Con Indivisibili di Edoardo De Angelis emozioni in piazza a Vico Equense, straordinario luogo della Penisola Sorrentina dove buon cibo, benessere, artigianato, trasporti,  ospitalità, e commercio sono ingredienti per consentire agli ospiti, giornalisti e pubblico del Social World Film Festival di godersi una straordinaria rassegna.

Anche se assente perché nell’imminenza della nascita del suo primo figlio dalla bellissima compagna, l’attrice Pina Turco, la famosa Deborah di Gomorra, moglie di Ciro l’Immortale nella serie tv, il regista Edoardo De Angelis è stato protagonista della serata inaugurale del Social World Film Festival, ideato e diretto da Giuseppe Alessio Nuzzo, domenica 23 luglio, con la proiezione del suo ultimo film-capolavoro, Indivisibili. L’Arena Loren, come viene ribattezzata nei giorni del Festival Piazza Kennedy, gremita in ogni ordine di posti, ha applaudito commossa il pluripremiato lungometraggio, distribuito da Medusa Film e uscito nelle sale italiane il 29 settembre 2016. La trama: Viola e Dasy sono due gemelle siamesi napoletane (interpretate dalle giovanissime e straordinarie Angela  e Marianna Fontana, diciottenni casertane al loro debutto cinematografico), che cantano a matrimoni, battesimi e feste paesane e, grazie alle loro esibizioni, danno da vivere a tutta la famiglia, attraverso lo sfruttamento che il padre rapace (Massimiliano Rossi), la madre imbelle e lo zio fanno della loro anomalia. Un’anomalia che le rende interessanti al pubblico come fenomeno da baraccone, che tutti vogliono vedere, toccare, commentare con morbosa curiosità. Quando si prospetta la possibilità di operarsi per dividersi, grazie a un luminare che si era trasferito all’estero (Peppe Servillo), le ragazze, alle quali l’essere unite per sempre era stata descritta come una condizione ineluttabile, vanno in crisi: una vorrebbe conquistare la “normalità”, l’altra ha paura del cambiamento, anche perchè la famiglia le pone di fronte ad un ricatto morale, preoccupata dal rischio di perdere una preziosa fonte di mantenimento: “Chi è normale muore di fame” dice il padre, ammalato del tavolo da gioco, per convincere le ragazze a non rinunciare alla loro diversità, mentre la religione, che si ammanta di superstizione popolare, le spinge a credere quasi di essere unite per volontà suprema. Il tema, originale e sentito, permette al regista di indagare sulle separazioni in senso non solo fisico: separazioni intese come passaggi fondamentali, per quanto dolorosissimi, che consentono di crescere e diventare se stessi. Il messaggio è che non è detto che separarsi significhi necessariamente perdersi o allontanarsi. Girato a Castelvolturno, in provincia di Caserta, indicata dall’Unesco come uno dei luoghi più disastrati del Pianeta, tra inquinamento, tumori, integrazione difficile con i neri, criminalità, il film, come nello stile di De Angelis, presenta uno spaccato crudo e sincero della società in un’area tormentata della Campania. Intorno alle gemelle siamesi gira un mondo cupo e dolente, immerso in una periferia disumanizzante. La storia delle sorelle finisce così per diventare emblema della storia di una terra e di un popolo che cerca faticosamente di emanciparsi dalle catene del malaffare, della criminalità, del pregiudizio e della quiescenza passiva. Il film è stato presentato nella sezione “Giornate degli Autori” alla 73ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia., successivamente al Toronto International Film Festival nella sezione “Contemporary World Cinema” e al London Film Festival. Ai David di Donatello 2017 ha guadagnato premi per: migliore sceneggiatura originale a Nicola Guaglianone, Barbara Petronio e Edoardo De Angelis, migliore produttore a Attilio De Razza e Pierpaolo Verga, migliore attrice non protagonista a Antonia Truppo, migliore musicista a Enzo Avitabile, migliore canzone originale a Abbi pietà di noi, migliore costumista a Massimo Cantini Parrini; al Nastro d’argento 2017 ha conseguito i premi per migliore soggetto a Nicola Guaglianone, miglior produttore a Attilio De Razza e Pier Paolo Verga, migliore colonna sonora a Enzo Avitabile, migliore canzone originale (Abbi pietà di noi) a Enzo Avitabile, Angela e Marianna Fontana, migliori costumi a Massimo Cantini Parrini, premio Guglielmo Biraghi a Angela Fontana e Marianna Fontana; al Globo d’oro 2017 ha incassato il premio per la miglior musica a Enzo Avitabile; ai Ciak d’oro 2017 ha conquistato i riconoscimenti per la migliore sceneggiatura a Edoardo De Angelis, Nicola Guaglianone e Barbara Petronio, migliore fotografia a Ferran Paredes Rubio, migliore scenografia a Carmine Guarino, migliori costumi a Massimo Cantini Parrini, miglior sonoro in presa diretta a Valentino Giannì e Fabio Conca, migliore colonna sonora a Enzo Avitabile, migliore manifesto a Giorgio Aureli per Studio 360, e in più il Ciak d’oro Colpo di fulmine ad Angela e Marianna Fontana. Inoltre, il film ha portato a casa il Premio FEDIC 2016, il Premio Lina Mangiacapre 2016, il Premio Francesco Pasinetti 2016 per il miglior film, il Premio Gianni Astrei 2016, il Premio Franco Cristaldi 2017 per miglior produttore a Attilio De Razza e Pierpaolo Verga, il Premio Ennio Morricone 2017 per le migliori musiche a Enzo Avitabile, il premio Piero Tosi 2017 per il miglior costumista a Massimo Cantini Parrini.

