Napoli è la smorfia. Non comprendo come ancora non si è realizzato un lavoro colto su questo gioco che coi suoi novanta numeri con figure è uno dei tesori della civiltà partenopea“. “Mediterranei  –  Napoli  –  La smorfia”. Novanta, sorprendenti, acquerelli di Pedro Cano sui numeri della smorfia napoletana  al Museo archeologico di Napoli da venerdì 16 gennaio  al 16 febbraio. E, da fine mese, in esposizione anche nei saloni dell’aeroporto di Capodichino.  L’artista spagnolo giunge nel golfo con una parte del suo progetto dedicato ai “Mediterranei”. Una ricerca estetica, in una sorta di connubio tra pensiero e emotività che lo ha già portato a indagare le tradizioni e i segni espressivi di Alessandria, Cartagena, Istanbul, Venezia e Patmos. E che oggi lo riconduce a Napoli (l’ultima volta era avvenuta per una collaborazione con l’Istituto Cervantes), laddove ha rintracciato le impronte dei sogni e dei fatti quotidiani, rielaborandone i significati attraverso le combinazioni numeriche della tombola.

Pedro Cano nasce il 10 agosto 1944 a Blanca, piccola città della provincia spagnola di Murcia. Nel 1964 inizia i corsi di pittura all’Accademia di San Fernando di Madrid sotto l’impulso degli artisti Antonio Lopez Garcia e Juan Barjola. Nel 1969 si trasferisce a Roma all’Accademia di Spagna in seguito alla vittoria del Prix de Rome. Nei primi anni 70 arriva ad Anguillara e se ne innamora. Viaggiatore instancabile, negli anni 80 si trasferisce dapprima in America Latina e quindi negli Stati Uniti, per poi tornare nuovamente sulle rive del lago di Bracciano. Nel 1997 viene nominato cittadino onorario di Anguillara. Tra i più importanti esponenti del neorealismo spagnolo, riversa nei suoi oli e nei suoi acquarelli la malinconia della sua terra, le atmosfere della piccola provincia spagnola, il distacco e la solitudine del periodo newyorkese e la grandezza di Roma.Ha esposto nelle più grandi città del mondo tra le quali Madrid, Beirut, Lisbona, Amsterdam, Parigi, New York, Toronto.

Oltre 90 piccoli dipinti dedicati a Napoli, al mondo che vive attorno ad un mare, culla di culture millenarie, di storia, di miti, luogo di viaggi e di sogni, teatro di grandi destini umani. “Il Mediterraneo è stato lo scenario nel quale ho trascorso gran parte della mia vita- dichiara Pedro Cano – e ho dedicato alle sue terre e alle sue città migliaia di opere su carta, tessuti e soprattutto moltissimi quaderni che mi hanno accompagnato nei miei viaggi”.

Napoli capitale del Regno delle Due Sicilie. Napoli con il sole che invade alcune case e ne dimentica altre. Ma è la Smorfia, con le novantuno raffigurazioni numeriche, la sua vera faccia che Pedro Cano rappresenta con altrettante immagini in questa specie di enciclopedia naturale della città, aprendoci la porta di un mondo di tradizioni fantastiche.

La Smorfia, nell’immaginario collettivo, è strettamente legata alla città di Napoli, per il lungo affetto che da sempre esiste tra i partenopei e il gioco del lotto.Custodi di secolari tradizioni, il popolo napoletano ha sempre cercato di dare un significato ai propri sogni, considerandoli come segnali premonitori su ciò che gli riserva il futuro.  Precisa l’artista: “La smorfia  –  commenta Cano  –  è qualcosa che sembra un gioco da tavolo ma che include personaggi della commedia dell’arte e titoli del teatro di Eduardo De Filippo. Il parallelismo con i numeri che cantavano i ciechi in Murcia e il legame con le lotterie mi fece pensare che dovevo rappresentare Napoli in questo modo, senza pizza, senza mare, senza folclore e al tempo stesso con un caleidoscopio di colori, con questa specie di enciclopedia naturale che nasce dalle profondità della città e che si collega al sud della Spagna”.

Al Museo Archeologico di Napoli, Cano dipingerà pure in diretta in compagnia di alcuni allievi che parteciperanno a uno speciale workshop di illustrazioni, mentre sabato 17 e domenica 18 si potrà visitare la mostra proprio assieme al disegnatore originario di Blanca (dal 2010 è stata istituita l’omonima fondazione che raccoglie pure i suoi famosi “Quaderni di viaggio”), che per una volta farà da originale guida tra i quadri: ‘o ccafè (42), chella che guarda ‘nterra (6), ‘o viecchio (53), ‘e ppalle d’ ‘o tenente (30), ‘o curtiello (41), ‘a caruta (56).

A Napoli la smorfia Co e una filosofia di vita, un linguaggio, un gesto, una passione verace.  La smorfia, madre delle cabale made in Italy. Nulla di scientifico ben inteso, ma sicuramente una tradizione folcloristica nata dalla gente per la gente. Un modo di socializzare, di gioire e sperare con quanto di più misterioso ci possa essere: il nostro inconscio e le sue rappresentazioni attraverso i sogni.

“Chi a cca’ pass e nun ioc’ o’ lott’ venc’ sol’ ropp’ muort’”; che tradotto dal dialetto napoletano all’italiano sarebbe:“Chi passa di qui e non gioca al lotto, vince solo dopo morto.

Questa è Napoli, la sua smorfia,  i suoi numeri, e ora negli acquarelli in mostra al Museo Archeologico di Napoli.

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