Sabato prossimo si potranno riammirare i sotterranei gotici, ambienti delle fondamenta trecentesche della Certosa, una edificazione  che iniziò nel maggio del 1325 per volere di Carlo, duca di Calabria, figlio del sovrano Roberto d’Angiò.

Un’ opera di ingegneria possente ed elegante, con una successione di pilastri e volte ogivali a sostegno dell’intera struttura certosina, nei lunghi corridoi e negli slarghi sono esposte le opere in marmo della Sezione di sculture ed epigrafi.

Una raccolta che si è formata attraverso acquisti, lasciti, donazioni, cessioni e depositi tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.

 L’esposizione comprende circa centocinquanta opere in marmo, distribuite nei vari ambienti secondo un ordine cronologico (dal medioevo al XVIII secolo) ma rispettando anche i contesti di provenienza.

Tra le sculture in marmo, le opere  più rilevanti di epoca trecentesca, si segnalano: il sarcofago di Beatrice del Balzo, ricavato dal reimpiego di una vasca romana del II-III secolo d.C. ,  il frammento di una Figura femminile giacente (forse Maria di Valois) della bottega del grande scultore-architetto senese Tino di Camaino,  la cosiddetta Madre di Corradino (forse Maria di Borgogna, moglie di Carlo I d’Angiò o più probabilmente una Santa Caterina d’Alessandria), e una lastra a rilievo raffigurante La Morte e Franceschino da Brignale (1361), singolare ex-voto allegorico costruito sul contrasto tra il senso dell’attaccamento alla vita e l’ineluttabilità della morte.

Tra le opere del Quattrocento sono da segnalare la doppia lastra tombale, raffigurante padre e figlia, della famiglia de Miro (1413), di fattura e di disegno ancora trecenteschi e, per la prima metà del Cinquecento, la splendida Madonna col Bambino di cultura raffaellesca.

 La visita ai sotterranei si conclude con un capolavoro di uno tra i principali protagonisti della scultura europea del Settecento: l’imponente e languido San Francesco d’Assisi (1785-1788 circa) di Giuseppe Sanmartino  e  con un’Allegoria velata (forse una Modestia), scolpita probabilmente dal suo allievo Angelo Viva che evoca le celebri sculture della Cappella Sansevero.

 Non meno significativa è la raccolta epigrafica, un  archivio di pietra che testimonia con le sue iscrizioni  fatti di vita urbana quotidiana , pagine di  storia della città attraverso i secoli.

 Orario: ogni sabato e domenica alle ore 11.30 con PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA

(max 50 persone):accoglienza.sanmartino@beniculturali

In caso di maltempo le visite non potranno aver luogo.

Ingresso: € 6,00  (intero complesso monumentale)

Informazioni: accoglienza.sanmartino@beniculturali; tel. 081 2294 568

sspsae-na.sanmartino@beniculturali.it – www.polomusealenapoli.beniculturali.it

facebook.com/museodisanmartino

Commenti

commenti