La chiesa di San Pietro a Majella, Napoli, sarà la tappa conclusiva dell’itinerario ‘”Capolavori da riscoprire” a cura del Polo museale regionale. L’appuntamento è per sabato 28 marzo, ore 11, a cura di Brigitte Daprà. La chiesa eretta nei primi anni del Trecento, è uno dei monumenti più significativi dell’architettura angioina a Napoli e dedicata a Pietro Angeleri da Morrone, eletto papa nel 1294 con il nome di Celestino V.  Risalgono alla metà del Trecento due cicli di affreschi: il primo nella cappella Leonessa attribuito a un maestro intriso  di cultura di cultura senese e fiorentina e il secondo nella cappella Pipino, attribuito al Maestro di Giovanni Barrile. Insieme al celebre affresco con la Madonna del soccorso o di Lepanto, opera di un maestro dalla cultura avignonese sono preziose testimonianze superstiti dell’epoca angioina. Verso la fine del Quattrocento la chiesa fu ampliata e arricchita con numerose opere ancora conservate, fra cui il coro intarsiato nell’abside, i pavimenti maiolicate e alcuni capolavori nel campo della scultura. La grande trasformazione  avvenne nel XVII secolo con la decorazione barocca e la realizzazione del grandioso soffitto a cassettoni dove sono inserite le celebri tele di Mattia Preti raffiguranti episodi della vita di S. Pietro Celestino e di Santa Caterina d’Alessandria. Nel 1826, l’annessa struttura conventuale divenne sede del Real Conservatorio di Musica, verso la fine dell’Ottocento nella chiesa, rimasta chiusa  per un secolo, iniziarono i lavori di recupero dell’antica  struttura gotica con la conseguente eliminazione di parte della decorazione barocca.

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