teatri tradizionali ed in spazi adattati al teatro che si rivelano nuovi centri di cultura. Le prime stagioni teatrali ad alzare il sipario il Teatro Diana, giovedì 13 ottobre, con un classico dei classici: Filumena Marturano, mentre il Nuovo Teatro Sanità presenta una sperimentazione italo-tedesca, ed a seguire tutti gli altri teatri. Una miscellanea di testi, regie, con grandi del teatro e giovani promosse. Tutti da vedere e scoprire.

TEATRO DIANA

Al via la stagione teatrale del Diana con Filumena Marturano  con Mariangela D’Abbraccio e Geppy Gleijeses che riportano sul palcoscenico per la regia di Liliana Cavani una delle opere simbolo di Eduardo De Filippo.

 

da giovedì 13 Ott 2016 a domenica 30 Ott 2016
MARIANGELA D’ABBRACCIO, GEPPY GLEIJESES
Filumena Marturano

di Eduardo De Filippo
regia LILIANA CAVANI

con NUNZIA SCHIANO, MIMMO MIGNEMI

personaggi e interpreti

Filumena Marturano: Mariangela D’Abbraccio
Domenico Soriano: Geppy Gleijeses
Alfredo Amoroso: Mimmo Mignemi
Rosalia Solimene: Nunzia Schiano
Diana: Ylenia Oliviero
Lucia: Elisabetta Mirra
Umberto, studente: Agostino Pannone Riccardo,
commerciante, Gregorio: De Paola Michele,
operaio: Eduardo Scarpetta
L’avvocato Nocella: Fabio Pappacena

scene e costumi RAIMONDA GAETANI
musiche THEO TEARDO
assistente alla regia MARINA BIANCHI

NUOVO TEATRO SANITA’

NOI NON SIAMO BARBARI!

13, 14, 15 ottobre ore 21

16 ottobre ore 18

Di Philipp Löhle

Traduzione di Umberto Gandini

Con  Fabiana Fazio, Irene Grasso, Pako Ioffredo, Fabio Rossi

Direttore del Coro, Carlo Caracciolo

Adattamento e regia Mario Gelardi

Il coro : Vincenzo Antonucci, Riccardo Ciccarelli, Mariano Coletti, Antonio Della Croce, Carlo Geltrude, Gaetano Migliaccio, Sasi Nicolella, Alessandro Palladino

Adattamento e regia Mario Gelardi

Luci Paco Summonte

Costumi Roberta De Pasquale

Addetto Stampa Milena Cozzolino

Foto di Scena Vincenzo Antonucci

Aiuto Regia Alessandro Palladino

Una produzione ntS’- nuovo teatro Sanità, in collaborazione con il Goethe Institut

Una coppia borghese e conservatrice, una progressista, sono vicini di casa.

La coppia di progressisti decide di ospitare uno straniero di pelle nera che dice di essere un rifugiato politico. La convivenza forzata e le confidenze tra amici e amiche, alimentano i sospetti, ma anche un vero scontro di ideologie. Quando la padrona di casa scompare, ne nasce un “giallo” che diventa anche lo spietato ritratto di una classe sociale e intellettuale. Un intrigo di accuse e di sospetti, ironicamente intervallati dai canti di un coro patriottico. Dialoghi taglienti e cinici, un’ alternanza di battute feroci e luoghi comuni sullo “straniero”, in un turbine di sentimenti che cambiano con il precipitare degli eventi. NOI barbari siamo allora divisi tra la filantropia e la paura, tra il fascino dei pregiudizi esotici e la curiosità, tra condanne preventive e giudizi definitivi.. NOI siamo i barbari grotteschi e tragicomici sull’orlo dell’esistenza.

La messa in scena del testo di Philipp Löle è il primo stadio di un progetto di collaborazione tra il Goethe Institut di Napoli e il Nuovo Teatro Sanità. Il progetto prevede la scoperta e la collaborazione tra autori e registi italiani (in particolar modo napoletani) e tedeschi. Philipp Löle in estate è stato a Napoli, al nuovo teatro Sanità, per raccontare il suo testo, come è nato, quali temi vuole affrontare e per incontrare gli attori e il regista dello spettacolo.

