Da sedici secoli a San Gennaro si rivolgono preghiere e si donano tesori. I gesti della devozione del suo popolo si ripetono uguali. La contemporaneità non ha messo in soffitta i doni dei fedeli a San Gennaro. Anzi.  Due nuove opere entrano a far parte del tesoro di San Gennaro rinnovando e continuando una tradizione che ha quasi 700 anni.

Giovedì 13 ottobre alle ore 19,00 nella Cappella del Tesoro di San Gennaro la presentazione di due capolavori di scuola napoletana che il professor Alisio ha voluto lasciare in eredità nel suo testamento alla Deputazione: una bellissima edicola votiva/acquasantiera  del ‘600 in legno, argento, ottone, rame dorato e un crocefisso, sempre d’argento della fine dell’ottocento.

Re, regine ed altri fedeli  gli hanno fatto doni fantastici. Così la Pisside in corallo, dono di Umbero II, 1931; la Croce Episcopale, dono di Umberto I, 1878; il Calice, dono di Francesco II di Borbone, 1853; il Calice, dono di Pio IX,1849; il Collare, realizzato con preziosi donati a partire dal ‘300 e sino al ‘900 da parte di sovrani e nobili; l’Ostensorio di Maria Teresa di Asburgo, 1837;  la Pisside, dono di Ferdinando II, 1831; la Pisside, dono di Giocchino Murat, 1808; il Calice, dono di Ferdinando IV, 1761; la Mitra di Matteo Treglia, 1713.

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