Itinerari – La chiesa di Sant’Anonio Abate – via Foria Napoli

 

Il 17 gennaio si accendono i falò si portano gli animali in chiesa a far benedire. Una tradizione antichissima che a Napoli si rinnova da secoli e  che gli storici come il Galanti nella Guida per Napoli e suoi contorni (1861) descrive così: “Ai 17 gennaio si conducono i cavalli ornati di nastro presso la Chiesa di Sant’Antonio Abate; ivi si fanno benedire, si attaccano al loro collo serti di ciambelle, e dopo di averlo fatti girare tre volte intorno alla chiesa, si chiedono preservato da ogni malore. Un simile triplice giro si crede che gli antichi facessero fare intorno al cavallo di bronzo, la testa di cui vedasi nel museo Borbonico”.

La festività di Sant’Antonio Abate è la prima degli appuntamenti popolari e religiosi che ancora oggi si celebrano nel corso dell’anno. A dedicare una chiesa al santo degli animali fu la regina Giovanna D’Angiò. Era il 1370 e la regina volle ampliare una chiesa annessa ad un ospedale dove si curavano i malati affetti da herpes zoster. I monaci utilizzavano per le cure il grasso di maiale. Per la capacità curativa attribuita a quest’unguento i maiali erano tenuti in grande ‘considerazione’ tanto che scorazzavano durante le processioni in onore di Sant’Antonio Abate. Della chiesa gotica resta molto poco poichè nel 1779 la chiesa fu completamente ristrutturata.

La chiesa di Sant’Antonio Abate è dedicata all’eremita, taumaturgo e protettore degli animali che secondo la tradizione avrebbe acceso il suo bastone con il fuoco dell’inferno. La chiesa si presenta a navata unica, con soffitti a cassettoni e con oggetti artistici di epoca angioina come i due frammenti di affreschi. Vi è poi la Madonna con il Bambino il cui volto riprodurrebbe quello della regina Giovanna. Vi è anche un San Gennaro attribuito a Luca Giordano ed un fonte battesimale del ‘500.

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