Al Madre di Napoli il francese Daniel Buren ritorna con Axer / Désaxer. Lavoro in situ, 2015, Madre, Napoli – #2 e che si connette idealmente al primo Comme un jeu d’enfant. Lavoro in situ, 2014-2015, Madre, Napoli – #1 (inaugurato lo scorso 24 aprile e che, dopo una breve chiusura dal 31 agosto all’8 ottobre, resterà esposto fino al 29 febbraio 2016). Una nuova opera di dimensioni architettoniche, concepita dall’artista appositamente per gli spazi del museo, ovvero in situ, espressione da Buren stesso più volte utilizzata per indicare la stringente interrelazione fra le sue opere e i luoghi in cui esse sono concepite e realizzate, che celebra il decennale di attività del museo campano d’arte contemporanea.

Nell’atrio d’ingresso del MADRE Axer / Désaxer. Lavoro in situ, 2015, Madre, Napoli – #2 rimetterà in asse l’edificio del museo – rispetto alla via su cui il museo si affaccia, Via Settembrini – e, al contempo, sposterà il punto di vista dell’ingresso dal suo usuale asse prospettico, creando uno spazio di mobilità percettiva e cognitiva in cui, attraverso l’utilizzo di superfici colorate e di specchi e delle righe di 8,7 cm che caratterizzano gli interventi in situ dell’artista, interno e esterno, museo e comunità si compenetrano l’uno nell’altro, fino a confondersi fra loro. Ogni visitatore sarà così accolto e invitato a far parte dell’opera, a partecipare attivamente alla relazione in essere fra sfera istituzionale e dinamiche pubbliche innescata dall’opera e dalla trasformazione della zona di ingresso del museo in uno spazio di visione, mediazione, attrazione e comunione reciproche, con cui Buren sospinge il museo verso la città e accoglie la città nel museo. Insieme, i due interventi presentati al MADRE dall’artista francese nel 2015 formano quindi una grande mostra personale articolata nel tempo e nello spazio, vera e propria festa pubblica che celebra la presenza, l’attività e la necessità del museo in rapporto al proprio pubblico, entrambi elementi integranti, e collaboranti, del concetto di opera in situ.

Formatosi all’Ecole des Métiers d’Art di Parigi, Daniel Buren, uno dei più influenti esponenti della riflessione storica sulle istituzioni sviluppatasi fra gli anni Sessanta e Settanta e denominata Institutional Critique, ha basato tutta la sua produzione su una stoffa da tende a righe di 8,7 cm, alternativamente bianche e colorate. Più recentemente, dagli anni Ottanta, Buren ha progressivamente accostato la realizzazione di opere di formato e destinazione museale a installazioni architettoniche in spazi pubblici. Profondamente legato alla città di Napoli, l’artista vi è intervenuto più volte a partire dalla prima mostra presso la galleria di Lucio Amelio nel 1972 (a cui ne segue una seconda nel 1974), e in seguito anche al Museo Nazionale di Capodimonte con una grande mostra personale nel 1989. Fra i molti altri riconoscimenti, nel 1986 Buren ha vinto il Leone d’Oro per il miglior Padiglione nazionale alla Biennale di Venezia.

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