Quando il cinema forma i medici

La pandemia di Ebola: quando un film diventa un mezzo per la formazione dei Medici Può un film, una storia di fiction, essere utilizzato per la formazione scientifica dei Medici? E’ quanto si è tentato di fare con “e-bola”, film presentato in anteprima l’anno scorso alla Festa del Cinema di Roma, e disponibile gratuitamente in streaming da luglio di quest’anno su www.ebola-movie.com.

Il film, a metà tra thriller e documentario divulgativo, mescola drammaturgia con elementi scientifici rigorosi, ed è stato al centro di una Tavola Rotonda istituzionale il 15 luglio scorso dal nome “Progetto e-bola: la lezione di e-bola, formazione ed informazione per prevenire le pandemie”, patrocinata dal Ministero della Salute e dal Ministero degli Esteri alla presenza delle principali istituzioni sanitarie italiane ed estere.

La pellicola, prodotta dalla Falcon Production per Consulcesi e diretta dal regista Christian Marazziti, con la consulenza scientifica di medici e di strutture in prima linea nel fronteggiare il virus (l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani”, l’Università “Sapienza” di Roma, il dottor Fabrizio Pulvirenti, medico di Emergency e “paziente zero” in Italia di Ebola, ricoverato allo Spallanzani per 39 giorni, prima di uscire vittorioso dalla malattia), è il primo film formativo all’interno del progetto FAD di Consulcesi Club per il personale sanitario. Per “film formazione” si intendono pellicole da sala talmente curate sotto il profilo scientifico da diventare materiale didattico per gli operatori sanitari.

Il film“e-bola”, con protagonista la sempre bella Daniela Poggi, punta a divulgare in maniera efficace ma scientificamente rigorosa come il virus viene trasmesso da un individuo ad un altro e quali procedure devono seguire medici, infermieri e volontari che hanno a che fare con gli ammalati di quella che rappresenta una delle peggiori epidemie affrontate dall’umanità negli ultimi decenni. Il “film formazione” racconta la storia dei sei ricercatori- eroi che lottano strenuamente contro il virus ebola in Sierra Leone. Il lavoro è idealmente dedicato all’infermiera scozzese Pauline Cafferkey, 39 anni, che ha contratto il virus l’anno scorso in Sierra Leone: all’inizio dell’anno aveva passato un mese al Royal Free Hospital di Londra, da cui era stata dimessa e dichiarata completamente guarita, ma ha avuto ad ottobre una gravissima ricaduta con complicazioni “insolitamente tardive” ed è attualmente di nuovo ricoverata in condizioni gravissime allo stesso Ospedale londinese, in un reparto in totale isolamento. La prima del film, al cinema Barberini di Roma, ha attirato un folto pubblico, tra operatori sanitari, politici, gente comune, personaggi dello spettacolo, tra cui la regista Cinzia TH Torrini, lo scrittore Federico Moccia, l’attore e regista Alessandro Haber, che ha commentato: «È molto interessante, la storia è avvincente. Un film che va visto, portato anche nelle scuole, dovunque insomma», l’attrice Eleonora Sergio: «Sicuramente un film molto toccante, molto bello, emozionante. E’ necessario informarsi il più possibile, per non farsi prendere dal panico nel trovarsi a fronteggiare un virus di questa portata». Il progetto si compone di un lungometraggio e “pillole formative” (accreditate da Agenas) che valgono 16 crediti per i medici. Dice Andrea Tortorella, Amministratore Delegato di Consulcesi, la realtà leader nel settore medico che ha ideato il progetto dei “film formazione”: «Per formare gli operatori sanitari nel modo migliore, abbiamo ideato di girare un film tramite la nostra casa di produzione cinematografica e con la collaborazione dei migliori istituti medici e delle più prestigiose università italiane, in modo tale da poter inserire all’interno del film stesso, nel soggetto e nella sceneggiatura, degli elementi didattici». Il virus ebola è responsabile di epidemie di febbre emorragica con un tasso di letalità molto alto(fino ad oltre il 90% dei colpiti). Il nome deriva dal fiume Ebola nello Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo), dove avvenne l’epidemia dell’agosto 1976, la prima ad essere identificata come dovuta a questo virus, anche se il virus aveva già provocato un’epidemia di febbre emorragica nel sud del Sudan nel giugno 1976. Ebola si trasmette attraverso il contatto con qualsiasi fluido biologico di un infettato (anche il sudore), anche durante il suo periodo di incubazione, che dura dai 2 ai 30 giorni(mediamente una settimana). Il primo caso “storico” registrato di Ebola fu un insegnante di 44 anni, Mabalo Lokela: aveva una febbre altissima improvvisa e gli fu inizialmente diagnosticata la malaria, quindi gli fu somministrato del chinino; dopo una settimana comparvero vomito incontrollabile di colore scuro, dolori addominali, cefalea, feci diarroiche miste a sangue, vertigini, dolori muscolo-scheletrici, sfinitezza, nausea, problemi respiratori. Poco dopo cominciò a manifestare sanguinamento dal naso, bocca e ano, occhi rossi dilatati, macchie emorragiche diffuse sulla pelle. Lokela morì l’8 settembre del 1976, circa 14 giorni dopo la comparsa dei sintomi. Successivamente, divampò l’epidemia tra tutti coloro che avevano avuto contatto con lui. Da allora il virus è noto e drammatiche epidemie si sono succedute fino a oggi in Africa. I pazienti muoiono per emorragie disseminate agli organi interni ed infezioni batteriche. La malattia da virus Ebola è di difficile diagnosi nei primi giorni a causa dei sintomi non specifici, ma poi peggiora rapidamente, e l’intervallo tra insorgenza dei sintomi e morte è intorno ai 7-14 giorni. Anche i cadaveri sono infetti. Sembra che la “riserva naturale” del micidiale flagello siano i pipistrelli. Le infezioni possono essere trasmesse anche da scimpanzé, gorilla e antilopi della foresta. Non esiste ad oggi una terapia specifica, la terapia è unicamente di supporto e di trattamento delle complicanze infettive. L’alta mortalità e la mancanza di terapie adeguate, classificano gli Ebolavirus come un agente bioterroristico di categoria A. Come arma terroristica, gli ebolavirus sono stati presi in considerazione dai membri della setta giapponese Aum Shinrikyo, il cui leader, Shoko Asahara, inviò circa 40 membri in Zaire nel 1992, i quali si finsero volontari, nel tentativo di acquisire un campione virale. L’efficacia come agente di guerra biologica di questi virus è tuttavia compromessa proprio dall’elevata mortalità e contagiosità: l’epidemia si diffonde rapidamente in una piccola comunità, uccidendo tutti prima di raggiungere una comunità più ampia. Il virus di Ebola ha molto ispirato, per la sua gravità e diffusività, la cultura di massa, ad esempio il film “Virus letale”, numerosi videogiochi, i romanzi “Contagio” di Robin Cook, “Nel Bianco” di Ken Follett, “Potere esecutivo” e “Rainbow Six” di Tom Clancy, “Area di contagio” di Richard Preston.

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