 

Philipp Löhle (Ravensburg, 1978) artista associato del Teatro Maxim Gorki di Berlino, è un giovane autore che si è distinto per i suoi testi dal carattere acido e surreale, ma di grande efficacia drammatica. A rivelarlo in Germania prima e in Francia poi è stato il testo “Genannt Gospodin” (trad. lett. “Detto Gospodin).

TEATRO BOLIVAR

Al teatro Bolivar di Materdei prosegue la rassegna “Duetti | 200 grammi di teatro a sera“. Da giovedì 13 a domenica 16 (da giovedì a sabato ore 20.30, domenica ore 18) si alterneranno 2 spettacoli a sera: dalla follia manicomiale di un impiegato che si crede re e di un omosessuale che si crede gravido a un Amleto pazzo o frantumato in vari personaggi, dal peso del cibo come peso dell’anima all’intrinseca dualità di ciascuno esplicata nel gioco di specchi, dal requiem a una terra vitale e al suo simbolo, Pulcinella, alla geisha che danza per amore.

Una rassegna, ideata dai due direttore artistici del BolivarEttore Nigro e David Jentgens – che nasce come start up della stagione 2016/2017 del teatro Bolivar (che inizierà …) e che omaggia l’arte del racconto. E a tal proposito gli ideatori scrivono: “In ogni parte del mondo, dai suoi albori ad oggi, gli uomini si sono sempre seduti, e continuano a farlo seppur più di rado, intorno a un tavolo o a un fuoco per raccontare e ascoltare storie, fiabe, gesta o fatti realmente accaduti, talvolta enfatizzati. La necessità di raccontare e di raccontarsi continua a essere il fondamento delle relazioni umane e per questo crediamo che possa essere un buon inizio per questa nuova stagione del Bolivar. Oggi il racconto ha cambiato pelle ed è diventato monologo, ma l’esigenza da cui nasce non è cambiata. Ogni attore, prima o poi, avverte la spinta prepotente di volersi confrontare con il “recitare da solo” per donare, in maniera diretta, paesaggi e visioni interiori. Riteniamo che la condivisione del proprio mondo, con le sue sfumature ed emotività, diventi un invito a guardarsi dentro, a ripiegare sulla propria interiorità, trovando così la cura per stare bene. I monologhi, oltre a essere una risposta organica all’imbarbarimento produttivo contemporaneo, fungono anche da screening, fornendo informazioni sullo stato di salute del teatro oggi. Le diversità stilistiche e poetiche individuali, inoltre, diventano pozzo di ricchezza per gli spettatori e per chi ancora crede nel teatro come via di cura“.

Info

Il teatro Bolivar è in via Bartolomeo Caracciolo 30, Napoli. A pochi passi dalla metropolitana Linea 1 – fermata Materdei. Prezzo biglietto 15 euro (2 spettacoli a sera). Per info 081 544 26 16 – www.teatrobolivar.com

DUETTI 200 grammi di teatro a sera

direzione artistica Ettore Nigro e David Jentgens

13|14|15|16 ottobre da giovedì a sabato ore 20.30 | domenica ore 18

giovedì 13 ottobre

ULTIMO PRIMO GIORNO DI RE FERDINANDO

scritto pensando a “Le memorie di un pazzo” di Nikolaj Vasil’evič Gogol’
di Cristian Izzo

con Anna Bocchino e Raimonda Maraviglia

regia e adattamento Ettore Nigro

Mavra, impiegata comunale, è convinto di essere stato incoronato Re di Spagna – oggi, come ieri, come sempre – e viene chiusa in manicomio. Il disturbo d’identità ogni giorno resetta la sua mente, facendole vivere sempre un solo unico giorno: il primo – e quindi l’ultimo – da sovrano. Perennemente innamorato, Ferdinando, della sua corona e di una “donna” per cui è impazzito, forsennatamente impegnato nel suo progetto di salvare la luna, Ferdinando trova un amico e un validissimo alleato nel dottore che lo prenderà in cura. Il dottore cercherà di aiutarlo usando metodi diversi da quelli convenzionali, agendo non sul “come” ma sul “perché”, suggerendo all’infermiera di somministrare cure e non bastonate. Attraverso il paziente, che si scoprirà essere paziente e dottore allo stesso tempo, anche l’infermiera vivrà una seconda rinascita.

