Un nuovo percorso per conoscere una delle più importanti  residenze  della Dinastia Borbonica è stato inaugurato a cura della Coop Siti Reali e del Centri Museale “Musei ed Agraria”.

La costruzione della Reggia di Portici è legata ad una leggenda. Il Re Carlo III, di rientro da una battuta di pesca al tonno a Castellamare di Stabia, è costretto,  per via delle avverse condizioni metereologiche,  ad attraccare in prossimità di Portici.  Qui, dopo aver pernottato nella villa del Duca d’Elboeuf,  apprezza, insieme alla consorte Maria Amalia di Sassonia, le meraviglie del sito,  adagiato tra il Vesuvio ed il mare, e decidono di costruirvi una nuova residenza.

Fin qui la leggenda.  La Reggia fu costruita a partire dal 1738 sotto la supervisione dell’Architetto Antonio Canevari, con maestranze romane, le migliori dell’epoca.  La sua costruzione fu motivo di incremento demografico ed urbanistico della zona, incremento testimoniato dalle famose Ville Vesuviane del Miglio d’Oro.

Il percorso è volto a riscoprire le architetture della Reggia di Portici,  oggi purtroppo la peggio conservata delle grandi Residenze  Borboniche, anche perché solo in minima parte destinata a sito museale, il Museo Ercolanense, ed occupata da Uffici pubblici della Sovrintendenza e della Provincia, dalle strutture della Facoltà di Agraria e persino da abitazioni private.

L’itinerario consente di scoprire la Cappella Palatina, consacrata nel 1849, e costruita modificando l’originario teatrino di corte. Dedicata alla Immacolata Concezione che, insieme a San Gennaro avrebbe dovuto “proteggere” la Corte dalla furia del Vesuvio. Ai quattro lati, le statue dei patroni delle due capitali, San Gennaro e Santa Rosalia,  e dei Santi legati alla Casa Reale, San Carlo Borromeo e Sant’Amalia. La Cappella ospita un piccolo organo che fu suonato da Mozart nel 1770 in occasione della sua visita a Napoli, capitale della musica europea in quell’epoca.

Singolare è poi la Sala Cinese, oggi Aula Magna dell’Università, espressione del gusto settecentesco per le atmosfere orientali, gusto importato attraverso le porcellane, più che conseguenza di viaggi. Porcellane che divennero poi, per volere della casa Borbonica, eccellenza del Regno con la scuola di Capodimonte.

Nonostante l’inevitabile “inquinamento” delle architetture originali , causate dalla attuale destinazione d’uso dei locali,  il percorso permette di apprezzare gli interessanti spazi del piano nobile, in parte ancora affrescati in stile rococo’, gli scaloni reali e le splendide terrazze che danno sul bosco superiore.

L’itinerario si conclude nei giardini inferiori, ai margini della prateria, chiusa attualmente al pubblico.

 

 

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