Pompei diventa un modello fatto di mattoncini Lego: stravagante idea venuta a Ryan McNaught, un costruttore di Lego professionista australiano che ha realizzato l’opera, inaugurata il 10 gennaio  presso il Museo Nicholson di Sydney, fondato nel 1860 in seguito alla donazione da Sir Charles Nicholson (secondo cancelliere della Sydney University 1854-1862), della sua collezione privata di antichità e curiosità. Museo composto da circa 30.000 oggetti di rilievo artistico e archeologico di Egitto, Grecia, Italia, Cipro e nel Vicino Oriente.  E da ora anche la nostra Pompei.

Dategli un pacco di mattoncini, e vi costruirà una città: Ryan McNaught, meglio noto come  “The Brickman“, l’uomo del mattoncino, così come è conosciuto in Australia, è uno dei dodici costruttori ufficiali Lego al mondo. Nato a Melbourne, dice di se di non essere mai cresciuto, ha giocato per decenni con i mattoncini Lego, sino a diventare un professionista certificato. La sua capacità di esprimere e creare gli ha offerto una straordinaria opportunità di creara qualcosa che sia i bambini e gli adulti possono ispirarsi.

Rendere modelli interattivi e costruire esperienze è la sua specialità, costruire cose che la gente non può fare da sola. Ha messo in piedi vere e proprie città dei noti mattoncini, tra cui la nostra Pompei. L’opera è già diventata una delle principali attrazioni per visitatori e turisti, a conferma del fascino esercitato dalla città romana su  appassionati di mezzo mondo. Un fascino destinato a rimanere intatto anche in questa singolare…ricostruzione. La lavorazione del  plastico ha richiesto quasi 500 ore di lavoro, si compone di oltre 190 mila tasselli colorati.

Il modello comprende gli Scavi di Pompei come erano al momento dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.  e così come si presenta agli occhi dei milioni di turisti che annualmente visitano l’area archeologica della Campania. Una riproduzione in scala ridotta  della cittadina romana così com’era prima dell’eruzione del Vesuvio che nel 79 la distrusse, ricostruivano il foro pompeiano, il tempio di Zeus, la basilica, il macellum, l’edificio di Eumachia, e poi via dell’Abbondanza e le sue taverne, il famoso anfiteatro, la Palestra dei gladiatori.

L’utilizzo dei celebri mattoncini colorati ha permesso di attirare l’attenzione verso l’argomento di un nuovo pubblico, molto giovane, che altrimenti forse non avrebbe visitato il museo. E che si spera, attratto  da questa insolita visione, vorrà provare dal vivo l’ebbrezza di una visita reale ai ruderi dell’antica Pompei.

Così la suggestiva città archeologica incanta i visitatori di tutto il mondo, da ogni domus, strada, bottega, tempio, sembra trasparire ancora la vita dei pompeiani di duemila anni fa. Così, una volta ritornati a casa, i turisti ne sentono la nostalgia.

“Ricreare Pompei – ha dichiarato McNaught, che ha lavorato al progetto per più di 500 ore – è stato molto emozionante e complicato. Ho dovuto costruire la città su due distinte metà, perché non riuscivo a far passare un blocco unico attraverso le porte della mia officina”.

Non è la prima volta che il più antico museo dell’Università dell’Australia ospita opere realizzate con i famosi mattoncini, in precedenza un’analoga opera è stata realizzata per il Colosseo e l’Acropoli di Atene.

“Pompei è uguale ad ogni altra città. La stessa antica umanità- Che si sia vivi o morti non fa differenza. Pompei è un sermone incoraggiante. Amo più Pompei che Parigi” (Herman Melville).

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