A Napoli nella prima metà del cinquecento si parlavano quattro lingue. La città era una dei centri della cultura europea. Napoletano, toscano, spagnolo ed ebraico erano le lingue parlate dai napoletani perché con il Vicerè Don Pedro di Toledo, Napoli era una città multietnica  e punto di riferimento culturale.

A scandagliare uno dei tanti primati partenopei nella sua storia millenaria è un convegno su  “Rinascimento meridionale: Napoli e il Viceré Don Pedro di Toledo (1532-1553)”, a cura degli ispanisti Marco Federici, Roberto Mondola, Sanchez Garcia Encarnacion, che si svolge a Napoli dal 22 al 25 ottobre.
Mercoledì 22 ottobre alle 9.30 presso la sede dell’Orientale di Palazzo du Mesnil (via Chiatamone 62) apre il convegno nell’ambito degli studi incentrati sull’importanza della lingua e della cultura ispanica nel Regno di Napoli durante i secoli XVI-XVII, un approfondimento particolare è stato dedicato in questo convegno al viceré don Pedro Alvarez de Toledo, che ha lasciato una impronta più duratura, e il cui ruolo in qualità di rappresentante del potere reale ebbe notevoli conseguenze culturali.

Il lungo arco temporale (21 anni) del suo governo (1532-1553), la fiducia che l’Imperatore Carlo V ebbe in lui, le riforme portate a termine, la trasformazione della capitale in una delle più brillanti corti europee, l’energia che dedicò alla difesa del Regno affrontando i turchi e i corsari berberi con nuovo impeto e dotando il Regno di un sistema di fortificazioni modernissimo e appropriato, il patrocinio di artisti e uomini di cultura, le doti diplomatiche che dimostrò nelle sue relazioni con gli altri stati italiani come il Ducato di Toscana rendono la sua epoca una delle più brillanti tra le varie tappe che il Regno di Napoli conobbe durante i due secoli in cui fece parte della Corona di Spagna.

Tra gli artisti che frequentavano assiduamente la sua corte Juan de la Vega, il più grande poeta spagnolo del Rinascimento, Juan de Valdés, teologo e riformatore religioso, i poeti Luigi Tansillo e Bernardo Tasso, padre di Torquato. La grande scultura napoletana del Rinascimento (ricordiamo p. es. Giovanni da Nola) ha proprio in questo periodo il suo punto culminante, con la costruzione, per esempio, della chiesa di San Giacomo degli spagnoli, che avrebbe dovuto ospitare anche il corpo del viceré. La corte era frequentata anche da pittori toscani, fiamminghi, spagnoli. Don Pedro fu un innovatore anche dal punto di vista urbanistico, fece congiungere il centro storico con il mare, costruendo l’attuale via Toledo, ma poi edificò anche i Quartieri spagnoli e fortificazioni come il Castello di Baia.

 

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