Fu l’amore a portare a Napoli Antonio D’Enrico, detto Tanzio da Varallo, pittore del seicento e sulla cui opera si apre a Napoli una mostra a palazzo Zevallos di Stigliano attraverso la quale si apre una nuova luce sulla sua attivita’. Un documento rinvenuto presso l’Archivio Diocesano, un processetto, un atto di verifica che all’epoca era necessario per contrarre matrimonio ci narra di un amore con la signora Apollonia Aversano. Il matrimonio non fu poi’ concluso ma da quel documento datato 2/13 giugno 1610 gli studiosi comprendono molte e nuove cose. La sua presenza a Napoli lo portò anche ad avvicinarsi ad un altro grande il Caravaggio. E la mostra prende il nome proprio da questo ‘incontro’ che influenzerà l’artista piemontese ma molto attivo nell’Italia centro meridionale.

Sino all’11 gennaio 2015 sono in mostra ventinove opere, tredici di Tanzio ed altre di artisti della ‘stretta cerchia di Caravaggio’: Battistello Caracciolo, Louis Finson, Carlo Sellitto, Filippo Vitale. Lo stesso Michelangelo Merisi è rappresentato in mostra dal Martirio di sant’Orsola (1610). Quest’anno fu quello in cui probabilmente si conobbero. La mostra intende  focalizzarsi sui diversi nodi ancora da sciogliere nel percorso del pittore e si sofferma sui primi anni di Roma dove svolse l’apprendistato presso la bottega del Cavalier d’Arpino del quale c’è il dipinto David con la testa di Golia.  Stesso soggetto scelto poi da Varallo ed in mostra. A Napoli ebbe una sua bottega dove produsse opere figurative che sono conservate tra la Campania e l’Abruzzo. Tanzio fu conquistato da Caravaggio. Per gli esperti ‘un accentuato naturalismo, il modo di comporre le scene, il particolare uso della luce sono espressione di un linguaggio pittorico appreso durante il soggiorno meridionale”.

L’esposizione patrocinata dal MIBACT e curata da Maria Cristina Terzaghi è un omaggio a uno dei massimo artisti del seicento.

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