Alcuni giardinieri seminano orzo e grano, altri tagliano i rami di un pino secolare ed altri zappano la terra.  Non siamo in aperta campagna o in un giardino privato ma all’interno del Orto Botanico di Napoli, che per tre giorni 1, 2 e 3 maggio ospiterà una mostra mercato ‘Panta’ tutta dedicata al verde ed al giardinaggio. L’ingresso sarà gratuito e si potrà visitare una delle stazioni scientifiche più importanti nel mondo. Ogni anno si contano circa 30 mila ingressi gratuiti. Da oltre 200 anni il polmone verde di via Foria, che i francesi realizzarono, copiando l’idea dei Borbone,  nel cuore della Napoli storica, sopravvive ai cambiamenti urbanistici. La città tutto intorno è esplosa, il vicino Real Albergo dei Poveri, è stato  restaurato soltanto in piccola parte, ma nel Orto Botanico regnano ordine,  pulizia ed efficienza.

Il tempo si è fermato. Sole, silenzio ed odore di piante accolgono le scolaresche in visita ai giardini botanici di Napoli. Sembra di essere in uno spazio magico dove storia, scienza e natura ci conducono per mano alla scoperta dei giardini dell’Eden.

Si parte dall’area delle piante che aiutano a rilassarsi, ad immergersi in suoni e profumi che fanno dimenticare stress e dolori: mimosa, lavanda e lillà australiano. Poi si passa alla zona delle piante medicinali come il magico Tasso. Una pianta da cui si estrae una essenza per le cure anti cancro al seno. Sembra una pianta come le altre dalle foglie, verde intenso,
compatte, disposte fitte, fitte, una accanto all’altra. I ricercatori la usano per combattere il cancro. Quindi,  poco più in là un fascio d’erba profumatissimo. Un odore intenso di limone. Non è
una pianta di limone, ma una pianta comunemente chiamata, erba al limone. Serve  a curare diverse patologie. Pochi metri e ci tuffiamo in un altro percorso. La testa comincia a girare per il profumo delle essenze e per la quantità di informazioni che ci vengono sapientemente fornite dal coordinatore tecnico dell’Orto Botanico di Napoli, Rossella Muoio.

Il parco è grande 12 ettari,  vi sono 9 mila specie arboree e floreali e 9 mila esemplari: tutte meraviglie da scoprire. Oltre le mura che circondano l’Orto Botanico, c’è la città con i suoi affanni. Ma per qualche ora è un privilegio girare per questi storici giardini. Le piante monumentali  sono lì da circa duecento anni. Anzi un ceppo di lecci, in prossimità del viale che porta alle serre, è antecedente all’insediamento del parco. Con orgoglio ci viene mostrata una incisione in rame attribuita a Giacinto Gigante, esposta negli uffici dell’Orto. Nella veduta tratta dalla
‘Corografia Fisica, Storica Statistica dell’Italia” si ammirano tra gli altri i lecci già grandi all’epoca.  Il complesso, fu aperto nel 1807, e sorge su terreni espropriati dai Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, ai religiosi  di S. Maria della Pace e dell’Ospedale della Cava. In passato, in alcune aree sono state rinvenute ossa umane. Si presume che i religiosi, che
vivevano nella zona, avessero anche un loro cimitero.

Pillole di storia che ci fanno immaginare il gran da fare di giardinieri e degli operai nel trasportare tutte le essenze vegetali presenti nell’altro orto botanico napoletano, quello di Monteoliveto, quando Bonaparte decretò la sua fondazione. Dal 28 dicembre 1807 è trascorso molto tempo, ma i giardinieri contemporanei sono anch’essi molto impegnati nel mantenere gli alberi del passato e nel dar vita a nuove piante.

Il luogo ha diverse esposizione arboree. Le  piante provengono da tutte le parti del mondo. Alcune essenze appartengo a piante in natura estinte, come alcune piante di felci, che in questo luogo continuano a crescere. E’ un mix di esotico, mediterraneo, desertico: un luogo senza confini, dove le piante crescono amate, coccolate e preservate secondo i sistemi più evoluti.
Meravigliosa è la serra moderna dove molte specie sopravvivono grazie a sofisticati sistemi di mantenimento e controllo di temperature caldo umide.

Qui gli studiosi da tutto il mondo vengono per approfondire ricerche, scoperte e confrontarsi con i colleghi napoletani che lavorano per rendere questa stazione botanica un fiore all’occhiello di Napoli nel mondo.

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