I contenitori di cacao ci conducono verso la conoscenza della storia di piante che producono bontà a noi molto note. Quasi sconosciute, invece, le origini, la storia e la cultura dei paesi dell’America meridionale da dove fu importato circa cinque secoli fa il cacao. Al MANN di Napoli una mostra (16 giugno – 30 ottobre 2017) racconta ed espone il Nuovo Mondo con una serie di oggetti rari ed antichissimi che ci fanno scoprire anche l’origine del cacao e non solo. ‘Regalare questi vasi con cacao era un dono prezioso‘ spiega Inti Ligabue presidente della omonima Fondazione a cui appartengono gli oggetti in mostra e ‘sono civiltà antichissime si può dire conosciute già prima di Cristoforo Colombo e che il mondo ‘vecchio’ ha imparato a conoscere ed esplorare molto lentamente‘.

Dagli Olmechi ai Maya, dagli Aztechi agli Inca, Il mondo che non c’era, capolavori della collezione Ligabue ci accompagna alla scoperta delle civiltà precolombiane dalle quale abbiamo imparato a giocare a pallone ed a mangiare pomodoro e cacao.  A poco più di due anni dalla scomparsa di Giancalo Ligabue, imprenditore, esploratore e mecenate, il figlio Inti ha voluto fortemente questa mostra a Napoli ed al MANN per raccontarci quello che è considerato il ‘Nuovo Mondo’ a partire dalle scoperte di Colombo e Vespucci.

Dalle rarissime maschere in pietra di Teotihucan, la più grande città della Mesoamerica, primo vero centro urbano del Messico centrale, ai vasi Maya d’epoca classica preziose fonti di informazione, con le loro decorazioni e iscrizioni, sulla civiltà e la scrittura di questa popolazione; dalle statuette antropomorfe della cultura Omeca, che tanto affascinarono anche i pittori Diego Rivera, la moglie Frida Kahlo e diversi artisti surrealisti, alle sculture Mezcala, i tesori in mostra al MANN sono davvero tanti.

I Conquistatores per molti secoli annienteranno quelle culture e tenderanno soltanto a cercare l’oro puro o in lega sulle Ande, alimentando così alcuni miti.  In pochi decenni dall’arrivo di Colombo le culture degli Aztechi e degli Inca saranno schiacciate con le armi e con la schiavitù così come quella di Taimo praticamente annientata. Dovranno passare molti secoli prima che gli Europei si accorgeranno della grande storia, delle immense tradizioni di queste popolazioni e delle bontà che furono importate. Un contributo sarà dato da Carlo di Borbone che come aveva fatto per Pompei ed Ercolano promosse la scoperta dell’archeologia precolombiana con studi su Palanque, la Pompei dei Maya. Una spedizione composta anche da Antonio Bernasconi, allievo di Luigi Vanvitelli,  avviò studi e ricerca in questo fantastico ma dimenticato luogo.

La mostra è promossa da Fondazione Ligabue, curatore Jaques Blazy.

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