San Potito. Riapre la chiesa e la Curia l’affida all’Associazione al maestro Carlo Morelli con un evento di apertura ‘San Potito ad alta live show’. San Potito chiesa di metà del seicento era parte di un complesso monastico, abitato dalle suore basiliane, poi benedettine che durante il decennio francese furono cacciate. Il monastero è stato trasformato in caserma, mentre la chiesa è di nuovo fruibile, dopo una chiusura durata molti anni. Si trova sulla sommità di una collina dove un tempo c’erano le fosse del Grano, in via Salvatore Tommasi, ed a ridosso di via Salvator Rosa.

Risale al 1615 l’anno di costruzione di questa chiesa, dell’architetto Pietro De Marino e poi restaurata nel 1780 da Giovan Battista Broggia.

Attraverso una scalinata si accede alla chiesa che ha una facciata geometrica e segue due ordini. Dal primo si arriva ad un atrio molto profondo e sul quale poggia il coro delle monache, mentre al secondo ordine, una doppia coppia di paraste inquadra perfettamente tre finestre. L’interno della chiesa è a navata unica con tre cappelle per lato. Secondo gli esperti il gioiello di questa chiesa è la zona absidale occupata da uno splendido altare del Settecento, ed alle pareti tre quadri. Al centro: San Potito mentre trafitto dal chiodo infuocato, fa provare lo stesso dolore all’imperatore Antonino, opera datata 1654 e firmata Nicolò De Simone. A destra: San Potito che abbatte un idolo, e a sinistra San Potito che salva Agnese, la figlia ossessa di Antonino, questa firmata Giacinto Diano porta data 1784.

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