ANGELO DELLA GRAVITÁ (un’eresia)

di Massimo Sgorbani
con Michele Schiano di Cola

regia Michele Schiano di Cola

Angelo della gravità è un testo nato in seguito alla lettura di una notizia riportata anni fa sui giornali: negli Stati Uniti un detenuto nel braccio della morte era in attesa che la sua condanna a morte venisse eseguita tramite impiccagione. L’esecuzione, però, era stata sospesa perché il condannato in questione era grasso al punto che il suo peso avrebbe spezzato la corda del boia. Il fatto di cronaca è rimasto un semplice spunto. Angelo della gravità non è la storia di quell’obeso, ma di un obeso, un uomo con evidenti problemi di disordine alimentare e di immaturità psicologica, un animo infantile intrappolato in un corpo cresciuto a dismisura. La sua unica consolazione è il cibo. Il cibo, un tempo ricevuto dalla madre, è il solo, più alto dono d’amore che lui conosca. E proprio inseguendo il cibo l’uomo approda nel paese da favola dove i supermercati sono aperti a tutte le ore e i panini sono come quelli dei fumetti: gli Stati Uniti. Qui, in terra straniera, consuma l’efferato ma candido delitto per il quale viene condannato all’impiccagione. Il monologo è il resoconto che l’uomo fa delle sue vicende mentre attende di essere appeso alla corda del boia. L’obeso approda alla visione celeste degli “angeli della gravità” che, grazie alle loro ali, vincono il peso della materia e si elevano verso Dio.

venerdì 14 ottobre

PAZZO AD ARTE frammenti di vita che ci ri-guardano

liberamente tratto da alcune scene dell’Amleto di William Shakespeare
di Alessandra Niccolini e Giuseppe Pestillo

con Giuseppe Pestillo

Lo spettacolo, nato per omaggiare il grande drammaturgo inglese in occasione del IV centenario della sua morte, prende vita dopo un lungo periodo di studio dell’Amleto dove sono state di fondamentale importanza, per lo sviluppo della drammaturgia e la comprensione di determinati nodi drammatici, le analisi che Orazio Costa Giovangigli ha avuto modo di lasciare nei suoi anni di insegnamento, regista e maestro di teatro. Ne è venuta fuori una performance per un solo attore che pone gli spettatori faccia a faccia con la contemporaneità delle amletiche vicende e con i sentimenti e le emozioni universali di cui l’opera shakespeariana è portatrice. L’attore diventa, di volta in volta, personaggi diversi del dramma, scegliendo tra il pubblico i suoi interlocutori con lo scopo di accorciare le distanze tra un testo “sacro” del teatro e la nostra vita, immergendolo nel quotidiano della convivialità. «Ci siamo divertiti – spiegano gli autori – a trasformare alcuni dialoghi del dramma in monologhi in cui il personaggio, pur rivolgendosi ad una persona, pare che non ascolti affatto l’altro, come tutti noi sperimentiamo nella quotidianità quando trattiamo il nostro interlocutore come “due orecchie” per i nostri soliloqui e viceversa».

MIRARI

di Anna Bocchino, Dario Rea, Arturo Scognamiglio
con Anna Bocchino e Dario Rea

regia Arturo Scognamiglio

Sempre più spesso l’essere umano ha difficoltà ad agire bene con se stesso, ad ascoltarsi e a rispettare il proprio sentire reale, interno, e non quello derivante dalle influenze provenienti dall’esterno. Ci si dimentica di noi in quanto essere comprendente una dualità da curare e nutrire equilibratamente. Ne nasce una incapacità di rapportarsi agli altri con coscienza di sé, viziando i rapporti con menzogne, inganni, punti di vista distorti sugli accadimenti. Com’è possibile che qualcuno veda chiaro quando non vede nemmeno se stesso, né quelle tenebre che egli stesso proietta inconsciamente in ogni sua azione? Si fa di tutto, anche le cose più strane, pur di sfuggire alla propria anima. Ed è quello che Pietro fa. Occupa il suo tempo per non sentirlo vuoto, senza chiedersi realmente cosa voglia fare, cercando di riempire esteriormente una mancanza che proviene da dentro ed ha origini più profonde. Un giorno, tornando a casa, incontra Mira. L’incontro armonico che ne verrà, cambierà irreversibilmente il percorso di entrambi.

