Museo Pignatelli, Museo Pignatelli-Studio del principeVilla Pignatelli svela le camere ‘intime’ del Principe. Lo fa riaprendo per la prima volta al pubblico, a sessanta anni dalla donazione della dimora da parte della principessa Rosina Pignatelli, le stanze intime del Principe Diego Cortes Aragona Pignatelli. Lo studiolo ed il bagno. Tesori di intagli lignei, arredi, marmi e granito.Villa Pignatelli ripresenta restaurate pavimenti, lampadari, pareti in cuoio, la sala da tennis e lo chalet svizzero. 

Al primo piano, dove vengono riaperti al pubblico, dopo oltre cinquant’anni, alcuni degli ambienti privati della famiglia: il bagno del principe con la bellissima vasca di marmo di Carrara decorata con lo stemma, lo Studiolo della principessa e il suo boudoir, dove Rosina Pignatelli era solita, negli ultimi anni della sua vita, ascoltare con pochissimi amici i dischi da lei collezionati. Nell’occasione sono stati ricollocati gli arredi, i dipinti, le sculture, i grandi vasi decorati da tempo conservati in deposito, che testimoniano il gusto eclettico dell’epoca.
Nelle sale del primo piano, da sempre destinate ad ambienti espostivi, e oggi dotate di nuovi impianti, sono presentate le fotografie donate dagli artisti che hanno esposto a Villa Pignatelli – Casa della fotografia, nel corso degli anni: Gabriele Basilico, Antonio Biasiucci, Riccardo Carbone, Giuseppe Carotenuto, Eduardo Castaldo, Francesco Cito, Luciano D’Alessandro, Rafaela Mariniello, Pietro Masturzo, Ugo Mulas, Giulio Piscitelli, Roberto Salomone.

Nel Parco sono stati realizzati impianti di irrigazione e di illuminazione e restaurate l’antica area del tennis e lo chalet svizzero. Nel corso della manutenzione straordinaria del Parco sono state messe a dimora numerose essenze arboree.
Infine una rete wifi outdoor consentirà di visitare l’intero museo con un software specifico.

Nell’appartamento storico, al piano terra, è stato restaurato nella Biblioteca uno splendido esempio di parato in cuoio con oro impresso a pastiglia, sono stati intergrati e ripristinati nel disegno originario i pavimenti in cotto dipinto, sono stati interamente puliti i lampadari, le appliques e i candelabri. Un restauro ha interessato anche l’antica pensilina che copre la scalinata di accesso alla villa.

La visita dei saloni di rappresentanza consente di capire e quasi rivivere l’ uso cui erano destinati gli ambienti: nel SalottMuseo Pignatelli-Bagno del principeo azzurro la principessa accoglieva gli invitati, nel Salottino pompeiano le nobili ospiti nelle serate danzanti si intrattenevano per risistemare le proprie acconciature e nella Biblioteca, unica stanza in cui era concesso fumare, veniva servito il caffè.

Museo Pignatelli-Studiolo della principessaIl Museo Pignatelli ha riaperto dopo un complesso intervento di restauro che ha interessato la Villa e il Parco dalla scorsa primavera. I lavori sono stati realizzati grazie al contributo della Regione Campania con il Piano Regionale di Intervento POR Campania F.E.S.R. 2007\2013, Asse I -Obiettivo operativo 1.9

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Estratto dalla Guida breve Villa Pignatelli, Napoli 2015
L’APPARTAMENTO STORICOMuseo Pignatelli-sala da pranzo

Vestibolo d’ingresso
Vi si accede, attraverso una splendida porta in marmo bianco di Carrara, da un piccolo atrio chiuso da vetri e introdotto da una scalinata esterna in marmo, ai cui estremi sono le due sculture raffiguranti il cosiddetto Cane di Alcibiade, riproduzioni da statue romane, che a loro volta risalgono ad originali ellenistici. Il vestibolo circolare, per il quale il Valente si ispirò alla Rotonda vicentina del Palladio, ha un pavimento a tessere marmoree e conduce alle sale del piano terra e, sulla destra, a uno scalone in marmo che reca agli ambienti del primo piano. Qui si può vedere il busto in marmo di Innocenzo XII Pignatelli (papa dal 1691 al 1700) di Domenico Guidi (1625-1701). Sul vestibolo si affaccia una balconata rotonda, che lascia entrare la luce proveniente da un lucernaio. Costituiscono parte integrante dell’arredo quattro panche in legno rotonde che delimitano le pareti, adornate da riquadri in stucco, entro le quali sono collocate quattro nicchie che accolgono grandi vasi giapponesi del periodo Edo, stile Imari, decorati con fiori ed uccelli e databili alla seconda metà del Settecento. Al centro del pavimento è collocato un Tavolo tondo neoclassico in legno, con marmi policromi e pietre dure.

