I libri gialli non si raccontano, al più se ne consiglia la lettura, assumendosi la responsabilità del parere nei confronti dei propri lettori. Il peso è ancora maggiore quando ci si trova dinanzi ad un  esordiente, che, peraltro, non fa della scrittura il proprio lavoro. Il ricamo mortale (Tullio Pironti editore, 2016, pagg. 488, Euro 12) è la prima opera letteraria di Patrizio Fiore, medico napoletano e firma nota per i suoi articoli specialistici sulla sanità, che, nella maturità, si è messo in gioco con questo romanzo.
Prima di tutto va detto che è un libro che va letto. Un consiglio questo che potrebbe essere giustificato dalla storia avvincente e ben scritta che, nel suo dipanare, appassiona sempre più il lettore. Però di storie avvincenti e ben scritte ce ne sono tante e ciò non è sufficiente per sostenere la scelta. Il ricamo mortale va letto perché ci mette a contatto con una serie di personaggi che gravitano in un mondo che spesso si conosce superficialmente.  Patrizio Fiore fa svolgere la storia, lo si ripete avvincente, su uno scenario dove chi legge apprende qualcosa di diverso sul mondo della sanità e del giornalismo, vecchia passione dell’autore, medico soddifatto, ma giornalista a tempo pieno mancato, con lo sfondo una Napoli, descritta senza luoghi comuni e localismi, che incuriosisce il cittadino partenopeo, ma anche il forestiero.
Alla fine del libro resta non solo il piacere per la storia ben costruita, ma anche la curiosità per i “mondi” che Fiore fa intravedere con una sottile connessione tra fantasia e realtà, dove la prima è frutto dell’abilita’ narrativa, ma la seconda nasce dall’esperienza di vita e, soprattutto, dall’attenzione posta ad argomenti che la cronaca ci sottopone ed ai quali non riteniamo porre la dovuta attenzione.
Il ricamo mortale diviene occasione di riflessione che prescinde dal racconto e che da sola giustifica la lettura.

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