sabato 15 ottobre

REQUIEM A PULCINELLA [RAP]

un percorso di ricerca e creazione a cura della Scuola Elementare del Teatro / Conservatorio Popolare per le Arti della Scena diretto da Davide Iodice

di e con Damiano Rossi

turntablist, b-boy Ivan Alfio Sgroi
coro, figure, tecnica Tommaso Renzuto Iodice | coordinamento artistico e tecnico Michele Vitolini

Damiano è uno dei tanti rappers campani, dei tantissimi, parlatori, straparlatori, che dalle innumerevoli crew piantate in città o (come nel suo caso) nei paesi dell’entroterra, continuano a lanciare il proprio grido ritmico, elaborando disagi, inquietudini, desiderio. La particolarità di Damiano è quella di ‘essere sceso dalla crew’, per così dire, e di aver scelto il teatro, portando con sé tutti i suoi ‘chiodi’, le sue ferite, la sua rabbia, i suoi ‘bits’, ma anche una maschera antica. Da questa abbiamo tratto la forza combustiva per un primo studio scenico. Accompagnato dallo scratching di Ivan Alfio Sgroi e dalle incursioni di Tommaso Renzuto Iodice, altro ‘allievo’ della Scuola Elementare del Teatro, questo giovane ‘griot’ contemporaneo, intona qui il suo requiem ostinato e vitalissimo per una terra che non finisce di morire e forse per tutta una generazione.


LA GEISHA CHE DANZA PER AMORE ainoyume
regia coreografia e danza Chiara Alborino/Compagnia Danza Flux
produzione Danza Flux

Si tratta di un solo di teatro e danza contemporanea, ispirato al teatro giapponese, e in particolare alla figura della geisha, al teatro Nō, al Kabuki, ma anche alla ricerca dei significati, delle tradizioni e musiche giapponesi: dall’uso dei Sakura, i tipici fiori nipponici, al suono dello Shakuhachi, il caratteristico flauto dritto. I testi guida sono di Kuki Shuzo, Murakami e Yasunari Kawabata. Un’ anziana geisha, in un’atmosfera sospesa tra realtà e sogno, si reca sulla tomba dell’amato defunto per rievocarne la presenza attraverso un rito d’amore e pianto. Dai sentimenti generati dal ricordo nascono delle danze. Poesia, purezza, eleganza, mistero è ciò che la danzatrice evoca attraverso un linguaggio corporeo ricercato nelle movenze, nella gestualità e nella rottura della continuità del movimento attraverso cenni di tribalità ancestrale, superando in questo modo il confine tra la cultura occidentale ed orientale.

domenica 16 ottobre


GIANNI BREIL

di e con Pietro Tammaro

adattamento Alberto Mele

regia Pino Carbone

Una storia semplice e assurda, come solo dentro un dipartimento di psichiatria può nascere. In Gianni Brail è concentrata la malattia mentale, le violenze, i rapporti con la famiglia, l’omosessualità, la voglia di maternità, l’arte come unico veicolo di speranza e di salvezza. Un amore salvifico anche quando distorto, piegato, incompreso, urlato, violento.

E così, una volta terminata la mia degenza, ritornato negli strali di questa città allucinante e allucinata, ho cercato il modo per far sì che tutte le idee raccolte prendessero forma. Il monologo raccoglie la necessità di raccontare tutte le implicazioni sociali, emotive e civili dell’essere pazzi in un mondo che ancora oggi contempla le malattie mentali solo da un punto di vista patologico.

In Gianni Brail, un omosessuale bipolare ricoverato per l’ennesima volta, convinto di aspettare un bambino a seguito di uno stupro che lui non riesce a considerare come tale, convivono una serie di domande alle quali la società odierna sembra non voler dare risposte. A cosa serve la verità se non a renderci liberi? A chi possiamo chiedere aiuto, se non riusciamo a pagarne il prezzo? A cosa serve cercare di guarire se il mondo non è pronto ad accettarci così come siamo?