Salottino impero
A sinistra del vestibolo si accede a una sala di dimensioni ridotte arredata con quattro grandi specchiere e parato in carta con effetto vellutato e decori in oro, di probabile manifattura napoletana. Lungo le pareti quattro vetrine accolgono le fotografie storiche di casa Pignatelli.

Sala da ballo
Nell’ala sinistra del piano terra è situato il grande salone rettangolare aperto a oriente e a settentrione da sei balconi. È decorato con specchiere con cornici in legno intagliato e scolpito a motivi floreali e vegetali di manifattura napoletana del secolo XIX. Gli imponenti lampadari in bronzo dorato e cristalli sono di manifattura francese. Una serliana, di rilevante effetto scenografico, separa il salone da un ambiente di dimensioni più ridotte, la “sala ad uso degli orchestrali”. Lungo le pareti in finto marmo, arredate in origine con una serie di divanetti in stile Luigi XVI, scandite da ventiquattro paraste sormontate da capitelli corinzi, con un lambris sempre in finto marmo, si snoda un fregio con teste sbalzate in bianco su fondo ceruleo. La volta ribassata, decorata a monocromi, riprende il motivo architettonico dalle terme pompeiane e può essere fatta risalire all’intervento dell’architetto Guglielmo Bechi. Sulle sovrapporte, le finestre e la ‘serliana’ che divide in due la sala, riquadri dipinti raffigurano Amorini musicanti. Appartengono alla mano del modesto ornamentista romano Francesco Paliotti, morto nel 1894 e ricordato per la sua attività a Lecce e nel napoletano oltreché per la commissione avuta, insieme ad altri artisti, dal cavalier Romualdo Gentilucci di illustrare temi della Divina commedia in tele di grandi dimensioni. Le opere, di carattere decorativo, delle quali una è firmata, risalgono agli anni Settanta-Ottanta e vanno messe in relazione ai lavori di ammodernamento della casa promossi dai Pignatelli, nuovi proprietari dell’immobile. All’estremità del salone, che in origine aveva un pavimento ligneo di essenze diverse, è da segnalare il pregevole busto in bronzo dorato di Fernando Cortes, avo dei Pignatelli, eseguito nel 1794 da Manuel Tolsà (Enguerra, Valencia, 1757 – Vera Cruz, Messico, 1816). Il busto è quello del conquistador che, partito nel 1519 da Cuba con undici piccole caravelle, cinquecento otto soldati spagnoli e duecento indigeni cubani, piegò il re azteco Montezuma e conquistò il Messico alla corona di Spagna. Il busto e lo stemma di famiglia, montati su una colonna di granito, provengono dalla stele funeraria del monumento eretto nella chiesa dell’Ospedale del Gesù di Città del Messico.
Oltre la serliana, è una sala con pareti pitturate a cera di colore rosa, destinata a sala dell’orchestra, con motivi decorativi in legno dorato, specchiere di manifattura napoletana e lambris in finto marmo. Sulla parete di fondo una grande specchiera separa i due ingressi al Salottino pompeiano.

