A Napoli, nel chiostro del Convento di San Domenico Maggiore dal 18 al 30 agosto 2015 “Classico Contemporaneo”, rassegna composta da 12 spettacoli tratti da opere classiche e rivisitati in chiave moderna: una edizione molto ricca che, in 13 giorni di programmazione consecutiva, presenterà 12 spettacoli di cui 5 debutti assoluti e 7 debutti a Napoli. Direzione artistica anche per quest’anno è affidata a Gianmarco Cesario e Mirko Di Martino, con il supporto organizzativo del Teatro dell’Osso. Giunta alla seconda edizione, la rassegna propone rivisitazioni in chiave moderna di opere classiche di autori quali Ibsen, Shakespeare, Moliere, Pirandello, Aristofane, Cechov ma anche di Eduardo del Filippo e Raffaele Viviano e di tanti altri. In particolare si comincia il 18 agosto con Riccardo De Luca che propone “Anime dannate”, spettacolo tratto da “L’altro figlio” di Luigi Pirandello e “Filumena Marturano” di Eduardo De Filippo che vede protagoniste Tina Femiano e Francesca Fedeli; il 19 agosto l’inno al teatro “Il canto dei grilli” proposto da Ferdinando Smaldone e Antonio Vitale tratto da “Il canto del cigno”; il 20 agosto Cechov riproposte in “Orsù” diretto da Libero De Martino con Cinzia Annunziata e Nello Provenzano; il 21 Patrizia Spinosi e Maurizio Murano propongono”Passioni in..cantate” per la regia di Mariano Bauduin; Antonio Gargiulo, il 22 agosto, propone “Liolà” di Luigi Pirandello uno spettacolo in cui è possibile riscontrare vizi e trovate, intrighi e colpi di scena cui lo spettatore, supremo giudice della fantasia di bambino, non si abituerà mai. Roberto Azzurro il 23 agosto va in scena con “Opatapata” una riscrittura de “la tempesta” di William Shakespeare. La brillante commedia nera “Piccoli crimini coniugali” è la protagonista del 24 agosto ed ha come protagonisti Gioia Miale e Antonio D’avino che ne cura anche la regia. Tonino Taiuti dirige il 26 agosto “‘Na lettera pè tre innamorati” da Antonio Petito. Il dramma familiare reso attilissimo dai temi affrontati di “Spettri” da Ibsen va in scena il 26 agosto con Giorgia Trasselli e Giandomenico Sale. Un lavoro di ricerca portato avanti da anni è quello di Asylum Anfteatro ai Vergini che propone, il 27 agosto, “Uccelli quasi senza parole” ispirata a aristofane. “Sottovoce” è l’omaggio a Raffaele Viviani di Ernesto Lama che è anche il regista dello spettacolo. Con lui Marina Bruno, Elisabetta D’Acunzo e al pianoforte il Maestro Giuseppe di Capua. Chiude la rassegna il 29 e il 30 agosto “L’avaro a pranzo” con Lello Serao, Titti Nuzzolese, Nello Provenzano, Agostino Ingenito diretti da Mirko Di Martino. Lo spettacolo prende storie e personaggi dall'”Avaro” di Moliere e li trasporta in Italia nei primi anni ’60. Il biglietto intero per un singolo spettacolo è di 12 euro ma sono previste tre tipologie di card: la light card che consente di scegliere tra tre spettacoli a 30 euro; la medium card che prevede sei spettacoli a scelta a 55 euro; la full card con ingresso a tutti gli spettacoli a 100 euro. A cospetto di chi ritiene il teatro obsoleto, a vantaggio del cinema e della televisione, l’unicità ed irrepetibilità della rappresentazione e della comunicazione fatta di affabulazione, gioco con il pubblico e presenza corporea, sono il vero lasciapassare per l’immortalità dell’arte teatrale. La centralità di tale immoralità è la figura dell’attore e della sua fisicità, strumento di una complessità espressiva che non risiede unicamente e solo nella parola ma, anche e soprattutto, nel gesto, nell’azione fisica e nell’emozione interpretativa. Ma perché andare a teatro? Perché la creazione artistica avviene di fronte agli occhi di tutti e lo scambio diretto di emozioni fra spettatore ed artista è sempre intenso. Perché si può vedere un testo prendere vita, anzi tante vite quanti saranno i registi che ci metteranno mano. Perché se si sta ben attenti, si potrà percepire l’atmosfera “magica” che caratterizza un evento unico ed irripetibile. Perché un attore a teatro può dimostrare il suo vero valore, in una serata in cui deve sempre essere “buona la prima”. Perché, a volte, gli attori si commuovono durante gli applausi, e li apprezzerai ancora di più. Perché il teatro non è un’arte stantìa, fuori moda e noiosa, ma ha forme per tutti i gusti. “Non sarà sembrato che dicessi che il teatro è finito, vero? Ci sono dei grandi artisti che continuano a lavorarci, ma non è più collegato alla centrale elettrica principale. Il teatro resiste come un divino anacronismo; come l’opera lirica e il balletto classico. Un’arte che è rappresentazione più che creazione, una fonte di gioia e di meraviglia, ma non una cosa del presente”. (Orson Welles)

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