Grande emozione per la canonizzazione di padre Ludovico da Casoria che avviene alla presenza di numerose comunità campane.

Nel corso del Concistoro pubblico celebratosi lo scorso il 12 giugno, il Santo Padre Francesco ha fissato per  domenica del  23 novembre, Solennità di Nostro Signore Re dell’Universo, il solenne rito della Canonizzazione del Beato. La santità dell’ uomo che, con vera semplicità e grandezza, ha incarnato la carità cristiana. Il Concilio Vaticano II precisa: “La santità cristiana non è altro che la carità pienamente vissuta”. Canonizzazione  che giunge nel corso della celebrazione del Bicentenario dalla nascita Palmentieri, sarà per questo Santo.

La solenne cerimonia sarà presieduta da Sua Santità Papa Francesco, accanto a cui concelebreranno, tra gli altri, l’Arcivescovo di Napoli, Card. Crescenzio Sepe, che in un messaggio ripercorrerà le principali tappe della vita del santo; don Mauro Zurro, Preposito della Collegiata di San Mauro in Casoria, dove P. Ludovico fu battezzato e fece le prime esperienze di chierico; e don Domenico Ferrara, parroco della chiesa dell’Assunta e del B. Ludovico in Arzano, che è stato uno degli ultimi Frati Bigi (la Congregazione fondata da P. Ludovico, soppressa nel 1971).

Ludovico da Casoria, in realtà si chiamava Arcangelo Palmentieri, era il terzo dei cinque figli nati da Vincenzo e Candida Zenga, nacque l’undici marzo del 1814 a Casoria. Mandato a scuola presto dovette lasciarla e fu messo a bottega presso un falegname di Napoli. All’età di quindici anni, nel 1829, perse la madre e il padre dopo alcuni mesi di vedovanza si risposò con Angela Abate e mutò i progetti che aveva sul ragazzo, gli permise di continuare gli studi presso la scuola pubblica del convento francescano di Sant’Antonio ad Afragola. A contatto con i Frati minori della provincia Riformata di Napoli, dopo un breve periodo di tirocinio da seminarista, vide sbocciare la vocazione allo stato religioso. Il 17 giugno del 1832 vestì l’abito di San Francesco con il nome di Ludovico, visse il noviziato presso il Convento di San Giovanni del Palco nel Vallo di Lauro e compì gli studi nel convento di Sant’Antonio ad Afragola, Sant’Angelo a Nola e San Pietro ad Aram a Napoli, venendo ordinato sacerdote il 4 giugno 1837 (o 1838). Nel 1847 avviene la svolta della sua azione sacerdotale verso un intenso impegno sociale. A S. Pietro ad Aram apre, difatti, una piccola infermeria per religiosi. Nel 1852, finanziato da ricchi benefattori, acquista, in località Scudillo di Capodimonte, un edificio, chiamato “Casa della palma”, che ospita un convento francescano e un’infermeria-farmacia per religiosi poveri e malati delle zone di Napoli e Caserta. Poi, inizia ad occuparsi del riscatto dalla schiavitù e della conversione dei bambini dell’Africa nera. L’8 dicembre 1859 fonda la “Congregazione dei frati della carità”, detti anche bigi dal colore dell’abito, cui in seguito si aggiungono alcuni sacerdoti, tutti del Terz’Ordine francescano. Ai frati bigi si fondono, nel 1866, le suore di S. Elisabetta. Mori a Napoli il 30 Marzo 1885. Le sue spoglie si trovano nell’ Ospizio Marino di Posillipo. Fu proclamato Beato da S. Giovanni Paolo II il 18 aprile 1993 e la sua memoria cade il 30 marzo.

La sua importanza rimane legata al carattere fortemente sociale della sua azione caritativa. In lui Dio si è fatto vicino, visibile, ascoltabile, toccabile. In Ludovico ognuno ha potuto attingere la pienezza della grazia e della verità cristiane. La sua Santità non è consistita nel compiere imprese straordinarie, ma nell’unirsi a Cristo, nel vivere i suoi misteri, nel fare propri i suoi atteggiamenti, i suoi pensieri. La misura della santità di quest’ uomo è data dalla statura che Cristo ha raggiunto nella sua opera.

Dell’estremo passo diceva: “La morte per le anime buone è sorella e amica; non spaventa, non atterrisce l’uomo giusto; imperocché la virtù di Gesù Cristo regna e domina: l’uomo cristiano, partecipando di questa divina virtù, domina la morte, e non la teme, anzi ama che venga”.

Card. Crescenzio Sepe ha recentemente scritto: “Quello che ci viene da P. Ludovico è un messaggio di amore e di solidarietà umana, un messaggio di impegno cristiano, un grande esempio di evangelizzazione attraverso l’insegnamento, vissuto e concreto, dell’amore di Cristo, per abbattere le barriere dell’orgoglio e dell’egoismo, sanare gli squilibri sociali e le disuguaglianze, combattere le ingiustizie, restituire dignità di persona a chi viene emarginato. Un carisma di grande attualità in questi giorni bui e tristi, attraversati da una grave crisi economica e caratterizzati da una povertà crescente che acuisce ulteriormente le disparita sociali “.

Questo momento di grazia della sua Canonizzazione coinvolge anche la nostra Diocesi, in particolar modo la comunità di Durazzano. Il miracolo riconosciuto per la canonizzazione è avvenuto esattamente venti anni fa a favore di una neonata durazzanese, Ida Iadevaia, guarita da una grave malformazione congenita al ginocchio destro. La cittadina durazzanese sarà presente sul sagrato di Piazza S.Pietro, accompagnata dal parroco don Michele Meccariello, per ringraziare il Signore e il Beato Ludovico da Casoria per la grazia concessa ad un figlia della terra durazzanese.

Definito da Papa Francesco “un grande Francescano”, Ludovico fu continuatore delle opere di carità della beata Maria Cristina di Savoia soprattutto in Africa, dove riuscì a riscattare numerosi bambini di colore schiavi a Il Cairo e ad Alessandria, con lo scopo di donar loro una vita dignitosa, un’educazione cristiana e una preparazione culturale tale da poterli inviare come missionari indigeni nel loro continente.

Papa Giovanni Paolo II scrisse nel 1993: “Ti saluto, Beato Padre Ludovico da Casoria, singolare figura di frate minore e ardente testimone della carità di Cristo. L’ampiezza del raggio d’azione del tuo apostolato ci lascia quasi increduli. Ti chiediamo di insegnare anche a noi a vivere per gli altri e ad essere costruttori di autentiche comunità ecclesiali, nelle quali la carità fiorisca in letizia e speranza operosa

 

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