Italia dimentica Carlo di Borbone, re di grandi opere, oro di sviluppo

A trecento anni dalla nascita di Carlo di Borbone, Madrid, 20 gennaio 1716, non può non ricordarsi un personaggio fondamentale nella storia del Sud Italia e quindi dell’Italia. Eppure l’Italia lo dimentica. A parte sporadici eventi non coordinati tra loro, c’è molto poco in giro. Carlo di Borbone, figlio di Filippo V di Spagna e Elisabetta Farnese,  Re di Napoli dal 15 maggio 1734 al 3 luglio 1735 e quindi anche Re di Sicilia sino al 10 agosto 1759, ha fatto di Napoli e della ‘sua’ terra uno dei regni più importanti del mondo dell’epoca.

Venticinque anni di cambiamenti in direzione dello sviluppo, della cultura e della crescita sociale dello stivale d’Italia, più tardi denominato, Regno delle due Sicilie, regno poi annientato dai Piemontesi per fare l’Italia unita. Alcuni dei suoi traguardi, sul versante delle opere pubbliche, sono tutt’ora visibili ed a distanza di secoli, rappresentano realtà che potrebbero fare della terra del Sud Italia, una delle terre più ricche al mondo.  Teatri, regge, chiese, palazzi, infrastrutture, edificate, e scavi archeologici fatti eseguire, durante il suo regno,  sono parte, oggi, di uno dei circuiti di beni culturali più invidiati, studiati ed amati al mondo.

Basterebbe questo primato a dover rendergli il tributo che si merita. Invece, tutto avviene in maniera scoordinata e senza l’anticipata programmazione che sarebbe spettata ad eventi di tale portata culturale.

Nel 1737 in soli sette mesi Carlo di Borbone fece costruire il Teatro San Carlo di Napoli, affidandone il progetto a Giovanni Antonio Medrano e ad Angelo Carasale. A seguire due regge, Portici e Capodimonte. La prima, vera casa dei sovrani, Maria Amalia di Sassonia, moglie di Carlo era molto legata a questo sito, mentre la seconda Capodimonte, avrebbe dovuto essere il casino di caccia dove ospitare la grande ed inestimabile collezione Farnese, ereditata dalla madre Elisabetta.  Ma Carlo e Maria Amalia amavano viaggiare nella terra campana ed ogni luogo ispirava loro cose grandiose, anche perché provenienti dalla Spagna ritrovavano in questa terra altre meraviglie. Il paesaggio di Caserta gli ricordava quello del Palazzo Reale della Granja de San Ildefonso in Spagna  e così fecero costruire la Reggia di Caserta, uno dei monumenti più visitati d’Italia. Il taglio del nastro avvenne il giorno del trentaseiesimo compleanno del re: 20 gennaio 1752. A progettarla Luigi Vanvitelli, a cui fu assegnata anche la progettazione di una grandissima opera pubblica: l’acquedotto carolino. Marzo 1753. Il grande architetto fu autore, inoltre, di largo Mercatello a Napoli, oggi piazza Dante.

Ma il re Carlo aveva a cuore anche i poveri e fece costruire per i meno fortunati due grandi casa: Palermo, 1746, Napoli, 1751. Due grandi alberghi dei poveri, simbolo di una progettazione che anticipava la funzione sociale delle grandi architetture.

Ma Carlo di Borbone, uomo di grandissima cultura e voglia di trasferirla al suo popolo, fece nel 1738 qualcosa di sensazionale: avviò gli scavi archeologici di Ercolano, Pompei e Stabia. Il re seguiva personalmente le ricerche affidata agli ingegneri  Rocque Joaquín de Alcubierre e Karl Jakob Weber.

Basterebbe ancora questo breve itinerario delle opere caroline per convincere seriamente tutti a sostenere un programma duraturo, coordinato e vasto di iniziative in memoria del grande Carlo di Borbone.

 

 

 

 

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