La Belle Epoque di Napoli

È trascorsa una settimana da sabato 11 marzo 2017, quando il museo di Villa Pignatelli ha aperto le sue sale all’happening social culturale di fine inverno. L’occasione é stata la presentazione delle attività istituzionali della Fondazione Emiddio Mele che dal 1989 sviluppa e divulga tramite la selezione e la formazione di giovani artigiani l’enorme patrimonio culturale che l’artigianato tradizionale offre alla Campania, attraverso la promozione delle più significative espressioni delle eccellenze artistiche della regione. L’ente ed i suoi consiglieri promuovono ed accompagnano l’uscita del libro I grandi magazzini Mele nella Napoli della Belle Epoque, di Francesca Mele, edito da Arte’m. Il volume è l’insieme della storia e delle immagini di una generazione e di una famiglia che a cavallo tra Ottocento e Novecento vestiva elegante e raffinato ma al “massimo buon mercato” divenuto poi lo slogan della casa di moda Mele. Sfogliando le sue pagine, leggiamo di come l’azienda ed i suoi fondatori i fratelli Emiddio ed Alfonso avessero compreso prima degli altri di come per avere successo bisognava perseguire la strada della pubblicità commerciale. Infatti, il manifesto garantiva sia una pubblicità continua sia uno strumento diretto al pubblico, sempre visibile poiché affisso in molti luoghi della città, trasformando le strade in musei all’aperto. I due fratelli sono stati i precursori dei meccanismi di persuasione della pubblicità moderna che vuole suscitare nel pubblico sentimenti psicologici di adesione al messaggio pubblicitario.
All’interno del testo sono presentati due saggi, scritti dal professore Franco Alessandro Fava dell’Università di Torino e dal professore Francesco Barbagallo che ci delineano il punto di vista sociologico, con l’avvento della grande distribuzione ed il cambiamento dei consumi, ed il punto di vista storico che inquadra la cosiddetta epoca bella dove tutto era permesso e le città europee, Napoli in primis, sfoggiavano benessere, ricchezza, vivacità culturale: la società del can can, del piegabaffi, delle prime auto e delle ultime carrozze, di artisti come Monet, Gaugain, Eleonora Duse.
Questa anteprima che è andata in scena sabato mattina al Museo d’Aragona Cortes ci ha regalato sagome di personaggi delle famose affiche “dal vivo” come se fossero usciti dal cartellone a riempire gli angoli delle numerose sale, figure eleganti nel vestire e nei modi che girano i salotti di questo Palazzo alla Riviera di Chiaia . I cartonati sono stati realizzati per una programmazione di Sky arte che nel 2012 ha mandato in onda  il documentario “l’oro di Napoli” girato all’interno del Museo di Capodimonte .
Gli splendidi manifesti pubblicitari, di cui il libro offre un’estesa carrellata, furono stampati da Ricordi e realizzati dai più celebri cartellonisti dell’epoca (Metlicovitz, Dudovich, Cappiello, Laskoff, Villa, Mazza, solo per citarne alcuni, e sono ancora oggi il segno tangibile di ciò che furono i Magazzini Mele nella Napoli di Belle Epoque.
Alla loro inaugurazione i Magazzini Italiani, creatura di Emiddio ed Alfonso, furono salutati come la risposta italiana che quelli francesi (Galerie Lafayette, Bon Marché) avevano Oltralpe. La formazione culturale e la sensibilità artistica sono state portate dai due fratelli Mele in questa avventura cominciata con l’acquisto nel
1889 del Palazzo della Borghesia che diviene la sede dei Grandi Magazzini Italiani.
La soleggiata e mite giornata napoletana, quasi un anticipo di primavera, si apre con la conferenza di presentazione del libro e con un emozionante discorso di Alfonso Mele, presidente dell’omonima Fondazione che fa gli onori di casa, racconta di formazione e di generazioni che si susseguono ed anticipa i relatori che interverranno, come già anticipato sopra il prof. Francesco Barbagallo, il prof. Franco Fava, il giurista Andrea Pisani Massamormile, per mostrarci le mille sfumature di una Napoli e di una Regione tra passato e futuro .
Tanti gli amici presenti, tutte le generazioni insieme, possiamo dire, arrivati soprattutto da Roma con l’Eurostar, carichi di entusiasmo ed aspettativa ma anche tanta partecipazione dal Nord e più comodamente dalla città stessa.
A seguire un light lunch con piatti tipici della tradizione campana per gli ospiti nel giardino del Museo.
Napoli ha fatto il suo, presentandosi al suo meglio ed offrendo panorami unici a trecentosessanta gradi; una serata magica al San Carlo con il balletto della Cenerentola sul palco del più antico Teatro d’Europa e visite culturali ai Decumani, al Museo di Capodimone e Pompei, alla Certosa è così via, all’insegna di un weekend pieno di iniziative .

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