Fuochi d’artificio ed applausi per ringraziare San Gennaro di sciogliere il suo sangue anche quest’anno. Sono le 10.05 quando il cardinale Crescenzio Sepe annuncia il miracolo.

Il culto di San Gennaro a Napoli ha origini antichissime e nei secoli i napoletani lo hanno eletto a riferimento religioso della loro città e delle loro tradizioni cristiane tanto da avergli dedicato chiese, edicole, porte, guglie, ed immagini pittoriche di diverso genere, disseminate nell’intero territorio cittadino.

La devozione al santo è tale che, se fino al 1605 Napoli aveva sette compatroni Agrippino, Gennaro, Attanasio, Aspreno, Eufebio, Severo ed Agnello, successivamente

Gennaro è rimasto formalmente da solo sul trono di primo protettore della città, ed ancora oggi, i napoletani e S. Gennaro sono legati da indissolubile amore.

Il culto ha origini antichissime e gli storici lo fanno risalire al V secolo d.C., quando una parte dei resti mortali furono traslati, tra il 413 ed il 431 d.C., nelle catacombe San Gennaro a Capodimonte provenienti da Marciano, villaggio tra Agnano e Fuorigrotta, oggi Cupa Marzana, a Napoli. Successivamente le reliquie furono portate via dalle catacombe per essere conservate prima nella cattedrale di Santa Maria di Gerusalemme aBenevento, poi nell’Abbazia di Montevergine, in provincia di Avellino, e quindi definitivamente sotto gli Aragonesi, nella Cappella del Succorpo nel Duomo di Napoli.

Gli altri resti mortali, il capo ed il sangue, contenuto in ampolle, erano conservati prima nel torrione del Tesoro Vecchio poi nella Cappella del Tesoro di San Gennaro, entrambi i luoghi ubicati nel Duomo di Napoli.

S. Gennaro è famoso nel mondo per il miracolo dello scioglimento del suo sangue, che ogni anno, si compie per due volte l’anno: la prima domenica del mese di maggio ed il 19 settembre. La prima liquefazione, che è stata documentata con certezza, risale al 17 agosto 1389. Da allora il culto, la devozione e le tradizioni popolari hanno accompagnato il ricordo del martire. Diversi scienziati hanno tentato di spiegare il fenomeno della liquefazione del sangue, ma nessuno, sino ad oggi, ha saputo spiegare scientificamente l’avvenimento.

I luoghi, le immagini ed i monumenti a S. Gennaro ripropongono questo o quel evento prodigioso che a lui si attribuisce. Lo sguardo di Gennaro giovane o vecchio, la sua figura accanto ad altri santi o Gennaro che incontra eroi giudaici della Bibbia, testimoniano che nei secoli si è sempre trovato un modo originale per raffigurare il patrono che annienta i mali della città: fuoco del Vesuvio, carestie e peste.

San Gennaro a Capodimonte

Così, la più antica raffigurazione di Gennaro come patrono della città è l’affresco sulle pareti di una cripta nelle catacombe di San Gennaro a Capodimonte, risalente presumibilmente al 512 d.C. Vi è ritratto un Gennaro giovane con alle spalle il Monte Somma e Vesuvio, opera realizzata probabilmente dopo la tremenda eruzione del Vesuvio del 512 d.C., in segno di riconoscimento perché proprio nelle catacombe si erano rifugiati e quindi salvati migliaia di superstiti. Nello stesso periodo fu fondata, nei pressi delle catacombe, la basilica di San Gennaro extra moenia, poi affidata ai monaci benedettini e punto di riferimento della chiesa napoletana tanto che durante la settimana santa, come raccontano gli storici, l’arcivescovo si recava nella basilica allora denominata, Sanctorum Ianuarii et Agrippini situm forus ad corpus, poiché vi era sepolto anche il vescovo Agrippino, e celebrava messa.

Nel 1468, il cardinale Oliviero Carafa, fondò, sul luogo della basilica benedettina, l’ospedale di San Gennaro e quindi nel 1656 fu edificato anche l’ ospizio di San Gennaro dei poveri. Il complesso cadde in disuso ed oggi è in parte un ospedale pubblico. Le catacombe di San Gennaro e lachiesa di San Gennaro extra moenia sono visitabili. Poco distante nel parco della Reggia di Capodimonte vi è una Cappella di San Gennaro, fatta costruire da re Carlo di Borbone nel 1745 per esprimere la sua devozione al patrono. A testimonianza dell’importanza data al luogo di culto furono chiamati insigni artisti dell’epoca: Ferdinando San Felice per la struttura architettonica, mentre il quadro dell’altare maggiore fu commissionato a Francesco Solimena.

San Gennaro alla Certosa di San Martino e Vomero

Un’altra area della città le colline di San Martino e del Vomero ospitano monumenti ed opere in memoria di San Gennaro. Nella Certosa di San Martino vi è la Cappella di San Gennaro quasi interamente affrescata da Battistello Caracciolo, che ripercorre alcuni episodi della devozione gennariana: il martirio e la processione contro l’eruzione del Vesuvio del 1631. Dal 1720 sull’altare è posto l’ex voto marmoreo, opera di Domenico Antonio Vaccaro, che riproduce il gesto della Vergine che offre le chiavi della città a Gennaro. Di D.A. Vaccaro il volto che esce da una cornice nelchiostro grande della Certosa di San Martino.

