Napoli ed il suo ‘oro’ bianco: la porcellana di Capodimonte poi porcellana di Napoli. Carlo di Borbone ‘inventò’ quella di Capodimonte, Ferdinando IV ‘inventò’ la porcellana di Napoli. Due tipi di porcellana definiti ‘oro bianco’  diversi per composizione dell’impasto e per epoca, ma meravigliosi nelle forme che  assunsero. Alcuni pezzi della porcellana di Capodimonte sono esposti in uno dei saloni del piano nobile di Capodimonte, tra questi una collezione di candelabri provenienti dalla cappella della reggia di Portici di Maria Amalia di Sassonia, ed  una collezione di statuine. Opera inestimabile, le pareti del salottino di Maria Amalia di Sassonia, sempre nella reggia di Capodimonte.

  I segreti del meraviglioso impasto forgiato da mani di sapienti artigiani sono stati svelati nel corso di una visita al Museo di Capodimonte ed alle sue collezioni di porcellane di Capodimonte e di Napoli dagli esperti del Museo.

Gli echi delle porcellane di Meissen (Dresda) giunsero a Napoli attraverso i 13 servizi da tavola che Maria Amalia di Sassonia portò come parte del suo corredo. Carlo il re suo sposo fu colpito dalla bellezza degli oggetti e si mise subito sulle tracce degli artefici di queste meraviglie.

I segreti di Johann Friedrich Böttger, l’alchimista autore degli impasti di Meissen, non vennero facilmente e rivelati al re, che dovette far ricorso alle sue arti di grande esperto di pubbliche relazioni, si direbbe oggi, per comprenderne la composizione. Grazie ai suoi inviti a corte dei ministri di Messinen, a cui offriva loro gustosi banchetti e vino di gran pregio, riuscì a farli parlare e far raccontare loro la composizione dell’oro bianco ed a convincere i suoi artigiani a realizzare qualcosa di simile. Nacque così la porcellana di Capodimonte e la scuola con fabbrica all’interno del complesso della reggia. Nel 1959, quando andò via, smantellò tutto chiudendo definitivamente la fabbrica che fu riaperta 16 anni dopo dal figlio Ferdinando a Palazzo Reale.

Nell’epoca di Ferdinando nacque la produzione della porcellana di Napoli di cui si conserva presso il Museo di Capodimonte il servizio dell’occa. Un servizio da tavola di 300 pezzi, i cui piatti riproducono vedute del Regno.

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