La Sicilia non è poi così lontana da Napoli sia dal punto di vista geografico (in poco più di mezz’ora di volo si è a Palermo) sia dal punto di vista della storia.

La Cantata dei Pastori, un percorso da Napoli a Catania scritta dal palermitano Andrea Perrucci (1651 – 1704), autore del trattato dell’arte rappresentativa del secolo  barocco, nel 1699 fece rappresentare a Napoli, sotto lo pseudonimo di Casimiro Ruggieri Ugone, la Cantata dei Pastori, azione sacra – pastorale in versi .

Il dramma narra le peripezie capitate a S. Giuseppe ed alla Madonna durante il loro viaggio verso Betlemme, contrastato dalle potenze infernali per impedire la nascita del Verbo Incarnato.  Il dramma fu rappresentato nei teatri popolari durante le feste natalizie. Era consuetudine che i  pupari la sera del 24 Dicembre interrompessero le puntate del ciclo, mettendo in scena il lavoro del Perrucci. Notevoli sono i raffronti tra la tradizione presepiale napoletana e i pupi siciliani. Si racconta infatti che il puparo, don Liberto Canino, in una sua visita alla capitale del Regno, fu così attratto dall’arte presepiale  da voler portare nella sua Sicilia  l’estro degli artisti partenopei.   La storia dei Borbone è strettamente collegata alla Sicilia e a Napoli. Fu Ferdinando IV, dopo la proclamazione della Repubblica Partenopea  del 1799, che fu costretto a fuggire per ben due volte da Napoli alla volta della Sicilia per dare poi vita una volta ritornato sul trono di Napoli a diventare Ferdinando I re delle Due Sicilie.

Fu proprio durante una visita di re Ferdinando a Partinico che il re s’innamorò del sito tanto da acquistare la dimora del Marchese della Gran Montagna dove insistono cinque contrade che formarono il Real Podere, dove venne poi costruita da Ferdinando III, re di Sicilia, la Real Cantina Borbonica oggi restaurata e sede del Museo delle tradizioni storiche, culturali ed agricole. Ed è qui che troviamo i “Pupi di Partinico”, rappresentati dagli ultimi pupari: Nino Canino, che alla veneranda età di 86 anni ancora va in scena con la sua possente voce e che ha la sua bottega nel cortile della Real Cantina insieme a quella di Vincenzo Garifo che, formato alla scuola dei Canino e vissuto senza padre dall’età di due anni, con le lacrime agli occhi ci dice che «la sua famiglia sono i pupi» e intanto ci mostra la sua collezione da Beatrice a Orlando ad Angelica a Carlo Magno. Egli possiede oltre 100 pupi di ottima fattura e continua a tenere spettacoli all’interno della struttura per le scolaresche e per gli amici e naturalmente per i turisti, perché l’amore per le storie cavalleresche lo sente nel sangue. Nino Canino nella sua attività è supportato egregiamente dalla figlia Laura, che ci spiega la storia della famiglia, che parte da Don Liberto, il cui figlio Gaspare vendette nel 1948 la collezione storica al Museo delle Marionette di Palermo, per arrivare al nipote Nino che ancora si esibisce con i suoi pupi che cesellava personalmente fino a qualche anno fa così da imprimergli sempre di più la forma umana. E poi abbiamo avuto il piacere di assistere al Teatro dell’Opera dei Pupi che, è bene ricordare, nel 2001 è stato riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità, a conferma di quanto la tradizione resta nel cuore della gente.   L’occasione per vivere queste tradizioni ci è stata data dal GAL (Gruppo di Azione Locale) Golfo di Castellammare (www.galgolfodicastellammare.it) che vede tra i 7 comuni associati anche Partinico. «Il GAL intende dare una identità culturale al territorio   –  ha detto Luigi Amato funzionario dell’ente  – alla luce delle tradizioni locali, che hanno rivestito per la Sicilia sempre un ruolo importante». Questo organismo, il più giovane tra i 17 GAL siciliani, ha la sua sede operativa ad Alcamo dove di recente è pervenuta, su invito della regione, una delegazione di funzionari croati. Scopo dell’incontro è stato quello di mostrare le azioni previste nel Piano di Sviluppo, che si basano sugli interventi infrastrutturali rurali, come la promozione finalizzata all’incremento del turismo, alla valorizzazione delle emergenze naturalistiche, storico-culturali e architettoniche, alla crescita di adeguati canali di commercializzazione dei prodotti locali ed alla promozione delle produzioni tipiche. Grazie al finanziamento del GAL Golfo di Castellammare è stata realizzata da poco una pubblicazione, in italiano e in inglese, sugli itinerari tematici proposti dall’associazione culturale “Wine farm and Tourist” per scoprire: i bagli, tipiche costruzioni fortificate che venivano un tempo utilizzate come magazzini, ad esempio quello bellissimo della città di Scopello (famosa anche per i suoi faraglioni e la sua tonnara); le cantine; i musei e i maggiori vigneti siti a cavallo delle due province di Trapani e Palermo. Tra i percorsi quello che combina natura, agricoltura e religione e quello che coniuga “Vino e architettura rurale” che, partendo dalle Dune di Calatubo sul versante tirrenico, permettono di vedere i ruderi del castello e la millenaria vicina fontana araba della “Cuba delle Rose”, recentemente restaurata dal GAL che ha finanziato anche: i “Mercati del contadino”; la riqualificazione dei “Bevai di monte e di valle”; il rifacimento dei muretti a secco dell’area esterna del Santuario della Madonna del Furi di Cinisi; la ricostruzione della chiesa di San Cataldo a cavallo tra i territori di Trappeto e Terrasini ed i restauri dei “ponti federiciani” della Madonna del Ponte di Partinico. Voluti dall’Unione Europea questi enti hanno il compito di coinvolgere nello sviluppo del territorio tutti gli attori. In quello del Golfo di Castellammare ben si coniugano le tradizioni produttive di qualità, il vicino aeroporto internazionale di Palermo, ferrovia e autostrade. Del GAL Golfo di Castellammare fanno parte aziende e associazioni private ed enti pubblici, tra questi i comuni di: Terrasini, Cinisi, Partinico, Balestrate, Trappeto e Scopello in provincia di Palermo e solo Alcamo in provincia di Trapani. «La mission del GAL Golfo di Castellammare è puntare su tre aspetti: enogastronomia, turismo rurale e conservazione del paesaggio, migliorando la qualità della vita in queste aree dove abbiamo avviato una fase di ascolto che coinvolge in primis le scuole per far conoscere il volto migliore dell’Europa, un’Europa che investe», sono queste parole del Presidente del GAL Pietro Puccio. Gli fa eco Andrea Ferrarella, Responsabile di Piano, che conferma gli obiettivi raggiunti, spendendo tutte le risorse messe a disposizione dall’Unione Europea. «Le aree rurali devono essere rivalutate – dice Santi D’Alessandro, responsabile per la Regione Sicilia della gestione dei GAL isolani e dell’animazione sul territorio – dando la possibilità alle piccole aziende e agli artigiani, che operano in loco, di investire come è stato il caso delle due sorelle che si sono inventate un’attività nel messinese con la lavorazione di un arbusto per creare souvenir e hanno richiesto un finanziamento al GAL territoriale per realizzare un laboratorio». La forza delle idee, dunque, crea redditività e i giovani ne sono consapevoli dopo il tramonto del sogno del posto fisso.

 

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