Diverse le leggende sulla costruzione di altri luoghi di culto dedicati al santo ed edificati nel corso dei secoli al Vomero. Tra queste quella secondo la quale sarebbero stati costruite cappelle, poi chiese, lungo il percorso della via Antiniana, oggi Antignano, scelta tra il 413 d.C. e il 431 d.C quale via per trasportare le spoglie del martire da Fuorigrotta alle catacombe di Capodimonte.

Nel viaggio si sarebbe verificato il primo miracolo di liquefazione del sangue poiché il corpo avrebbe sostato per qualche tempo nella zona. Così lachiesa di San Gennariello al Vomero, oggi, parte del convento dei frati minori conventuali e la cappella detta Vacchiano, poi abbattuta e nei pressi della quale fu ristrutturata agli inizi del Novecento la basilica pontificia di San Gennaro ad Antignano. Ex novo, invece, fu edificata nel 1892, la chiesa di San Gennaro al Vomero. Si volle creare un nuovo sito di culto idoneo alle esigenze dei napoletani, che nel frattempo avevano scelto questa parte della collina vomerese per insediarvi le loro abitazioni ed ovviamente si scelse come riferimento il martire Gennaro.

San Gennaro nel Centro e nel Duomo di Napoli

Il centro storico della città ospita numerosi testimonianze del culto per San Gennaro. Di alcuni siti vi è soltanto la memoria storica testimoniata dalle fonti e o da alcuni oggetti. Così la chiesa di San Gennaro all’Olmo, che non esiste più, di cui restano due colonne di piperno, oggi nel Duomo di Napoli. Si narra che dove sorgeva la chiesa ci fosse la casa natale di San Gennaro. Oggi, il palazzetto è sede della fondazione dedicata a Gian Battista Vico.  Della chiesa di San Gennaro Spogliamorti, in vico Limoncello, non resta nulla. Si chiamava così perché in essa venivano deposti i cadaveri per essere spogliati dai commercianti ebrei che ne acquistavano gli abiti, prima di essere sepolti nelle Catacombe di San Gennaro.

La cattedrale di Napoli, ha molteplici testimonianze della devozione nei secoli per il patrono San Gennaro. La sua costruzione ebbe inizio nel 1294 per volontà del re Carlo II d’Angiò sul posto di preesistenti edifici religiosi, alcuni distrutti ed altri inglobati nella struttura angioina come la basilica diSanta Restituta ed il Battistero di San Giovanni in Fonte, IV secolo. La facciata, è stata più volte rimaneggiata e restaurata nelle forme originarie alla fine dell’800, inglobando gli elementi antichi. L’interno, a croce latina a tre navate, è riccamente decorato. Il soffitto ligneo a cassettoni è del 1600 . Per quanto riguarda il culto di San Gennaro la chiesa di Santa Restituta,conserva due lastre marmoree di epoca medioevale ubicate nelle pareti dellaCappella di Santa Maria del Principio che raffigurano le Storie di Giuseppe e di San Gennaro e di Sansone.

Inoltre, per custodire degnamente le ossa del patrono, quando queste furono traslate a Napoli, il 13 gennaio 1497, la famiglia Carafa volle far edificare al di sotto della tribuna del Duomo una cappella, per la quale il papa Paolo III concesse loro, nel 1534, il patronato. I lavori presero il via 1 ottobre del 1497 per terminare undici anni dopo, cioè nel 1508, e costarono una cifra considerevole per l’epoca: quindicimila ducati. Essa è molto bella anche se diversa dall’originario progetto ed è chiamata “succorpo” perché proprio la devozione popolare ha ricavato tale parola dalla definizione latinain corpore ecclesiae. Al suo interno tra l’altro ci sono raffigurazioni San Gennaro e dei compatroni.

Un gioiello architettonico con un fortissimo simbolismo religioso è la Cappella del Tesoro di San Gennaro nel Duomo di Napoli, che fu edificata di fronte alla Basilica di Santa Restituta, sulla base di un voto fatto dal popolo, il 13 gennaio 1527, che chiedeva a San Gennaro di fermare la peste. La Cappella fu consacrata il 16 dicembre 1646 ed è stata luogo di manifestazioni rilevanti. E un monumento di straordinaria bellezza e devozione a cominciare dalla porta in bronzo, opera di Cosimo Fanzago. All’interno sono custodite le reliquie del capo e del sangue del santo, che prima di allora erano state conservate nella sede del Vescovado e poi nel Torrione Vecchio. Essa è ricca di immagini ed oggetti artistici che rappresentano la vita e le opere del martire più amato dai napoletani come la statua bronzea di San Gennaro, opera dello scultore carrarese del Seicento,Giuliano Finelli, o il paliotto realizzato da Gian Domenico Vinaccia tra il 1692 ed il 1695.

Altri monumenti sono dedicati al santo patrono di Napoli, fra questi ricordiamo la Guglia di San Gennaro, in piazza Riario Sforza, innalzata per ringraziarlo di aver placato la furia del Vesuvio nel 1631, ringraziamento rinnovato con la costruzione dell’edicola votiva, in quella che attualmente si chiama piazza De Nicola, dinanzi la chiesa di Santa Caterina a Formiello, e che fu fatta realizzare a Lorenzo Vaccaro e poi al figlio Domenico Antonio Vaccaro. Qui il Santo guarda il Vesuvio quasi a volerlo sfidare. Ed, infine, Porta San Gennaro dove, Mattia Preti, nel 1656, raffigurò tra gli altri San Gennaro. All’artista era stato chiesto di raffigurare diversi santi in segno di devozione perché il popolo cercava protezione divina contro la diffusione del morbo delle peste.

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