Salottino pompeiano
In fondo alla Sala da ballo si trova un piccolo gabinetto da toletta di forma semicircolare, il cui apparato decorativo si deve interamente all’architetto fiorentino Guglielmo Bechi (Firenze 1791 – Napoli 1852), segretario dal 1822 dell’Istituto di Belle Arti di Napoli e attivo anche nei palazzi di San Teodoro e Ruffo della Scaletta a Chiaia e nel casino Doria d’Angri a Posillipo. I partiti architettonici e gli elementi stilistici vanno ricondotti a schemi ornamentali propri del IV stile pompeiano (età neroniana) e fanno riferimento a originali scomparsi, ma riprodotti in una incisione dell’architetto francese François Mazois nella pubblicazione Les Ruines de Pompei edita a Parigi nel 1824, sebbene l’eclettismo d’insieme riveli derivazioni da ulteriori fonti pompeiane. Questo gusto decorativo era molto in auge a Napoli tra il terzo e il quinto decennio dell’Ottocento e lo si ritrova nella kaffeehaus nel parco della Villa Floridiana e nell’anticamera di Francesco e Isabella di Borbone nel Palazzo Reale di Capodimonte, di Antonio Niccolini. Le decorazioni, attribuibili a pittori figuristi e ornamentisti collaboratori del Bechi, che provenivano dal Real Istituto di Belle Arti – tra i quali potrebbe esserci stato Gennaro Maldarelli – mostrano un carattere stravagante, quasi liberty e furono eseguite con squillanti colori ad olio applicati su uno strato di stucco steso sul muro, al fine di riproporre una pittura ad encausto. Le pareti, su zoccolature nera, sono ornate con giochi prospettici, quadretti di vedute, amorini e figure femminili. Nell’esedra spiccano i due quadri centrali delle edicole con le scene eseguite su carta incollata sottovetro che illustrano temi dell’epopea antica: Ila rapito dalle Naiadi e Marte e Venere, di mano di Nicola La Volpe e Gennaro Maldarelli, che li interpretano secondo la loro formazione accademica. Ila rapito dalle Naiadi riprende il modello antico scoperto nel Settecento nella cosiddetta “Basilica di Ercolano”, mentre l’originale del tema di Marte e Venere era stato riscoperto a Pompei nel 1820 e considerato dai contemporanei tra le più belle realizzazioni romane. Entrambe le opere, di mano degli stessi artisti, erano state pubblicate come incisioni nei volumi del Real Museo Borbonico. Un cornicione di colore rosso profilato in oro, che presenta volti di Medusa alternati a teste caprine, riprende il motivo di un nastro ornamentale databile al III stile pompeiano. La scelta degli elementi decorativi, che richiamano il tema dell’amore e della musica, rimanda alla destinazione degli ambienti limitrofi a sala della musica e a sala da ballo.

Salotto azzurro
Dalla Sala da ballo si accede al Salotto azzurro, elegante ambiente di rappresentanza che conserva i mobili e gli arredi della famiglia Pignatelli. Le pareti, rivestite di stoffa damascata, accolgono le fotografie autografate dei membri della famiglia reale che frequentavano la villa. Tra esse, in una cornice di legno intagliato e dorato risalta l’immagine della principessa Rosina, ritratta ai primi del Novecento in un elegante abito da sera.
Gli angoli del soffitto e le sovrapporte sono decorati con scene di Feste galanti di imitazione settecentesca e risalenti alla seconda metà dell’Ottocento. Sulla consolle ottocentesca in legno intagliato e dorato sono posti un Orologio e candelabri in bronzo dorato di produzione francese del secolo XIX, mentre sul camino in marmo il grande Orologio con figure allegoriche raffiguranti il Tempo e l’Astronomia, insieme ai due Candelabri sono di manifattura francese di fine Settecento. Il pavimento è in cotto a fasce decorate.

