Influenza in arrivo, no a corsa antibiotici

Arrivano, come tutti gli anni, l’influenza, la febbre alta, i sintomi respiratori, e gli Italiani, che sono un popolo molto apprensivo sulla salute, vanno in tilt! Assedio ai medici di base e alle guardie mediche, assalto ai pronto soccorso degli ospedali, e svuotamento delle farmacie con ricette che sembrano interminabili liste della spesa con tutti i tipi di farmaci possibili. L’Italia, purtroppo, è al top nell’Unione Europea per i consumi di antibiotici, perché i pazienti e purtroppo anche i medici sono convinti di essere “più al sicuro” con la “copertura antibiotica”, e invece niente di più sbagliato, perché un antibiotico non necessario “rinforza” i batteri, selezionando ceppi resistenti.

Il rapporto annuale dell’European Center for Diseases Control parla chiaro: invece che essere sconfitti definitivamente dagli antibiotici, come si credeva nel secolo scorso quando questi farmaci erano appena stati scoperti, i batteri stanno vincendo la guerra, diventando sempre più resistenti, a causa di un uso indiscriminato di antibiotici e di conseguenza un aumento del fenomeno della resistenza. Secondo i dati resi noti da questo organismo di controllo, assumiamo in Italia il 50% in più di antibiotici rispetto alla Gran Bretagna, quasi il doppio rispetto alla Germania e due volte e mezzo rispetto all’Olanda. “Potremmo essere vicini alla fine dell’era degli antibiotici”, ha avvertito Vytenis Andriukaitis, Commissario UE alla Salute, durante la conferenza di presentazione dei dati a Bruxelles: “lo scorso anno sono morte in Europa 25mila persone, e 23mila negli USA, per infezioni da germi resistenti”. Secondo i dati del sistema di sorveglianza Ears-Net dell’Unione Europea, l’Italia è ai primi posti nel continente per numero di batteri resistenti sul territorio: Escherichia Coli 25-50% di ceppi resistenti, Acinetobacter oltre il 50%, stafilococco aureo resistente alla meticillina 25-50%, Klebsiella produttori di carbapenemasi 25-50%. Pseudomonas aeruginosa oltre il 21%. L’OMS ha lanciato pertanto un appello mondiale in prossimità di questa epidemia di influenza, con lo slogan “Antibiotici: maneggiare con cura”: “Dobbiamo aumentare la consapevolezza in tutti gli Stati”, ha affermato Zsuzsanna Jakab, direttrice dell’ufficio europeo dell’OMS: “ancora oggi non si sa che per curare un’influenza non è necessario un antibiotico L’abuso di antibiotici in corso di epidemie influenzali per presunti “mal di gola” potrebbe mettere a rischio i successi ottenuti negli ultimi decenni con la medicina moderna.

Il fenomeno della resistenza agli antibiotici da parte di “super batteri”, causa di gravi infezioni, dinanzi ai quali la scienza si trova sempre di più ad avere delle armi spuntate, rappresenta un allarme globale”. Contro i super batteri l’armamentario farmacologico si sta riducendo troppo rapidamente, poiché la velocità di selezione di ceppi multi-resistenti è maggiore di quella con cui la ricerca riesce a sviluppare molecole innovative. Il rischio di ritrovarci in un’era “post-antibiotica” è reale se non riduciamo il rischio di selezione di ceppi resistenti correlato ad eccessivo utilizzo di antibiotici. Secondo le proiezioni degli esperti, nei prossimi 20 anni potrebbero esserci 80mila morti e 200mila ammalati se non si punta a rallentare la comparsa di batteri resistenti, attraverso un utilizzo più consapevole degli antibiotici in ambito sanitario e nell’agricoltura.

La questione è stata rimarcata dal nostro ministro alla Salute, Beatrice Lorenzin, in occasione della Giornata Mondiale della Salute: “La resistenza agli antibiotici è una priorità mondiale”, ha affermato. A sottolinearlo è anche la Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali (Simit): “Il fenomeno della resistenza agli antibiotici delinea in Italia un quadro preoccupante, con un consumo di tali farmaci record e in aumento, mentre sono stimati 5000-7000 i decessi annui riconducibili ad infezioni ospedaliere da germi multi resistenti”, avverte il presidente Simit, Massimo Andreoni: “il fenomeno dell’antibioticoresistenza ha carattere universale, ma in Italia il quadro è decisamente più preoccupante. Il consumo di antibiotici in ambito umano è uno dei più alti in Europa ed anche il consumo di antibiotici in ambito veterinario è fra i più elevati; il consumo di soluzioni idroalcoliche per l’igienizzazione delle mani, aspetto centrale della prevenzione della diffusione dei batteri antibioticoresistenti, è invece fra i più bassi in Europa. La diffusione di numerosi germi multiresistenti è un problema rilevante in molti ospedali, ma le multiresistenze si stanno rapidamente diffondendo anche al di fuori delle strutture sanitarie. L’uso inappropriato degli antibiotici rischia di disperdere una risorsa preziosa non immediatamente rinnovabile, poiché negli ultimi anni l’industria farmaceutica ha registrato un numero sempre più limitato di nuove molecole antibiotiche, per cui già oggi è difficile trattare efficacemente alcuni microrganismi multiresistenti agli antibiotici disponibili”. “La chiave della lotta alla multiresistenza risiede proprio nell’uso prudente degli antibiotici stessi”, ricorda Marta Ciofi degli Atti, responsabile di Epidemiologia Clinica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Aggiunge il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Luca Pani: “E’ sufficiente osservare poche, ma chiare regole, per evitare che gli antibiotici non funzionino più: usarli solo quando necessario, dietro prescrizione, seguendo dosi e durata della terapia e mai per virus, influenza e raffreddore. Proprio come indica la campagna di comunicazione dell’Aifa, giunta alla sua quinta edizione, che promuove le cosiddette regole del club (dei virtuosi) degli antibiotici”.

Il problema vero è che l’antibiotico rappresenta il “farmaco dell’ansia”. Ansia che la febbre nasconda un’infezione, che il problema non si risolva subito, che stiamo sottovalutando qualcosa. Invece, un rapporto più sereno con le malattie, aspettando i giusti tempi di guarigione, gioverebbe alla salute. Ammalarsi, soprattutto nei bambini, comporta la creazione di una risposta immunitaria persistente e duratura, che li proteggerà dalle malattie nelle epoche successive. Un comportamento di attesa, responsabile e consapevole, mette al riparo da un eccessivo ricorso ai farmaci e ci aiuta a recuperare uno stile di vita più paziente ed umano.

 

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