Nuovi percorsi turistici dai romani ai cristiani, l’acqua per lavare corpo e anima

Dai pagani ai cristiani. Napoli svela i suoi volti. Da quello pagano, dove l’acqua serviva nelle Terme per la salute dell’uomo all’epoca cristiana durante la quale l’acqua serviva e serve anche per lavare via i peccati. Il tutto sintetizzato dalla scoperta di una vasca (circolare o semicircolare, gli archeologici l’hanno appena rinvenuta) nell’Atrio della Stefania o Quadriportico, all’interno del complesso monumentale del Duomo di Napoli, che potrebbe essere uno dei due battisteri di epoca paleocristiana che Napoli conserva nel suo ventre secolare. Uno è già stato rinvenuto, studiato, ammirato e proposto al mondo: il Battistero di San Giovanni ad Fontes Maiores, eretto dal vescovo severo, tra la fine del IV secolo e i primi anni del V secolo e che forse è il più antico dell’Occidente Cristiano, il secondo è quello che sta venendo alla luce nel Quadriportico nei pressi del palazzo arcivescovile.

Il Quadriportico, è un luogo, dove si a qualche settimana fa gli interventi non erano riusciti a svelare cosa fosse in realtà. Ma gli scavi archeologici avviati da poche settimane stanno riportando alla luce una quantità di informazioni che potrebbero davvero far riscrivere la storia dell’Insula del Duomo di Napoli. Infatti, i reperti archeologici che stanno venendo alla luce nel corso degli scavi all’interno del Quadriportico, sito paleocristiano, che sarebbe stato l’Atrio della Chiesa Madre di Santa Stefania, eretta dal vescovo Stefano I, attualmente chiusa al pubblico svelano il volto romano. Nel V secolo d.C vi sarebbe stato un impianto termale nell’area e qui sarebbero state ubicate alcune vasche, mai rinvenute perché mai erano stati fatti scavi archeologici coordinati con la complessità delle stratificazioni edilizie che sono susseguite nei secoli. La vasca sarebbe poi diventata in epoca paleocristiana, con la costruzione delle basiliche un battistero, poi sepolta dalle stratificazioni successive un pavimento di una scuderia e quindi autorimessa. Eppure gli ambienti erano stati oggetto di saggi sia nel 1931 da Enrico Tarallo che di interventi strutturali nel 1979-1983 da Roberto di Stefano. In questo caso si è trattato di un progetto di riqualificazione ‘pesante’ con opere strutturali evidenti.

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