Salotto rosso
È l’unico ambiente che ancora conserva le decorazioni commissionate da Carl Mayer von Rothschild negli anni Cinquanta dell’Ottocento prima all’architetto parigino Claret e poi all’architetto napoletano Gaetano Genovese (1795-1875). A quest’ultimo vanno ricondotti gli stucchi bianchi e oro e le grisailles con inserti d’oro nel soffitto, al cui centro è incassata, in una cornice di stucco, la tela raffigurante l’Allegoria dell’Architettura, databile agli anni 1840-50. Nel dipinto, che unisce a una cultura ancora settecentesca una rilettura accademica del neoclassicismo, un putto regge un foglio sul quale è raffigurata la pianta della villa. La staticità delle figure e l’addolcimento purista delle sembianze denunciano l’appartenenza dell’opera al pittore Francesco Oliva (1807-1861), proveniente dall’Accademia di Belle Arti e membro di una cerchia di artisti impegnati a ornare le residenze nobiliari e reali di Napoli e Caserta. Il pavimento è in cotto dipinto a finti marmi, mentre le pareti sono completamente rivestite da una tappezzeria in damasco rosso che si alterna alle grandi specchiere e agli infissi dorati e intagliati per mano dell’indoratore Giuseppe de Paola. Ai quattro angoli della sala sono collocati Putti reggicandelabri in bronzo dorato di manifattura francese della seconda metà del secolo XIX. I mobili, tutti appartenenti alla famiglia Pignatelli, rimandano a un gusto eclettico e a una rilettura sfarzosa degli stili passati. Su un camino in marmo del secolo XIX spiccano un Orologio e due Candelabri francesi in bronzo dorato del secolo XIX, mentre su un tavolo d’angolo risalta una Ciotola cinese della dinastia Qing della prima metà dell’Ottocento con decorazioni floreali e scene di vita di corte.
Sulle imponenti consolles neobarocche in legno intagliato e dorato si ammirano Candelabri francesi e Vasi cinesi con coperchio dell’Ottocento, decorati con peonie e uccelli. In una vetrina all’ingresso della sala vanno segnalati, insieme ai vari ricordi che testimoniano la vitalità della vita mondana dei Pignatelli – il cui salotto era frequentato dalle più alte personalità dell’aristocrazia dell’epoca – il piccolo busto autoritratto di Leopoldo di Borbone (1813-1860), il principe filosavoia e di idee liberali, e il piccolo disegno di Giacinto Gigante raffigurante Casa Acton a Chiaia. Nelle vetrine che affiancano la porta di accesso al Salotto verde si possono ammirare alcuni oggetti in argento, bronzo, smalto e cristallo che fanno parte della ricca raccolta di arte decorativa – quasi millecinquecento pezzi – donata dalla principessa allo Stato italiano insieme alla villa, affinché ne costituisse la collezione stabile. Tra questi si segnalano animali in argento e in vetro del secolo XIX, ventagli e miniature, pezzi in porcellana e in avorio. Si tratta di oggetti eterogenei e, piuttosto che a uno specifico intento collezionistico, rispondono alle esigenze della famiglia di arredare sontuosamente una dimora patrizia destinata a ricevimenti principeschi.

Veranda neoclassica
In origine il grande parterre aperto sul giardino e proiettato verso il mare costituiva un elemento di raccordo tra gli ambienti interni del piano terra e il parco circostante. La copertura in ferro e vetro aggiunta a fine Ottocento e la creazione di porte finestre ne stravolsero il carattere unitario e il primitivo significato, trasformando lo spazio in una specie di ‘giardino d’inverno’. Deve l’imponente peristilio, di ispirazione neodorica sull’esempio dei templi di Paestum, alla fantasia inventiva dell’architetto Pietro Valente, che ripropose un revival di villa pompeiana e stabiese, attirandosi, per le eccentricità delle soluzioni adottate, dure critiche da parte degli architetti suoi contemporanei. La veranda, chiusa da vetrate tra le colonne, è oggi un ambiente destinato ad accogliere concerti, conferenze, convegni e altre manifestazioni di carattere culturale. Al suo interno sono conservati i due busti marmorei della seconda metà del Settecento di papa Innocenzo XII Pignatelli (papa dal 1691 al 1700) e di papa Clemente XI Albani (papa dal 1700 al 1720); la scultura in marmo del Duca Diego di Monteleone in veste classica di Leonardo Pennino (1765- 1850); la statua della Danzatrice di Carlo Kelly, pseudonimo di Carlo Chelli (1807- 1877) e tre sculture ottocentesche raffiguranti Venere con pomo, Venere che esce dal bagno e Venere con delfino e putti alati.

