Intesa Sanpaolo ha presentato presso le Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano, sede museale della Banca a Napoli, la mostra Le mille luci di New York. Basquiat, Clemente, Haring, Schnabel, Warhol, che si prefigge di rileggere il decennio degli anni ’80 partendo dai suoi principali protagonisti, con due vincoli fondamentali: la pittura e New York. Sono anche gli anni in cui Napoli si dimostra la città italiana artisticamente più stimolante e dal taglio internazionale, grazie all’attività di gallerie come Lucio Amelio, Lia Rumma, Morra e Trisorio, che fanno da ponte tra l’Italia e la Big Apple creando le condizioni per il contatto di questi cinque straordinari artisti.

La mostra, curata da Luca Beatrice, presenta una selezione di opere dei cinque grandi artisti, provenienti da collezioni private, quindi raramente disponibili al pubblico, e da istituzioni come il Museo Madre di Napoli, oltre che dalla collezione di Intesa Sanpaolo. L’esposizione sarà aperta al pubblico dal 15 settembre 2017 al 5 novembre 2017. Il progetto espositivo Le mille luci di New York – dal titolo del romanzo Bright Lights, Bright City pubblicato nel 1984 da Jay McInerney – accende i riflettori sul clima culturale degli anni ’80, che vede la città di New York più splendente che mai, illuminata da neon colorati a suggellare un decennio davvero straordinario, dove cultura ed economia, arte e finanza, vita mondana e divertimento sono tra gli indicatori di un nuovo boom, anche più clamoroso di quello degli anni Sessanta.

La nuova mostra alle Gallerie d’Italia di Napoli ha come protagonista l’arte degli anni Ottanta, una stagione di straordinaria accelerazione verso il contemporaneo“, afferma Michele Coppola, Responsabile Attività Culturali di Intesa Sanpaolo. “Questa piccola esposizione è un momento significativo per Palazzo Zevallos Stigliano, che per la prima volta, partendo proprio da due opere di Warhol in collezione Intesa Sanpaolo, si apre alla pittura americana del secolo scorso approfondendo il rapporto di alcuni dei suoi protagonisti con la città partenopea. Ciò dimostra la capacità delle Gallerie di rinnovare l’offerta culturale, di ospitare autori contemporanei – come la recente mostra di Marco Petrus – e di affrontare anche temi diversi da quelli della grande tradizione classica.”

Andy Warhol, in un periodo che lo vede nuovamente in grande spolvero creativo all’inizio degli anni ’80, realizza in Italia, in particolare a Napoli dove collabora con il gallerista Lucio Amelio, diverse opere ispirate al territorio campano: la serie Vesuvius, la celebre Fate presto, alcuni ritratti di collezionisti. Come

negli anni ’60, l’Italia torna a essere un ponte verso l’America, e New York la metropoli in cui si consuma l’ultima “rivoluzione pittorica”. Se Keith Haring nasce con la Street Art nella metropolitana, si ricordano sue mostre e interventi a Roma, Napoli, Milano, oltre il grande murale di Pisa, dall’altra Jean-Michel Basquiat sintetizza lo straordinario incontro tra il graffitismo e una pittura decisamente più colta, che guarda all’Espressionismo, a Picasso e all’Art Brut. Entrambi morti giovani, Haring e Basquiat rappresentano in pieno la storia rapida e consumata in fretta degli anni ’80. A New York, nello stesso decennio, si trasferisce il pittore napoletano Francesco Clemente, emerso con il gruppo della Transavanguardia, capace di unire il linguaggio e le immagini dell’Italia del Sud a uno stile decisamente più internazionale che include lo sguardo verso il lontano oriente. Anch’egli rockstar della pittura, Clemente affresca il soffitto del Palladium, discoteca newyorkese di tendenza dell’epoca. Julian Schnabel, infine, nato come pittore di grandi dimensioni, per i musei e le gallerie, immerso in un immaginario ironico e trasversale, a metà degli anni ’90 unisce all’arte il nuovo mestiere di regista di cinema raggiungendo risultati eccellenti, a partire dal suo ritratto generazionale in forma di film dedicato proprio all’amico e collega Basquiat.

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