Napoli si ritrova dinanzi ad uno dei suoi santi più cari. San Giuseppe Moscati, il 16 novembre cade la festa liturgica di San Giuseppe Moscati. Celebrazioni eucaristiche vi saranno per l’intera giornata di domenica, presso la chiesa del Gesù Nuovo culminanti alla 18.30 con la solenne celebrazione presieduta dal Vescovo Ausiliare di Napoli, S.E. Mons. Gennaro Acampa.

Giuseppe  Moscati era un medico povero. Sembra un controsenso parlare di povertà nella vita di un uomo che per le capacità, l’ingegno, la fama e la posizione sociale avrebbe potuto avere tutti i beni materiali che poteva desiderare. Eppure è così: Moscati era povero. Lo affermano tutti coloro che l’hanno conosciuto, citando particolari di questa povertà. Non solo non era attaccato al denaro, ma dava ai poveri ciò che aveva; vestiva modestamente ed era la sorella Nina a interessarsi del suo vestiario. Se si volessero raccogliere gli episodi che manifestano la predilezione del Prof.Moscati per la povera gente, non basterebbe un libro. Racconta il Prof. Mario Mazzeo: “un giorno, un medico mio amico inviò alla sua consultazione tre infermi appartenenti alla medesima famiglia e provenienti da Montorsi in provincia di Benevento. Alla fine della terza visita colui che accompagnava gli infermi, non avendo potuto sapere dalla parola del Servo di Dio il compenso che doveva, posò sullo scrittoio di lui un biglietto da 100 ed un altro da 50. Il Servo di Dio che di abitudine non guardava nemmeno quello che ponevano sullo scrittoio, rimase meravigliato e fece un cenno come di orrore, senza molte parole prese il biglietto da 100 lire e l’offrì a chi gliela aveva dato dicendo:”Cinquanta lire per tutti e tre sono anche troppe; andate in pace e salutatemi tanto il dottore“.

Originario di Serino di Avellino, nacque a Benevento nel 1880, ma visse quasi sempre a Napoli, la «bella Partenope», come amava ripetere da appassionato di lettere classiche. Si iscrisse a medicina «unicamente per poter lenire il dolore dei sofferenti». Da medico seguì la duplice carriera sopra delineata. In particolare salvò alcuni malati durante l’eruzione del Vesuvio del 1906; prestò servizio negli ospedali riuniti in occasione dell’epidemia di colera del 1911; fu direttore del reparto militare durante la grande guerra. Negli ultimi dieci anni di vita prevalse l’impegno scientifico: fu assistente ordinario nell’istituto di chimica fisiologica; aiuto ordinario negli Ospedali riuniti; libero docente di chimica fisiologica e di chimica medica. Alla fine gli venne offerto di diventare ordinario, ma rifiutò per non dover abbandonare del tutto la prassi medica. “Il mio posto è accanto all’ammalato!” Con questa scelta cosciente consapevole, il prof. Moscati si oriento’ definitivamente verso il lavoro ospedaliero e nelle corsie dell’ospedale impegno’ tempo, esperienza, capacità umane. Le malattie e le miserie fisiche e spirituali furono sempre in cima ai suoi pensieri, perché i malati – diceva – “sono le figure di Gesù Cristo, anime immortali, divine, per le quali urge il precetto evangelico di amarle come noi stessi“.Ai colleghi medici ricorda che “il dolore va trattato non come un guizzo o una contrazione muscolare, ma come il grido di un’anima, a cui un altro fratello, il medico, accorre con l’ardenza dell’amore e della carità”.

Il 12 aprile 1927, martedì santo, il prof. Moscati, dopo aver partecipato, come ogni giorno, alla Messa e aver ricevuto la Comunione, trascorse la mattinata in Ospedale per poi tornare a casa. Consumò, come sempre, un frugale pasto e poi si dedicò alle consuete visite ai pazienti che andavano da lui. Verso le ore 15 si sentì male, si adagiò sulla poltrona, e poco dopo incrociò le braccia sul petto e spirò serenamente. Aveva 46 anni e 8 mesi. La notizia della sua morte si diffuse immediatamente, e il dolore di tutti fu unanime. Soprattutto i poveri lo piansero sinceramente, perché avevano perduto il loro benefattore. Tra le prime testimonianze dopo la sua morte, significativa è quella del cardinale di Napoli, Alessio Ascalesi. Dopo pregato dinanzi al corpo di Moscati, rivolto ai familiari disse: “Il Professore non apparteneva a voi, ma alla Chiesa. Non quelli di cui ha sanato i corpi, ma quelli che ha salvato nell’anima gli sono andati incontro quando è salito lassù”. Nel registro delle firme, posto nell’ingresso della casa, tra le altre fu trovata questa frase: “Non hai voluto fiori e nemmeno lacrime: ma noi piangiamo, perché il mondo ha perduto un santo, Napoli un esemplare di tutte le virtù, i malati poveri hanno perduto tutto!

Il corpo fu sepolto nel Cimitero di Poggioreale, e precisamente nella Cappella cimiteriale dell’Arciconfraternita della SS.Trinità dei Pellegrini. Ma tre anni più tardi, il 16 novembre 1930, in seguito all’istanza di varie personalità del clero e del laicato, l’Arcivescovo di Napoli concesse il trasferimento del corpo dal Cimitero alla Chiesa del Gesù Nuovo, tra due ali imponenti di folla.

La stima e la venerazione che avevano circondato il Prof. Moscati durante la vita, esplosero dopo la sua morte, e presto il dolore e il pianto di coloro che lo avevano conosciuto si tramutò in commozione, entusiasmo, preghiera. Si ricorreva a lui in ogni circostanza, e molti affermavano di ricevere grazie fisiche e spirituali per sua intercessione. Il 25 ottobre 1987, in Piazza San Pietro, il Papa Giovanni Paolo II, dinanzi a circa 100.000 persone, dichiarava Santo Giuseppe Moscati, a 60 anni dalla morte.

Cosa dire di questo Santo? Un laico, una figura di cristiano impegnato, espressione radicale  di vita di fede, che è luogo della santificazione. Uomo di fede, di scienza e di carità. Un Laico, che ha fatto della vita una missione percorsa con autenticità evangelica, spendendo stupendamente i talenti ricevuti da Dio. Medico, che ha fatto della professione una palestra di apostolato, una missione di carità, uno strumento di elevazione di sè, e di conquista degli altri. Professore d’Università, che ha lasciato tra i suoi alunni una scia di profonda ammirazione non solo per l’altissima dottrina, ma anche e specialmente per l’esempio di dirittura morale, di limpidezza interiore, di dedizione assoluta data dalla Cattedra.  Scienziato d’alta scuola, noto per i suoi contributi scientifici di livello internazionale, per le pubblicazioni e i viaggi, per le diagnosi illuminante e sicure, per gli interventi arditi e precorritori.

San Giuseppe Moscati, la missione del medico, esempio di insegnamento : “Il medico si trova poi in una posizione di privilegio, perché si trova tanto spesso a cospetto di anime che, malgrado i loro passati errori, stanno lì lì per capitolare e far ritorno ai principi ereditati dagli avi, stanno lì ansiose di trovare un conforto, assillate dal dolore. Beato quel medico che sa comprendere il mistero di questi cuori e infiammarli di nuovo. Ma è indubitato che la vera perfezione non può trovarsi se non estraniandosi dalle cose del mondo, servendo Iddio con un continuo amore, e servendo le anime dei propri fratelli con la preghiera, con l’esempio, per un grande scopo, per l’unico scopo che è la loro salvezza” (San Giuseppe Moscati).

 

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