Salotto verde
Dalla Sala rossa si passa nel Salotto verde, ambiente di raccordo tra la Sala da pranzo e la Biblioteca. L’aspetto è quello di una abitazione tra fine Ottocento e inizi Novecento, con la decorazione del soffitto che riprende le soluzioni adottate nella Sala da ballo e nel Salotto azzurro e il pavimento in cotto decorato che si ricollega a quello della Sala rossa. Tra gli arredi merita una menzione lo Scrittoio con alzata ornato da placche di porcellana di Sèvres di manifattura francese della seconda metà del Settecento, sul quale poggia un prezioso Orologio in bronzo dorato e inserti in porcellana e smalti di manifattura francese dell’Ottocento. Nelle vetrine sono esposte le porcellane che fanno parte dell’ampia raccolta di oggetti d’arte decorativa che la principessa Rosina lasciò in donazione allo Stato e che, nella loro eterogeneità, mostrano l’interesse della famiglia per manufatti raffinati ed eleganti che potessero adornare al meglio le sale di ricevimento. La vasta campionatura si riferisce alle più importanti fabbriche italiane e straniere dei secoli XVIII e XIX. Della Real Fabbrica di Capodimonte (1743-1759) è la Lavandaia, tratta da un dipinto di Chardin; al periodo ferdinandeo risalgono le Dame (1785-1795) in biscuit di gusto neoclassico modellate da Filippo Tagliolini (Real Fabbrica di Napoli 1771-1806); della produzione Poulard Prad (1807-1821) è il sofisticato biscuit con Carolina Murat (1808-1815 ca.), di stretta affinità stilistica con il ritratto della regina sul “carro dell’Aurora”, il dessert da tavola conservato a Capodimonte. La posa neoclassica si rifà alla statua di Letizia Ramolino Bonaparte del Canova, a sua volta derivata dall’originale romano dell’Agrippina seduta conservata nella raccolta Farnese del Museo Archeologico di Napoli. A Raffaele Giovine (attivo 1819-1859) spetta il Servizio da caffè con vedute e scene di genere (1830-1835 ca.). Della fabbrica dei Miotti di Venezia è la Trembleuse della prima metà del secolo XVIII. Sono da ammirare, inoltre, tra le produzioni europee, la manifattura di Meissen – la più ampiamente rappresentata – con il Servizio da caffè con marine (III periodo, 1735-1740 ca.); la manifattura viennese con il Perseo che libera Andromeda (1760-1765 ca.) e il Venditore di salumi; il Cofanetto con necessaire da toletta, decorato a scene pastorali di Staffordshire, Inghilterra di fine secolo XVIII; la Gatta e cucciolo di fine secolo XVIII della manifattura giapponese di Arita.

Sala da pranzo
Di misurata eleganza, lungo le pareti corre una boiserie con stipi sui quali sono esposti Vasi con impugnatura a forma di testa di tacchino (1848 ca.) della produzione Giustiniani (1780 ca.-1890 ca.), il Vaso con veduta del R. Palazzo di Capodimonte, risalente a Francesco Securo, attivo a Napoli dal 1819 al 1827 e una serie di piatti di Raffaele Giovine raffiguranti costumi del Regno e soggetti desunti dalle antichità di Pompei e Ercolano. Della manifattura di Meissen (V periodo, 1774-1814) è il Candelabro con decorazioni a fiori e l’Orologio con la raffigurazione del Tempo (V periodo, seconda metà del Settecento), mentre altri Candelabri in bronzo dorato sono collocati sugli stipi. Sul raffinato pavimento in parquet vi sono grandi Vasi cinesi della fine dell’Ottocento, risalenti alla dinastia Qing. Al centro la tavola è apparecchiata con un Servizio di rappresentanza eseguito intorno al 1830-1840 dalla manifattura Bonneval di Limoges, decorato con differenti figure di uccelli e con il centro tavola costituito da figure in biscuit. I bicchieri di cristallo sono di produzione inglese e portano lo stemma della famiglia Pignatelli.

