Debutta la Teatro Diana, come terzo appuntamento di questa stagione teatrale, Massimo Ranieri che porta in scena il Riccardo III di Willliam  Shakespeare, di cui firma anche la regia. Uno spettacolo imponente con 19 attori, la traduzione e l’adattamento di Masolino D’Amico, uno dei massimi anglisti al mondo, e le musiche composte appositamente da Ennio Morricone.

Una nuova sfida teatrale per Massimo Ranieri che si esibirà, come protagonista di questo difficilissimo  testo shakespeariano nel “Riccardo III” di W. Shakespeare.

In una nota stampa si legge: “E’ un titolo che ho in testa da vent’anni. Ad inculcarmi quest’idea fu  un mio caro amico palermitano ,ex professore di filosofia, oggi novantenne, che un giorno mi disse..” saresti un vero  Riccardo III… Anche Morricone, quando gli ho chiesto di scrivermi le musiche, mi ha dato dell’incosciente… Ma se non sei incosciente non puoi fare questo mestiere. E’ un ruolo  con cui prima o poi ti devi scontrare e confrontare…

E nelle note di regia si approfondisce il perché di questa scelta: “Dopo averlo letto e riletto, ho capito chiaramente una cosa: Riccardo III non è soltanto personaggio straordinario, è soprattutto un grandissimo attore. Riccardo III è il numero uno dei malvagi, è il grande genio della rappresentazione del potere: perciò, io non interpreterò un personaggio, interpreterò un attore.

Del resto, non sono grandi attori tutti gli uomini di potere? Non recitano un ruolo che deve suscitare applausi, consensi, se non addirittura idolatria da parte di uomini e donne che diventano loro gli ignari personaggi della sua commedia?

Riccardo, poi, indossa i costumi della malvagità meglio di chiunque altro e allora via via che continuavo a leggere e rileggere mi è apparso sempre di più in bianco e nero. Anzi, in bianco e noir. Perché se i gialli svelano le colpe dalla parte dei buoni, il noir ci fa guardare il mondo con gli occhi dei colpevoli, ci spinge a scoprire fin dove possono arrivare le radici dell’umana cattiveria.

Questo Riccardo III l’ho immaginato inquietante e accogliente, proprio come quei grandi film noir che abbiamo profondamente amato. Per provare a intravedere sulla scena l’eterno mistero del male“.

 

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