SHAKESPIRANDO #45# uomo attore – solo

libero adattamento da “Amleto” di William Shakespeare
di e con
Piergiuseppe Francione

Un viaggio di uomo-attore solo, un tradito Amleto che vede e sente troppo e sceglie la via del folletto pazzariello punk per dire delle scottanti verità, tra cui quella di essere tutti morti vivi in una gran bella prigione a cielo aperto. Senza la maschera il pagliaccio-uomo non trova altra via d’uscita se non quella di credere solo ed esclusivamente alla possibilità che l’arte e, nel caso specifico, l’attore e l’attrice, possano incastrare le coscienze dei malfattori. Quando poi l’uomo osserverà, a posteriori, se stesso-attore non potrà non vedere di essere lui il primo vigliacco. Capisce, così, che solo riuscendo a non essere-non essere ciò che è stato fino ad allora, potrà grazie alla stesso processo che vive l’artista e l’attore, ritornare ad essere ciò che è: un essere umano. L’arte, che è amore e bellezza, forse ci salverà.

TEATRO STABILE NAPOLI – TEATRO SAN FERDINANDO-TEATRO MERCADANTE

 

LIOLÀ
di Luigi Pirandello
regia Arturo Cirillo

con
Massimiliano Gallo – Neli Schillaci detto Liolà
Arturo Cirillo – Zio Simone Palummu, ricco massaio
Milvia Marigliano – La zia Croce Azzara, sua cugina
Giovanna Di Rauso – Tuzza, figlia della zia Croce
Giorgia Coco – Mita, moglie di zio Simone
Sabrina Scuccimarra – Càrmina, detta La Moscardina
Antonella Romano – Comare Gesa, zia di Mita
Viviana Cangiano – Ciuzza
Valentina Curatoli – Luzza
Giuseppina Cervizzi – Nela
Antonia Cerullo, Emanuele D’Errico, Francesco Roccasecca (allievi della scuola del teatro Stabile di Napoli – secondo anno) – I tre cardelli di Liolà

scene Dario Gessati
costumi Gianluca Falaschi
luci Mario Loprevite
musiche Paolo Coletta

regista collaboratore Roberto Capasso
assistente alla regia Riccardo Buffonini
assistente ai costumi Gianmaria Sposito

produzione Teatro Stabile di Napoli

L’apertura della stagione 2016/2017 non poteva che essere affidata a uno dei registi napoletani più interessanti fra quelli di nuova generazione, Arturo Cirillo, con un testo che, sebbene non rinvii direttamente alla cultura della nostra città, ha con essa non pochi legami (si ricorda, per esempio, un’interessante riscrittura ad opera di Peppino De Filippo): Liolà di Luigi Pirandello. Nei panni del protagonista – lo spensierato dongiovanni del titolo, privo di senso etico e pieno di gioia di vivere – uno degli attori napoletani più versatili del momento, Massimiliano Gallo, già apprezzato protagonista di diverse produzioni dello Stabile degli ultimi anni (da Circo equestre Sgueglia di Viviani, per la regia del franco argentino Alfredo Arias a La signorina Giulia di Strindberg firmata dal giovane regista cileno Cristián Plana).

19-10-2016 ore 21

 20-10-2016 ore 17.00

21-10-2016 ore 21.00

22-10-2016 ore 19.00

23-10-2016 ore 18.00

25-10-2016 ore 21.00

26-10-2016 ore 17.00

27-10-2016 ore 17.00

28-10-2016 ore 21.00

29-10-2016 ore 19.00

30-10-2016 ore 18.00

 

TEATRO AUGUSTEO

Il debutto della Stagione è affidato, il 20 ottobre, a Enrico Montesano, che torna con “IL MARCHESE DEL GRILLO”.  Il film cult di Mario Monicelli prende ispirazione da una figura storica realmente esistita, e racconta la Roma papalina di inizio ‘800 attraverso la sottile ironia del Marchese Onofrio del Grillo, consegnato alla storia della comicità di tutti i tempi da un grande Alberto Sordi. In questa versione teatrale musicale, un altro grande protagonista della scena italiana è chiamato a prestare tutta la propria verve e il proprio carisma al personaggio del Marchese, segnando un’altra importante pagina della storia della commedia musicale italiana: il mattatore Enrico Montesano. Lo spettacolo vanta la firma registica di Massimo Romeo Piparo.

da giovedì 20 ottobre, ore 21 a domenica 30 ottobre ore 18

TEATRO BELLINI

 

DAL 25 10 AL 6 11 2016

BORDELLO DI MARE CON CITTA’

di Enzo Moscato

con (in o.a.)

