#Napoli e l’Ungheria dalla regina Maria alla rivoluzione

Napoli ha un legame antichissimo con l’Ungheria. Una sua figlia, Maria d’Ungheria, è stata regina di Napoli ed ha fatto realizzate il complesso di Donnaregina dove è sepolta in un monumento funebre realizzato da Tino da Camaino. Fu la moglie di Carlo d’Angiò (II lo zoppo), madre di Roberto d’Angiò e regina dal 1285 al 1309.

La chiesa, di Donnaregina Vecchia, ad esempio, che fu -ricostruita per volere della regina di Napoli Margherita d’Ungheria dopo il terremoto del 1292 e  conserva ampia parte del ciclo di affreschi, databili tra 1317 ed i tardi anni ’20, che la decoravano integralmente.
Attribuiti al pittore romano Pietro Cavallini, gli affreschi sono assegnati più convincentemente ad un gruppo di artisti formatisi a Roma, in Santa Cecilia in Trastevere, al fianco dello stesso Cavallini che venne chiamato alla corte di Carlo II d’Angiò e fu il grande anticipatore della venuta di Giotto a Napoli.

E così in occasione del sessantesimo anniversario della rivoluzione ungherese del 1956, che ricorrere quest’anno,  Napoli tributa un ricordo.

 

Tra il 22 e il 24 ottobre del 1956  intellettuali, operai, studenti universitari guidarono il popolo magiaro contro il regime comunista che si era instaurato nel paese dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Le “aperture” di Kruscev nel XX congresso del PCUS nel febbraio del ‘56, noto per la condanna dello stalinismo, e le rivolte popolari in Polonia nel giugno dello stesso anno furono per gli ungheresi una contingenza storica imperdibile per rivendicare la democrazia, il ritiro dei sovietici dal paese e l’uscita dell’Ungheria dal Patto di Varsavia. Dopo una prima serie di successi politici, la risposta dell’Unione Sovietica di fronte all’intransigenza delle richieste magiare arrivò dopo un paio di settimane e fu la soppressione militare della rivolta. Il 4 novembre colonne di carri armati russi invasero l’Ungheria, rioccuparono Budapest nella pressoché  totale indifferenza dell’Occidente e della comunità internazionale impegnata e coinvolta allora nella risoluzione della crisi di Suez. I morti furono decine di migliaia. L’ordine era ristabilito.

 

In questo particolare anno giubilare, dichiarato ufficialmente “Anno ungherese della Libertà”, diverse sono le iniziative messe in piedi dal governo di Budapest in patria e all’estero.

Anche a Napoli, come già in diverse città italiane, si ricordano gli eroi anche giovanissimi che lottarono per riconquistare la libertà. L’associazione culturale Maria D’Ungheria Regina di Napoli, col patrocinio dell’Ambasciata d’Ungheria a Roma, con la collaborazione del Consolato onorario d’Ungheria a Napoli, l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale e l’Associazione culturale Prometeo, organizza per giovedì 24 novembre alle ore 16.00, nel Museo del Corallo Ascione presso la Galleria Umberto I, una conferenza dal titolo: L’eco della rivoluzione ungherese a Napoli nel 1956, in cui verrà presentato da Judith Katalin Jámbor, presidente  dell’associazione Maria D’Ungheria Regina di Napoli, l’omonimo volume ossia una raccolta degli articoli con cui Mattino e Roma divulgarono le notizie provenienti da Budapest.

 

Interverranno: S.E. Péter Paczolay, ambasciatore d’Ungheria in Italia, il prof. Andrea Amatucci, console onorario d’Ungheria a Napoli, il prof. Amedeo Di Francesco, ordinario di lingua e letteratura ungherese presso L’Orientale e il dott. Francesco Manca, presidente dell’Associazione culturale  Prometeo.

 

Commenti

commenti