Probabilmente non è un caso che il cuore pulsante di quel che resta della antica religiosità napoletana risieda proprio nel cuore del Centro Storico. Salite agli onori delle cronache per l’oramai famosissima polemica  televisiva con l Litizzetto, le monache Clarisse Cappuccine,  dette “Le Trentatrè”,  rappresentano la più antica istituzione monastica napoletana. Trentatrè come gli anni di Cristo, ma anche un numero giusto per una comunità che doveva vivere di carità e che accoglieva infatti suore senza dote. Un tempo per entrare a far parte della comunità c’era una lunga lista di attesa. Oggi le suore sono solo 14 e continuano la loro attività contemplativa sia pure, parzialmente modificata secondo i canoni del Concilio Vaticano II. Hanno, come ormai noto, un sito internet ed una pagina Facebook ed è stata costituita una ONLUS,  “L’atrio delle Trentatrè”,  per valorizzare, tutelare e restaurare il “Monastero Santa Maria in Gerusalemme”.

Le monache vivono di preghiera e carità. Il loro collegamento col mondo è la ruota lignea che da 500 anni fa anche da interscambio con l’esterno dato che le monache devolvono in beneficenza quello che eccede i loro bisogni.  Eseguono, secondo la tradizione, piccoli lavori artigianali, modellando statuine di Gesù Bambino in cera  che cedono in cambio di offerte.

Situato proprio nel cuore di Napoli, il Monastero Santa Maria di Gerusalemme ha una storia che dura da cinque secoli, praticamente senza soluzione di continuità, anche se la struttura ha subito modifiche e spostamenti. La fondazione risale infatti al ‘500 ad opera della nobildonna Maria Lorenza Longo che, dopo essere stata miracolata a Loreto, si dedico alle opere di bene fondando l’Ospedale degli Incurabili, primo Ospedale del Regno di Napoli,  che ha visto all’opera, nei secoli,  grandi medici e grandi santi. Anticipando quello che fu lo spirito della Contro-riforma,  ottenne da Papa Paolo III l’autorizzazione per fondare un ordine monastico secondo la prima regola di Santa Chiara

L’attuale ingresso principale è su Via Anticaglia e si presenta con una monumentale scala in fondo alla quale, sotto un arco di piperno, c’è un grande affresco raffigurante la Crocefissione, opera di Pietro Malinconico, datato 1776. Sui lati altri affreschi raffiguranti “San Francesco che abbraccia il Cristo”, “San Francesco che riceve al Bambin Gesù” e “Santa Chiara che scaccia i Saraceni” ambientato sotto le mura di Assisi.

Sulla sinistra la Chiesa, costruita dal 1619 al 1626, si distingue per il grande altare ligneo, il più grande presente a Napoli, con al centro una tavola raffigurante la presentazione di Gesù al Tempio di scuola fiamminga. Intorno rappresentazioni di vari santi e sante francescani e cappuccini e la tomba della fondatrice Maria Lorenza Longo.  Particolarissimo il pavimento maiolicato,  risalente al XVII secolo. La domenica, alle 9 è possibile per il pubblico partecipare alla Santa Messa che le religiose seguono dalle grate poste in alto e rigorosamente rivolte all’altare.

Da tempo parte del Monastero è visitabile grazie a visite organizzate periodicamente dalla Associazione Siti Reali e dalla ONLUS.  Sottratti alla clausura, il refettorio, in parte ricostruito secondo i dettami dell’epoca ed adibito a sala conferenza , sovrastato da un affresco raffigurante “L’Ultima Cena”,  di origine incerta e parzialmente rimaneggiato,  e le antiche cantine anch’esse utilizzate per piccoli eventi e mostre.

La fondatrice del Monastero, la cui causa di beatificazione è in dirittura di arrivo, pare sia talmente legata ai luoghi della sua attività terrena che gli avvistamenti della sua figura tra le mura antiche dell’Ospedale, sono molto frequenti.

foto di GIUSEPPE NUZZO

Commenti

commenti