E’ finita l’attesa, al Madre dal 24 giugno al 24 ottobre 2016 “Attesa.1960-2016” di Mimmo Jodice, la più ampia mostra retrospettiva mai dedicata ad uno degli indiscussi maestri della fotografia contemporanea. Fotografo napoletano capace attraverso le sue fotografie di mettersi a nudo, riconoscendo nella realtà pezzi di sé, ritrovando fantasmi, pensieri, idee, ed emozioni,in un passaggio . Passare da un mondo all’altro, varcare una soglia intima.
“L’attesa è una condizione che ci coinvolge intrecciandosi con l’ansia, l’incertezza, la speranza, il timore, i dubbi. La dimensione visiva dell’attesa è il silenzio che riempie ogni luogo, che trasforma gli spazi in sale di attesa immaginarie. Sono luoghi irreali, senza tempo, dove l’attimo e l’eternità si alternano senza fine”, come dice lo stesso artista della sua personale.
Anteprima per la stampa, con gli interventi di Sebastiano Maffettone, consigliere delegato alle Organizzazioni Culturali Regione Campania, PierPaolo Forte, presidente Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Andrea Viliani, direttore del Museo Madre, Patrizia Boldoni, Presidente Scabec.
Mimmo Jodice è uno dei grandi fotografi della storia della fotografia italiana, vive a Napoli, dove vi è nato nel 1934. Fotografo di avanguardia sin dagli anni sessanta, attento alle sperimentazioni ed alle possibilità espressive possibilità espressive del linguaggio fotografico, è stato protagonista instancabile nel dibattito culturale che ha portato alla crescita e successivamente alla affermazione della fotografia italiana anche in campo internazionale. Nel 1980 con la pubblicazione di “Vedute di Napoli”, ha inizio la svolta nel suo linguaggio, contribuendo a fornire una nuova visione del paesaggio urbano e dell’architettura. E’ stato il primo fotografo vivente ad esporre nei più importanti musei del mondo, ad avere grazie al suo lavoro riconoscimenti internazionali unici in Italia e all’estero: lauree honoris causa, l’accesso all’Accademia dei Lincei, cittadinanze onorarie (a Boston, a Philadelphia), la nomina a Cavaliere della Repubblica francese.
“Attesa.1960-2016”, il suo ultimo lavoro, presenta in un percorso appositamente concepito per gli spazi del museo, più di cento opere, dalle seminali sperimentazioni sul linguaggio fotografico degli anni Sessanta e Settanta fino ad una nuova serie (Attesa, 2015) realizzata per l’ occasione. Proposti, in un allestimento unitario, tutti i più importanti cicli fotografici di Jodice, dedicati al mondo antico, alla natura morta, alla dimensione urbana, al rapporto con la storia dell’arte, in cui si articolano i principali aspetti e temi della sua ricerca, attraverso immagini di denuncia. Come dichiara lo stesso artista, è un capitolo nuovo della sua arte, come un attendere per qualcosa che debba accadere, una speranza per il bene, o la speranza per qualcosa che argini il male. Jodice delinea una dimensione spazio-temporale posta al di là delle coordinate spaziali o dello scorrere del tempo, sospesa nella dimensione contemporaneamente fisica e metafisica e contemplativa dell’attesa. Fotografie, come immagini sospese nel tempo che raccontano momenti vuoti, luoghi dove non si sà se arriverà mai qualcuno. Immagini inquietanti, senza pace, come finestre aperte sul nulla, affacciate su un muro, o addirittura finte, che però fanno pensare ad una voglia ancora di aspettare.
“Sarà il mio lascito: sono anni che mi porto dentro l’attesa, e finalmente adesso è qui, visibile”.

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