Edoardo De Angelis è nato a Napoli il 31 agosto 1978, ed è cresciuto a Caserta. Giornalista, giocatore di pallanuoto e rapper in adolescenza, a 19 anni ha capito che la sua vocazione era “raccontare per immagini” e ha iniziato a realizzare i suoi primi cortometraggi tra le cave abbandonate e le campagne di Caserta. Nel 2006 si diploma in regia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, col cortometraggio Mistero e passione di Gino Pacino, storia di un uomo che sogna di fare l’amore con Santa Lucia e perde la vista per il senso di colpa, lavoro che gli procura il premio della critica presso il 1° Küstendorf Film and Music Festival. Nel 2011, realizza il suo lungometraggio di esordio Mozzarella Stories, che subito lo impone all’attenzione di pubblico e critica per il suo talento straordinario: Paul Bompard  su L’Internazionale: “Mozzarella Stories è una storia di vita e morte, sesso, amore e odio, potere e denaro attorno all’oro bianco della Campania: la mozzarella di bufala”; Gianluca Arnone su La rivista del Cinematografo: “Un film: colorato, slabbrato, eccessivo. In una parola: vivo”; Anna Maria Pasetti su Ciak: “Esondante di atmosfere tra il grottesco e il decadente, l’esordio di De Angelis offre uno sguardo inedito, sia per tema che per originalità formale”; Francesco Alberoni su Il Corriere della Sera: “Gli artisti spesso intuiscono il senso dei tempi. Lo ha fatto De Angelis nel suo bellissimo e divertente Mozzarella Stories”; il regista Emir Kusturica, in un’intervista a Il Venerdì de La Repubblica: “De Angelis mi ha conquistato con il suo talento visionario”. Nel 2014, con la società fondata assieme a Pierpaolo Verga, la O’ Groove, scrive, dirige e produce il suo secondo lungometraggio: Perez., presentato in selezione ufficiale fuori concorso alla 71ª Mostra del Cinema di Venezia, che conquista il Globo d’oro e Premio Hamilton per Luca Zingaretti e il Premio Biraghi all’esordiente Simona Tabasco. Paolo Agostini, su La Repubblica scrive: “A parte il solido intreccio, la fotogenia dei gelidi sfondi del nuovo Centro Direzionale di Napoli, l’incisività dei personaggi secondari, la forza di un’atmosfera opprimente e senza possibilità di redenzione, potente è il personaggio principale”. Nel 2016 De Angelis firma l’episodio Magnifico Shock del film in tre episodi Vieni a vivere a Napoli, presentato in anteprima al Bifest, di cui Pietro Cinelli su globalist.it scrive: “Un piccolo gioiello che vorresti non finisse mai, dove nell’improbabilità del tutto scopri un talento visionario capace di reinventare gli archetipi del cinema napoletano”. E nel 2016 arriva Indivisibili. Per Teresa Marchesi dell’Huffington Post “Indivisibili è un film che sa fare del degrado ambientale e della sottocultura un valore assoluto”. Ha dichiarato il regista: “Con Indivisibili sono consapevole di aver raggiunto un nuovo linguaggio. Una sorta di realismo trascendente che nasce da questioni molto personali. Era ed è la voglia di fare una indagine sul concetto di separazione collegato alla crescita. Non mi considero un regista che mette semplicemente in scena; io cerco l’animo umano”.

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