“Napoli Paint Stories”, lo street art & graffiti tour in giro per le strade e vie di Napoli sabato 7 Febbraio 2015, con partenza  per le ore 14.00  nei pressi dell’ingresso Università Orientale in Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli. Un progetto che consiste in una serie di visite guidate alla scoperta appunto della variegata street art napoletana. Evento  curato ed ideato dall’associazione culturale “400 ml” che da anni appunto si occupa di valorizzare quello che è il ricco patrimonio culturale costituito dall’arte urbana di cui è ricca il territorio partenopeo.

Durante la visita ci si soffermerà su tecniche e lavori di street artist stranieri come Banksy, C215, Zilda, partenopei ed italiani come Miedo, Cyop & Kaf, Alice Pasquini, Arp, Zolta; artisti che hanno cambiato le mura partenopee, cittadini e turisti in un incantevole viaggio nella città., nella Napoli ribelle, libera, quella che, attraverso la creatività ed il talento degli artisti metropolitani, ha il coraggio di esprimere il proprio ego e tutto il suo mondo interiore. Un tesoro urbano quasi illegale ma che  ricco di arte, cultura e di un fascino assoluto.

L’arte dei  graffiti non è più un mero mezzo di lasciare messaggi per i passanti,  ma è considerato un linguaggio che ha invaso la pubblicità, la televisione, il design grafico ed i videogiochi. E’ parte del hip-hop, un fenomeno sociale che si ubica a New York negli anni settanta dove la discriminazione sociale, i ghetti, le guerre tra bande generano una serie di espressioni urbane: il rap, la breakdance e l’uso di codici di abbigliamento come i vestiti larghi, bandanas e catene di oro. Lì si inserisce il graffiti hip-hop una specie di crociata territoriale. Un simbolo che demarca presenza, controllo e dominio di un’area. graffiti come espressione urbana cercano piuttosto la fama, il loro principale messaggio è una firma autografa o tag. Idee e spray sono gli strumenti essenziali per realizzare un’opera su qualche muro della città. Agli inizi dipingere sui muri era reato ma questo divenne un modo per prendersi gioco delle autorità. In seguito il writing si diffuse per tutti gli Stati Uniti, per poi svilupparsi in tutto il mondo con peculiarità diverse in ogni paese. Dalle semplici tag si sono sviluppati diversi e sempre più evoluti stili, tanto che possiamo parlare di una vera e propria “arte del writing” e molti graffitari sono arrivati ad esporre in galleria. E il graffitismo ha raggiunto un compromesso con la società e si è convertito in un strumento quasi legale per dare libero corso alla creatività ed alle ribellione giovanili.

“Iniziato con la matita a 4 anni, poi ho scoperto la vernice spray e l’aerografo, poi ancora le tecniche di stampa artistica come serigrafia e incisione. Oggi uso la penna di plastica e programmi di grafica. L’unica cosa che hanno avuto in comune tutti questi strumenti è stato il bisogno continuo di creare un mondo diverso da quello reale, dove l’immaginazione è padrona al di là di qualsiasi legge fisica o chimica.Quando mi chiedono cosa faccio nella vita rispondo che faccio di tutto, basta che ci sia da creare”( Valerio Sarnataro, artista).

“I writers”, a prescindere dalla complessità delle loro opere, sono convinti di appartenere a una categoria distinta: quella dei nuovi artisti. Così come nell’antichità l’uomo primitivo graffiava le grotte, oggi i writers consumano bombolette sui muri urbani. Poco è cambiato, a conti fatti.I murales, o i graffiti in generale, sono da sempre un mezzo di comunicazione di massa che consente di gridare, seppur in silenzio e a costo zero, le verità di gruppi di persone. Essi esprimono una voglia di evadere, magari rappresentando mondi fantastici; un desiderio di colorare, dando vita  alle grigie città; un bisogno di scuotere le coscienze umane e di interrompere la frenesia del mondo, sempre in corsa contro il tempo tramite espressioni artistiche pregne di significato.

Un viaggio tra i murales e i graffiti di Napoli, alla scoperta di quelle opere che non finiscono nei musei. Muri, case e palazzi che raccontano delle storie, anima parlante e visiva dei loro artisti. “Mi sono avvicinato alla street art semplicemente camminando per Napoli e facendo attenzione a ciò che mi circondava”. Le parole di Tommaso Battimiello, artista, suonano logiche, ma per niente scontate in una realtà in cui “indugiare ” e “osservare” diventano gesti complicati quanto rari.

Graffiti, stencil, murales, dipinti, immagini sacre e profane si stagliano sullo schermo e ci costringeranno a riconoscere  di Napoli ciò che era sepolto sotto il torpore della routine.

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