Il lato B del Museo Filangieri. Basterebbe questa visione, bisquit di Filippo Tagliolini, seconda metà del settecento, e precisamente un lato B di una figura di donna, strepitoso per scultura e forme, per visitare la Sala Agata del Museo Filangieri di Napoli. Agata, come recitano i manifesti, è ritornata ma non soltanto lei. Nello scrigno ritrovato, Museo Filangieri, la sala Agata restaurata è una delle meraviglie risvelate. Al loro posto le 386 porcellane di Capodimonte e di altre fabbriche, bisquit di Filippo Tagliolini, che erano in deposito al Museo Duca di Martina, un Mattia Preti da Capodimonte ed un impianto di sicurezza, considerato il primo in Italia. Le opere sono della collezione di circa tremila oggetti appartenuti al principe Gaetano Filangieri, che del quattrocentesco Palazzo Como in via Duomo, volle fare nel 1883 un Museo della città di Napoli. I restauri hanno riguardato gli intarsi in legno, le maioliche ed i dipinti. A risplendere oltre i preziosi oggetti anche gli antichi colori del verde, della grafite e dell’azzurro intenso.

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