Fulvia Carotenuto, Cristina Donadio, Ivana Maione, Enzo Moscato, Sefora Russo, Lello Serao, Imma Villa

regia

Carlo Cerciello


produzione

Elledieffe, Teatro Elicantropo

Napoli, per le abitanti di un ex-bordello è una giornata particolare: si attende la visita del Cardinale che dovrà verificare per conto della Curia se quel luogo di peccato potrà essere consacrato come luogo di culto. Pare, infatti, che Assunta, la proprietaria nonchè ex-maitresse della casa chiusa, sia in grado di fare miracoli, precisamente, di guarire gli ammalati dai “mali moderni”.
È la scaltra Titina l’organizzatrice della nuova attività della casa, poiché, con grande spirito imprenditoriale, ha fiutato le potenzialità economiche dell’industria dei miracoli.
C’è poi Betti, la figlia dodicenne di Titina, già avviata alla prostituzione e c’è una giornalista che intervista le ex meretrici. Ci sono pozioni magiche e segreti, passioni e vendette, c’è la religione senza spiritualità e c’è Napoli, in un costante bilico tra il sacro e il profano…
Dopo il grande successo di Scannasurice, il nuovo allestimento di Carlo Cerciello attinge di nuovo all’universo di Enzo Moscato che sarà, sulle scene ideate da Roberto Crea, insieme a un nutrito gruppo di attrici e darà vita a uno spettacolo dalla cifra onirica ma, al tempo stesso, dalla forza dirompente e intensamente terrena.

 

 

TEATRO NUOVO

26-30 Ottobre

Serata d’Autore

regia di Manlio Santanelli omaggio ad Annibale Ruccello nel trentennale della morte

di Manlio Santanelli e Isa Danieli

su testi di Annibale Ruccello  costumi di Annalisa Giacci

musica di Carlo De Nonno

 

 

 

 

 

TEATRO CILEA

“Sono apparso a San Gennaro” . Si tratta di un’opera corale ambientata nella città di Napoli che nasce dall’estro musicale e creativo di Federico Salvatore. La scena rappresenta una piazza nella zona del porto di Napoli dove il dialetto si fa strumento di espressività teatrale con evidenti richiami alla commedia dell’arte. A popolare la piazza sono figure (attori, attrici e ballerini-mimo) tratte dai vari strati sociali in cui gli aspetti della vita diventano loro stessi commedia. Sopra di loro si muove il matto del quartiere, il barbone, il diverso, interpretato dallo stesso autore, che, libero da ogni convenzione, fotografa lucidamente il mondo intorno a lui. Il cantattore Federico Salvatore riveste di teatro i suoi successi televisivi. Ripercorre la sua storia musicale, sceneggiando alcune canzoni (Ninna nanna, Incidente al Vomero, Azz, Donna Amalia, ‘O figlio d’’o zappatore, ecc…) che, già di per sé, potevano considerarsi delle micro-sceneggiate, o vere e proprie  rappresentazioni di un genere popolare.

 

dal 27 ottobre alle 21:00 al 30 ottobre alle 18:00

Di:

Federico Salvatore e Mario Brancaccio

Regia:

BRUNO GAROFALO

con:

Mario Brancaccio, Lello Giulivo, Patrizia Spinosi, Francesco Viglietti, Gennaro Monti, Simona Esposito, Nicola D’Ortona, Luisanna Taranto, Antonio De Francesco e Salvatore Misticone

Scene:

BRUNO GAROFALO

Costumi:

MARIA GRAZIA NICOTRA

Coreografie:

ENZO CASTALDO

Produzione:

IMMAGINANDO con la collaborazione organizzativa di PRAGMA SRL

 

