Un evento straordinario a chiusura di un mese napoletano eccezionale: dopo trecento anni nella Basilica del Santuario del Carmine a Napoli il 30 dicembre alle ore 20.30 verrà eseguita la ricostruzione storica dell’antica celebrazione dello svelamento del Crocefisso. Un rituale di tradizione antichissima riguardante il Cristo Miracolo conservato all’interno della Basilica più amata dai napoletani.

Sarà eseguito per la prima volta in era moderna, il “Mottetto pastorale in lode del Santissimo Crocifisso del Carmine di Gaetano Veneziano” (1656-1716), una partitura musicale composta proprio per il Cristo, oggi conservata presso la Biblioteca Oratoriana dei Gerolamini ed eseguita per l’occasione con  strumenti originali dell’epoca. Verrà eseguito a nove voci, nove voci, violini, tromba, due cornetti e due flauti per commemorare il trecentenario della morte dell’autore. Utilizzati strumenti antichi e con la partecipazione di musicisti e cantanti provenienti da tutta Italia e dall’estero. Le esecuzioni musicali saranno eseguite negli stessi luoghi che videro la loro produzione. Oltre alla esecuzione musicale del Mottetto, si terrà la ricostruzione del Cerimoniale Liturgico in costumi d’epoca.

L’evento è patrocinato dal Comune di Napoli, dal Teatro di San Carlo e dall’Istituto Banco di Napoli – Fondazione, e realizzato dai “I Figlioli di Santa Maria di Loreto” con la collaborazione della Fondazione Pietà de’ Turchini, NarteA, e con tante associazioni del territorio. Per il concerto è previsto l’ingresso gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili.

La partitura del Moletto fu composta per rendere omaggio al Cristo miracoloso, legato alla lotta, nel quindicesimo secolo, tra gli Angioini e gli Aragonesi, per il dominio di Napoli. Regnava Renato d’Angiò, che aveva collocato le sue artiglierie sul campanile del Carmine, trasformandolo in vera fortezza, quando Alfonso V d’Aragona assediò la città, ponendo l’accampamento sulle rive del Sebeto, nelle vicinanze dell’attuale Borgo Loreto. Il 17 ottobre 1439, l’infante Pietro di Castiglia fece dar fuoco a una grossa bombarda detta la Messinese, la cui voluminosa palla, ancora conservata nella cripta della chiesa, sfondò l’abside e si diresse verso il capo del crocifisso che, per evitare il colpo, secondo la leggenda chinò la testa, senza subire alcun danno. Il giorno seguente, mentre l’infante Pietro dava di nuovo ordine di azionare la Messinese, un colpo partito dal campanile, dalla bombarda chiamata la Pazza, gli troncò il capo. Re Alfonso tolse allora l’assedio, ma quando, ritornato all’assalto nel 1442, il 2 giugno entrò trionfalmente in città, il suo primo pensiero fu di recarsi al Carmine per venerare il crocifisso e, per riparare l’atto insano del defunto fratello, fece costruire un sontuoso tabernacolo. Questo però, compiuto dopo la morte del Re, accolse la miracolosa immagine il 26 dicembre del 1459. Da allora, l’immagine viene svelata il 26 dicembre di ogni anno e resta visibile al gran concorso di fedeli per otto giorni, fino al 2 gennaio. Usanza voleva che, il 26 dicembre di ogni anno, le massime autorità della città andassero a prostrarsi per rendere omaggio al Crocifisso miracoloso. E il popolo fedele del Regno di Napoli, accompagnato dal suono delle Campane di tutte le chiese e dai colpi di cannone sparati dalle fortezze, rendeva omaggio al Crocifisso nella Basilica del Carmine Maggiore.

Finalmente un manifestazione che riporta in auge un evento perpetuato nei secoli e di cui si era persa traccia; un evento che mira al recupero della fede e della tradizione religiosa e popolare, dando luce alla conoscenza di quei rituali e cerimonie che arricchivano e rendevano sempre più unica la Napoli del Seicento.

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