La nuova tomba monumentale di Porta Stabia, realizzata poco prima dell’eruzione  (motivo per cui si conserva in maniera eccezionale), rivela nuovi rilevanti dati sulla storia degli ultimi decenni di Pompei.

Si tratta di una iscrizione sepolcrale nella forma delle res gestae (ovvero recante la descrizione delle imprese realizzate in vita).  Le iscrizioni sepolcrali, notoriamente, contengono il nome del defunto, possono o meno indicare l’età, la condizione sociale e la carriera o altre notizie biografiche. Per i magistrati la citazione delle attività svolte si riassume nel cursus honorum (la carriera pubblica); altri riferimenti sono piuttosto rari.

Nel nostro caso invece viene fatto l’elogio del defunto, cosa che a Pompei non ha confronti.

Sono ricordate azioni ed attività realizzate in occasione di momenti importanti della biografia  del defunto: l’assunzione della toga virile e le nozze. Eventi celebrati con atti di munificenza: banchetto pubblico, elargizioni di danaro in argento; di monete ai magistrati delle associazioni, e soprattutto grandiosi giochi con combattimenti tra gladiatori e con bestie feroci. Pratica diffusa tra i possidenti per acquisire prestigio e promuovere la propria carriera politica. Non è un caso che, come l’iscrizione riporta, il defunto abbia poi rivestito la carica di duoviro.

 

 

Grazie alla citazione di eventi topici della vita del defunto apprendiamo dati importantissimi sulla storia pompeiana anche con riferimenti al  famoso episodio  narrato da Tacito, Ann. XIV, 17, avvenuto a Pompei nel 59 d.C., quando durante uno spettacolo gladiatorio scoppiò nell’anfiteatro una rissa che degenerò in uno scontro armato. L’evento richiamò l’attenzione  dell’imperatore Nerone che da Roma incaricò il senato di indagare sul fatto. A seguito delle indagini dei consoli, come riporta Tacito, ai Pompeiani fu vietato di organizzare altre manifestazioni gladiatorie per 10 anni; le associazioni illegali furono sciolte; l’organizzatore dei giochi, l’ex senatore di Roma Livineio Regulo, e quanti avevano istigato il fatto furono esiliati. Fin qui il passo di Tacito che però non è esplicito sulla sorte dei duoviri, asserendo solo, in maniera generica, che tutti quelli coinvolti furono banditi.

Nella nostra iscrizione, che completa le informazioni di Tacito, si fa  riferimento per la prima volta all’esilio che avrebbe colpito addirittura i due sommi magistrati in carica, ossia i duoviri della città.

L’iscrizione fornisce dunque dati inediti su un momento importante della storia politica e istituzionale di Pompei, restituendo lo scenario di un torbido intrigo solo adombrato da Tacito.

Altro dato straordinario, la scoperta ci permette di ricontestualizzare un pezzo importante finito al MANN alla metà del XIX secolo.

In considerazione di quanto resta e delle tracce visibili, oltre che delle ricerche di archivio tuttora in corso, è più che verosimile che la parte superiore della tomba, danneggiata dalla costruzione dell’edificio di San Paolino nell’Ottocento, fosse completata con un rilievo conservato al MANN. Se si valuta il ruolo che gli spettacoli gladatori e le venationes hanno nell’elogio, si può ipotizzare che fosse ivi collocato il noto rilievo con scene gladiatorie e di caccie con animali conservato al Mann. Il rilievo ha infatti dimensioni compatibili con il monumento, lungo com’è circa 4 m., e risponderebbe bene nel tema al ruolo del defunto di straordinario organizzatore di giochi. Del resto il rilievo, scoperto dal soprintendente Avellino negli anni ’40 del XIX secolo, fu rinvenuto fuori posto (per i danni subiti dal monumento evidentemente per la costruzione di san Paolino), proprio nell’area di porta Stabia.

Chi è, dunque, il defunto? L’iscrizione purtroppo è priva dell’elemento fondamentale, che ipotizziamo fosse collocato nella parte sommitale della tomba non più conservata. Data la tipologia del sepolcro, un quadrilatero dai lati concavi sormontato da un dado, infatti,  poteva ben trovarsi su un blocco a parte, a caratteri più grandi.

Un indizio potrebbe essere fornito dall’ubicazione della tomba  in prossimità  di quella già scoperta di M. Alleius Minius, una più antica tomba a schola ubicata sullo stesso lato della nostra. Alla  famiglia degli Alleii appartiene Cn. Alleius Nigidius Maius, uno dei personaggi più in vista dell’età neroniana-flavia. Nigidius è un esponente di quella nuova classe dirigente che si afferma in età neroniano-flavia, il quale risulta acclamato più volte a Pompei proprio come prodigo dispensatore di giochi, anzi si può dire sia stato il più noto tra gli impresari di spettacoli gladiatori della città. Il personaggio, un liberto, è l’esponente principale della classe dirigente degli ultimi decenni di vita della città, affermatosi – grazie all’estrema mobilità sociale di quegli anni – grazie all’adozione da parte della importante famiglia degli Alleii.

A lui apparteneva l’Insula Arriana Polliana (insula della casa di Pansa) di cui mette in affitto tabernae cum pergulis suis et cenacula equestria et domus, come riporta un’altra epigrafe a lui riferita (CIL IV 138).

Se l’identificazione col personaggio è corretta, abbiamo per la prima volta un titolo monumentale poiché la sua carriera era finora nota solo attraverso le iscrizioni dipinte sui muri.

 

 

 

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