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Dal plastico in sughero e carta che è stata la prima rappresentazione in 3D di Pompei ad una ricosruzione in 3D mediante fotocomposizione del 2017. Tutte le rappresentazioni in 3D, le ricostruzioni tecnologiche e multimediali saranno esposte il 19 maggio nella sala del Plastico di Pompei al MANN. L’annuncio del direttore, Paolo Giulierini che non esclude, d’accordo con la Soprintendenza di Pompei, una esposizione tridimensionale anche all’interno delle domus. L’occasione la presentazione della ricostruzione in 3D digitale del plastico di Pompei, progetto realizzato dal CNR IBAM. Due anni per fotoriprendere il plastico del 1930, costruito da abili artigiani miniaturisti che a partire dal 1861 hanno riprodotto Pompei in scala da 1:100, e realizzare un prodotto digitale che sarà sicuramente molto importante per la conoscenza del sito archeologico. La ricostruzione in digitale permetterà di confrontare la situazione attuale di Pompei con quella riprodotto nel plastico in sughero e verificare anche la corrispondenza laddove esistono altri documenti cartacei e fotografici.

“Il plastico in sughero – ha spiegato il conservatore del Museo, Valeria Sampaolo – è stato realizzato in 70 anni a partire dal 1861 e rappresenta un imporante strumento di conoscenza scientifica”.  Il plastico voluto dall’allora soprintendente Giuseppe Fiorelli ha costiuito una base di conoscenza molto importante.  Con macchinari costruiti appositamente per la ricerca sul plastico di Pompei sono state scattate 1500 fotografie che poi sono state successivamente trattate per avere una ricostruzione unitaria del plastico.

A presentare il lavoro Daniele Malfitana, direttore del CNR IBAM e Giulio Amara ricercatore.

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