Se il vicino chiostro grazie ai privati è ‘resuscitato’, la vicina chiesa soffre da anni per lavori mai conclusi. E’ il complesso di Sant’Agostino alla Zecca che alla fine dell’ottocento fu smembrato sia per questione urbanistiche che religiose. Il chiostro è stato recentemente recuperato da una associazione culturale mentre la chiesa resta chiusa per lavori in corso che proseguono a singhiozzo, in una parte,  mentre in un’altra parte sono fermi.

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Il campanile del complesso è uno dei più alti di Napoli ed è visibile da tutte le colline. La chiesa è bella e la complessa storia di lavori a singhiozzo è visibile ad occhio nudo: una parte, la zona dell’altare è restaurata, gli stucchi sono in gran parte ultimati, mentre la zona laterale, entrando sulla destra,  necessita di interventi urgenti.

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Il tesoro negato risale ad epoca angioina: la costruzione fu voluta da Carlo I d’Angiò, su una preesistenza di Eremitani, ma venne completata  da Roberto d’Angiò nel 1287. In quest’epoca ospitò Studio generale dell’Ordine Agostiniano.   Ristrutturata dopo il terremoto del 1456 fu nuovamente rifatta tra il XVII secolo e il XVIII secolo da Bartolomeo Picchiatti, Francesco Antonio Picchiatti, Giuseppe de Vita e Giuseppe Astarita.  A metà ‘400 Simone de Jadena vi realizzò una Natività a figure staccata di cui non c’è più traccia. Vi sono importanti monumenti funebri: la tomba di Dionigi dei Roberti, amico di Boccaccio, morto nel 1342. Ed il sepolcro di Nicolo Jommelli, tra i grandi della musica napoletana del ‘700.

Molto suggestivi sono i sotterranei dove ci sono le tombe dei monaci fino ad una certa epoca visitabili e luogo di devozione.

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