TEATRO SANNAZZARO

La festa di Montevergine

A ventun’ anni dalla scomparsa di Luisa Conte il Teatro Sannazaro

“La Festa di Montevergine” per non dimenticare… Luisa Conte che è stata una delle attrici più amate dai Napoletani  con la sua caparbietà ebbe il coraggio di portare in scena questo spettacolo complicato e dispendioso. Raffaele Viviani, straordinario poeta dei poveri, commediografo, artista, capocomico  che attraverso i suoi testi ci ha lasciato un autentico vocabolario della lingua napoletana che deve essere tramandata ai giovani.

dal 21 Ottobre

La Festa di Montevergine

di Raffaele Viviani

Regia di Lara Sansone

 

TEATRO BRACCO

48 MORTO CHE PARLA

In programma dal 4 al 20 Novembre 2016, Caterina De Santis e Rosario Ferro saranno protagonisti di un esilarante e paradossale spettacolo dell’assurdo.                                  Da venerdì 4 novembre 2016 a domenica 20 novembre 2016Lo spettacolo va inserito in quel filone di teatro dell’assurdo che regala comicità allo spettatore attraverso il paradosso. Siamo in una casa alto borghese, i suoi occupanti sono “nouveaux riches”, arricchitisi con una vincita al superenalotto. Il padrone di casa ha sognato i numeri da giocare, datigli in sogno da Mike Bongiorno, il quale, però, gli ha dato anche la data della sua morte. Tutto si svolge, quindi, intorno a questa attesa: di chi attende la sua morte con timore e non riesce a godersi la ricchezza portata dalla vincita, e del resto della famiglia, che, troppo impegnata a godersi la nuova condizione sociale, poco pensa che ciò che il “morituro” ha sognato possa accadere sul serio. Una girandola di personaggi assurdi ed un finale a sorpresa condiscono questa divertentissima commedia.

 Caterina De Santis e Rosario Ferro – 48 Morto che Parla
In programmazione dal 4 novembre al 20 novembre 2016Regia di Rosario Ferro
Giovedì ore 21.00 – Platea: 18 euro, Galleria: 10 euro, Platea CRAL: 14 euroVenerdì ore 21.00 – Platea: 20 euro, Galleria: 15 euro, Platea CRAL: 16 euroSabato ore 18.00 (solo prima settimana) – Platea: 20 euro, Galleria: 15 euro, Platea CRAL: 16 euroSabato ore 21.00 – Platea: 25 euro, Galleria: 18 euro, Platea CRAL: 20 euroDomenica ore 19.00 – Platea: 25 euro, Galleria: 18 euro, Platea CRAL: 20 euro

 TEATRO DELLE PALME

dal 10 novembre 2016
GENNARO CANNAVACCIUOLO
VOLARE
concerto a Domenico Modugno
regia Marco Mete

Un tuffo emozionante nella storia di un personaggio simbolo della grande canzone italiana. Il recital di Gennaro Cannavacciuolo, premio ETI 2009 Olimpici del Teatro come attore non protagonista, propone in una reinterpretazione personale le varie strade musicali percorse da Modugno. Nella prima parte, via con le canzoni dialettali e macchiettistiche, da “O CAFFE’” a “LA DONNA RICCIA”, da “LA CICORIA” e “U PISCI SPADA”, alla più famosa “IO MAMMETA E TU”; fino ai monologhi teatrali e al suggestivo dialogo tra madre e figlio tratto dalla commedia musicale “TOMMASO D’AMALFI” di Eduardo de Filippo, eseguito con l’apporto della voce registrata di Pupella Maggio che volle dare il suo contributo proprio a questo spettacolo. Nella seconda parte da atmosfera brechtiana, largo alle canzoni d’amore più famose lanciate da Modugno come “VECCHIO FRAC”, “TU SI NA COSA GRANDE”, “RESTA CU MME” e così via sino all’ormai inno nazionale “NEL BLU DIPINTO DI BLU”, cantato e danzato a mo’ di Tip Tap alla maniera di Fred Astaire. Uno spettacolo coinvolgente ed interattivo, applaudito dalla critica più esigente, che propone un alternarsi sottile di momenti comici e di alcuni più melanconici, di aspetti gioiosi e di suggestive evocazioni poetiche.

 

 

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