Ancora una volta la Francia colpita al cuore da Napoli: al Grenoble di Napoli sino al 15 maggio “Scuola di Posillipo revisitée-Ruderi Antichi & Architettura Moderna-Vedute” di Arno Boueilh, con ingresso libero. La personale dell’artista francese che presenta una seria di tele che ritraggono Posillipo e i suoi dintorni.

Prevista per sabato 9 maggio una passeggiata nella parte alta di Posillipo condotta proprio dall’artista, nell’ambito della quarta edizione di NomiCoseCittà. L’appuntamento è alle 10 alla stazione della funicolare di Mergellina. La prenotazione è gratuita sul sito www.nomicosecitta.org. Giovedì 14 maggio, invece, in finissage della mostra vi sarà la presentazione del catalogo pubblicato da Marchese Editore.

Arno Boueilh è nato a Parigi nel 1977. Si diploma in Arti Plastiche all’Université Paris e termina gli studi all’Accademia di Belle Arti e all’Accademia di Arti Decorative della capitale francese. L’incontro con Gille Cadiou, stimato maestro di trompe l’oeil, è determinante per la sua scelta di dedicarsi definitivamente alla pittura. I primi soggetti sono interni parigini, ma il viaggio in Italia gli apre nuove visioni, da Milano a Roma, e soprattutto a Firenze, in Toscana, dove scopre la pittura di paesaggio sulle tracce dei suoi maestri elettivi, Ingres, Corot, Balthus. L’incontro con Napoli determina una nuova svolta nel suo linguaggio: trattorie, bar, scorci urbani si accendono di una luce mediterranea che colora e ravviva ogni dettaglio. In una sospensione temporale struggente e silenziosa le insegne, le botteghe, le rare figure umane definiscono spazi minimalisti e rivelano angoli lirici di eternità. Dal 2005 vive e lavora tra Napoli e Parigi, ma da dieci anni è Napoli ad ispirarlo. L’artista espone in Francia, ma ha iniziato a collaborare con la galleria napoletana Prac di Piero Renna e questa è la sua prima mostra personale a Napoli. Dipinge paesaggi e paesaggi urbani prevelentamente “en Plein-Air” con una predilezione per Posillipo che offre una grande varietà di tematiche, mare, campagne, ruderi antichi e architettura moderna, e soprattutto una surreale atmosfera di tranquillità. “Scuola di Posillipo revisitée” di Boueilh si propone di mostrare allo sguardo degli spettatori i soggetti classici della collina di Posillipo, come Palazzo Donn’Anna, Marechiaro, Monte Coroglio, che incantarono artisti come Pitloo e Gigante, ma anche testimonianze più recenti: come gli ex-casali la stazione della funivia, ormai in disuso, che dal 1940 al 1961 ha collegato il quartiere collinare con Fuorigrotta e l’Italsider di Bagnoli, che regna sovrana ai piedi della collina, traccia ancora viva di archeologia industriale. Boueilh racconta questi cambiamenti, unendo ai suoi colori, un gusto classico e moderno. La mostra intende così far dialogare le differenti tematiche classiche e moderne che rappresentano insieme la Posillipo di oggi. Vedute in un spontaneo “trait d’union” tra ieri e oggi.

La mostra, con pitture compiute e con schizzi in corso d’opera, ritrova soggetti dei classici della Scuola di Posillipo, nota come uno dei momenti più alti del Romanticismo italiano. Una “scuola” nata forse per soddisfare le esigenze dei ricchi “turisti”, che diventa, nel tempo, l’ideatrice di un genere fortunatissimo che ha influenzato per più di un secolo la pittura napoletana. La Scuola di Posillipo nasce grazie ad un gruppo di pittori partenopei che intorno al 1830 si dedicarono esclusivamente al paesaggio en plein air, sotto la guida dapprima di Anton Sminck Pitloo e poi di Giacinto Gigante, autentico traino per tutti gli altri. Più che una scuola la si puo’ definire una corrente che si sviluppò nella città, formata da degni precursori dei futuri pittori della macchia napoletana. Le opere dei pittori “di Posillipo” più che meri “ricordi” sono veri e propri capolavori, frutto di ricerche specifiche maturate a contatto con i grandi artisti della scena europea. La pittura di paesaggio che la distingue sembra nata proprio per Napoli e dintorni: nessun altro angolo di mondo unisce infatti tanti ingredienti che sublimano questo genere di pittura. Terra e mare. Fuoco e fumi. Coste e isole. Coste e laghi. Coste e castelli. Rovine antiche, intatte come Pompei od Ercolano o Paestum, o contese dall’acqua come Pozzuoli. Grotte e miti. Palazzi, monumenti, giardini e parchi. Campagne. Lo sfondo onnipresente del Vulcano come grande montagna. E luci, colori, trasparenze e calori, nebbioline meridionali. Il tutto sembra esprimere il “carattere di un paese ancora primitivo e felice”. Una pittura riferita a una città dalle mille facce e dai mille colori, con opere che catturano lo spirito di una città e di una regione uniche al mondo. Scrive Goehte: “Da quanto si dica, si narri, o si dipinga, Napoli supera tutto: la riva, la baia, il golfo, il Vesuvio, la città, le vicine campagne, i castelli, le passeggiate… Io scuso tutti coloro ai quali la vista di Napoli fa perdere i sensi!”.

“…Ma il mare dove finisce il dolore è il mare di Posillipo, il glauco mare che prende tutte le tinte, che si adorna di tutte le bellezze. Quanto può ideare cervello umano per figurarsi il paradiso, esso lo realizza. E` l’armonia del cielo, delle stelle, della luce, dei colori, l’armonia del firmamento con la natura: mare e terra. Si sfogliano i fiori sulla sponda, canta l’acqua penetrando nelle grotte, l’orizzonte è tutto un sorriso. Posillipo è l’altissimo ideale che sfuma nella indefinita e lontana linea dell’avvenire; Posillipo è tutta la vita, tutto quello che si può desiderare, tutto quello che si può volere. Posillipo è l’immagine della felicità piena, completa, per tutti i sensi, per tutte le facoltà. E’ la vita vibrante, fremente, nervosa e lenta, placida ed attiva. E’ il punto massimo di ogni sogno, di ogni poesia. Il mare di Posillipo è quello che Dio ha fatto per i poeti, per i sognatori, per gl’innamorati di quell’ideale che informa e trasforma l’esistenza” (Matilde Serao)

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