Altri tesori stanno per essere risvelati: sono i circa duemila documenti della sezione epigrafica del Museo Archeologico di Napoli. Domani apre al pubblico la sezione Egizia, uno scrigno museale di 2500 oggetti tra il 300 a.C. ed il 640 d.C. Tra una decina di giorni l’offerta museale di uno dei più grandi musei archeologici del mondo si arricchisce della restaurata sezione epigrafica, altro gioiello inestimabile. Si tratta di una raccolta di tabulae ed iscrizioni in lingua greca, latina e dialetti italici. Tra gli oggetti spiccano le iscrizioni politiche rinvenute negli scavi Vesuviani, manifesti elettorali dell’antica Roma, che invitano a votare questo o quel personaggio.

Tra gli altri magnifici oggettu vi sono le Tavole di Eraclea, due lastre di bronzo rinvenute tra Eraclea e Metaponto, in Basilicata, con testi in greco della fine del IV – inizi del III sec. a.C. mentre una sezione  è dedicata alla grecità di Napoli, una città che mantenne e difese i suoi legami con la tradizione, la cultura e la lingua greca.Molto belle anche le iscrizioni provenienti da Puteoli.

Tra le diverse iscrizioni che attestano le istituzioni, i culti, gli agoni della città è quella con la dedica della fratria degli Aristei, della fine del I – inizi del II sec. d.C. Perduranti memorie di antiche forme greche di organizzazione sociale, le fratrie erano infatti una sorta di associazione con sedi e culti propri e forse anche sepolcreti comuni. Sempre nella sala CLI e nella CLII è esposta una significativa selezione di epigrafi italiche provenienti dall’Italia centro meridionale” spiegano le guide del museo. Ed ancora “la stele funeraria da Bellante, databile verso la metà del VI sec. a.C., con la raffigurazione stilizzata del defunto e l’iscrizione in lingua sabellica; la Tabula Veliterna della collezione Borgia, il principale documento della lingua dei Volsci (IV sec. a.C.); la Tabula Bantina da Oppido Lucano, che riporta su una faccia una legge osca del I sec. a.C. e sull’altra alcuni passi di una legge latina. Di grande importanza per la storia dell’epigrafia italica è altresì il Cippo Abellano, il maggior testo in lingua osca, rinvenuto alla fine del Seiento e riutilizzato come soglia di porta (l’originale si conserva nel seminario arcivescovile di Nola, mentre al Museo è esposto un calco).  Numerose sono le iscrizioni osche da Pompei che forniscono un importante contributo alla conoscenza della storia della città: tra queste la splendida meridiana dalle Terme Stabiane.
Di notevole rilievo è una particolare sezione, nella sala CLIII, dedicata a leggi, decreti, documenti pubblici e privati che consentono di comprendere la storia di Roma e l’espansione del suo sistema statuale nell’Italia antica. Tra i materiali esposti sono la Tabula Bembina, conservata in otto frammenti e facente parte della collezione Farnese. Nella faccia anteriore della Tabula è riprodotto il testo di una legge giudiziaria probabilmente del tribunato di Gaio Gracco (123 – 122 a.C.) sulle malversazioni, mentre dall’altro lato è la lex agraria del 111 a.C. Alcuni testi chiariscono i rapporti con le città alleate, come la Lex Antonia de Termessibus del 71 a.C. sui privilegi fiscali concessi alla città di Termessos maior in Asia Minore; altri forniscono informazioni sulla composizione del Senato, come la lex Cornelia de XX Quaestoribus, dell’81 a.C. Documenti interessanti per la storia amministrativa, politica, religiosa sono anche le dediche sacre, i diplomi di congedo militare, come la Honesta missio da Stabia del 49 d.C., ed i calendari che ordinavano tutte le attività della città. Altre iscrizioni offrono informazioni utili sull’organizzazione del territorio, come i cippi miliari e di centuriazione: un esempio è il cippo di confine della colonia Iulia Felix Capua da Santa Maria Capua Vetere”.

I tesori non finiscono qui. La sezione presso la quale sono in corso gli ultimi lavori di allestimento è una tappa da non perdere nella visita al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

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