Biblioteca
La sala, illuminata da due porte finestre aperte sul giardino e da due che si aprono sulla veranda neoclassica, fu utilizzata come “sala da bigliardo” nel periodo degli Acton e come fumoir negli anni dei Pignatelli. Le pareti sono tappezzate da un parato in cuoio, ottenuto con un procedimento di sintesi del cuoio sminuzzato, con oro a pastiglia impresso. La datazione risale al primo decennio del Novecento, quindi è posteriore alle decorazioni sovrastanti che raccordano le pareti al soffitto. Della stessa tappezzeria in cuoio sono le Poltrone e le Sedie, mentre il Tavolo e le Librerie, con fastosi intagli, riprendono stilemi rinascimentali. All’estremità della sala i due Mobili monetieri con intarsi in tartaruga e avorio sono di manifattura napoletana tra Sette e Ottocento. Nelle librerie si trovano volumi di letteratura italiana e francese, classici latini e la serie completa del Real Museo Borbonico, con illustrazioni a stampa delle antichità conservate nel palazzo dei Regi Studi. Tutti i volumi fanno parte del ricco fondo di oltre duemila libri donato dalla principessa allo Stato. Sui mobili e sui tavoli figura una serie preziosa di Vasi di manifattura orientale del diciannovesimo secolo. Sulle pareti vanno segnalate le tre tavole cinquecentesche di Giovan Filippo Criscuolo (1495 ca. – 1570 ca.) raffiguranti la Nascita della Vergine, la Presentazione della Vergine al Tempio e lo Sposalizio della Vergine, databili al 1530 circa, oltre al Ritratto di Maria Carolina di ignoto settecentesco e il Ritratto di giovane donna di Giuseppe De Sanctis (1858-1924). Di certo, però, il manufatto artistico più significativo è l’elegante figura di Narciso di Vincenzo Gemito (Napoli 1852-1929), con la firma e la data 1886 e il marchio Fonderia Gemito. Ispirata a un’opera di epoca ellenistica rinvenuta a Pompei nel 1862, la scultura fu realizzata nella fonderia impiantata dall’artista nel 1883 a Mergellina grazie al sostegno economico del barone belga Oscar Du Mesnil, protettore del maestro. Dedicata al principe Diego Pignatelli, come recita l’iscrizione sulla base a destra, la scultura costituisce l’unica testimonianza di un rapporto diretto tra un artista contemporaneo e un membro della famiglia Pignatelli.
Dal fondo della sala si accede a un salottino ellittico di dimensioni ridotte.

IL PRIMO PIANO
Al piano superiore, dove si trovava l’appartamento privato della principessa, è possibile individuare solo parzialmente la suddivisione originale della struttura architettonica, che ha subito importanti modifiche e nulla resta delle decorazioni ideate da Guglielmo Bechi. Il boudoir, un tempo arredato con mobili in stile impero, conserva i caratteri originali di un salotto tardo-ottocentesco, dove la principessa si intratteneva con gli ospiti e dove ascoltava con pochissimi amici i dischi da lei collezionati, mentre attiguo era un locale di dimensioni ridotte adibito a studiolo, alle cui pareti erano appese numerose fotografie e dove si custodisce parte del patrimonio librario. Accanto vi era la toilette personale del principe Diego, che ancora conserva i due grandi lavabi in marmo e una enorme vasca in marmo di Carrara scolpita con putti e stemmi della casa. Dal lato opposto si trovavano tre camere da letto e un corridoio di disimpegno che conduceva al salotto-sala da pranzo e alla toilette della principessa e degli ospiti.
Le sale del primo piano – oggetto di interventi all’inizio degli anni Sessanta al fine di adattare la villa alle nuove esigenze museali – sono attualmente riservate alla presentazione di mostre periodiche internazionali, a carattere tematico, monografico o collettivo dedicate alla fotografia.
È da qualche anno, infatti, che Villa Pignatelli si connota anche come “Casa della fotografia”, uno spazio aperto e qualificato ad accogliere manifestazioni, eventi, incontri che favoriscano il confronto e il dibattito sui temi della fotografia come espressione culturale, promuovendo la riscoperta di un patrimonio storico ancora poco noto, la conoscenza di autori e tendenze della fotografia contemporanea a livello internazionale, l’approccio alle più moderne tecniche di comunicazione.
Sia la morfologia degli ambienti che la centralità della villa nel contesto della città, nonché il ruolo che essa svolge da anni come centro di aggregazione per manifestazioni di carattere culturale, ne fanno il luogo più adatto per dare carattere di istituzionalità al settore fotografico e recuperare interesse e attenzione per una disciplina al centro di un dibattito di respiro internazionale.

 

 

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